Voto: 
6.0 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Indie Recordings/Audioglobe
Anno: 
2008
Line-Up: 

- Obsidian Claw (A.O Gronbech) - chitarra, synth
- Thebon (Torbjørn Schei) - voce
- Wizziac - basso
- Vyl (Vegard Larsen) - batteria

Tracklist: 

1. Origin (02:28)
2. A New Empire’s Birth (05:50)
3. Against The Gods (08:46)
4. The Rising Sun (07:27)
5. Warmonger (05:20)
6. Escape The Union (07:49)
7. The Mark Of Power (04:55)
8. Kolossus (07:15)
9. Ascendant (04:31)

Keep of Kalessin

Kolossus

"Black Metal e Norvegia" sembra un ottimo biglietto da visita per qualsiasi formazione che cerca di affacciarsi sul mercato estremo internazionale: sfruttando questo binomio storicamente vincente, i Keep Of Kalessin, formatisi negli anni d’oro del genere, dal 1997 cercano di unire l’epicità tipica dei lavori scandinavi ad un approccio più misterioso, carico di componenti proprie di altri stili musicali.
Dopo aver completato il terzo capitolo Armada nel 2006, la band originaria di Trondheim è riuscita positivamente ad emergere arrivando a strappare una co-pubblicazione del nuovo episodio discografico, Kolossus, alla tedesca Nuclear Blast. Sebbene non appare molto evidente l’evoluzione sonora rispetto ai predecessori, Kolossus è un album parecchio compatto, che potrà destare l’attenzione degli amanti del Black anni Novanta, svedese in primis.

Innumerevoli sono infatti gli elementi che accomunano Kolossus con la tradizione dei defunti Dissection, dalle cavalcate impetuose fino alle aperture timbriche maestose e colossali, dagli intermezzi delicati ed oscuri alla voce sporca tagliente e penetrante.
La domanda che comunque sorge spontanea accostandosi al nuovo lavoro dei Keep Of Kalessin riguarda il senso di proporre nell’attuale panorama metal composizioni che avevano già trovato pieno spazio più di quindici anni fa.
Tracce come A New Empire’s Birth sono sì ben strutturate nel loro andamento ritmato e sostenuto, ricco di influenze dai lidi del Death e del Thrash, ma la qualità non raggiunge i fasti del passato della band e del genere.
Quando la formazione cerca di discostarsi dagli stilemi propri del Black Metal si giunge ad un maggiore equilibrio, che ricorda certe atmosfere dei lavori più sperimentali dei Nocte Obducta, ma tali passaggi eleganti sono rarissimi rispetto alle canoniche sferzate portate all’eccesso.
La title-track appare come la canzone più convincente nel suo alone spettrale, che alterna momenti funerei ad altri più epici e corali, dotati di un ritmo insostenibile.

In definitiva un disco colmo di alti e bassi questo Kolossus, che va a privilegiare la struttura interna rispetto alla qualità dei brani presentati; i Keep Of Kalessin di A.O. Gronbech non coinvolgono soprattutto nell’apporto vocale, che non si colloca efficacemente accanto al tessuto sonoro già più evoluto: viene quindi vanificata l’abilità tecnica del quartetto di Trondheim, che ha perso lo smalto del primo valido Through Times Of War e che non lascia il segno con le sue soluzioni banali ed insapori.

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