Voto: 
6.1 / 10
Autore: 
Marcello Zinno
Genere: 
Etichetta: 
Gatti Promotion
Anno: 
2008
Line-Up: 

- Ivan Rave - voce
- Nick Savio - chitarra
- Simon Scar - tastiera
- Max Cassol - basso
- Fabio Perini - batteria


Tracklist: 

:
1. Easy Road
2. Burnt Desire
3. Coming Back
4. Breathless
5. Pretender
6. Waiting
7. Final Contest
8. Senses Roam
9. Lonely Dreamer
10. Illusion Around
11. Dark

Hallow Haze

The Hanged Man

Band non del tutto esordiente quella degli Hallow Haze pur essendo solo alla seconda prova studio. I Nostri infatti, dopo la luce nel 2003, sono stati protagonisti di svariati cambi di line-up che hanno rallentato ma per nulla interrotto l’esperienza; ad oggi è il chitarrista Nick Savio che regge il nome Hallow Haze e che intende continuare a promuovere questa nuova formula musicale che si tinge dietro il moniker della band.
Il combo italianissimo risulta fortemente legato ad un trademark fatto di heavy metal dalle tinte progressive sovrastate da un alone dark che si nasconde dietro le personalità dei quattro musicisti. E appunto nella cornice di questo sound heavy/dark si incastona The Hanged Man, album che a primo giudizio risulta davvero ben fatto, curato nei dettagli realizzativi e forte di una produzione attenta. È solo con l’ascolto intensivo che si denota un accentramento della chitarra nella sonorità della band che insieme alle reali doti produttive riescono a porre a margine una relativa mancanza di contenuti quantomeno differenzianti rispetto alla proposta internazionale.

I primi secondi dell’album ci ricordano vagamente il sound dei Vision Divine ma basta cedere qualche minuto alla pazienza per aprire gli occhi (orecchie) ed inquadrare i nostri Hallow Haze: l’heavy è irruente anche se le strutture semplificate ed i tempi lenti rendono poco e l’impressione della poca caratterizzazione viene a galla. Coming Back (molto in stile Vanden Plas) prende leggermente le distanze dalle prime due tracce cercando vie alternative localizzandole in tempi diversi prima, riffing più serrati poi nonché effetti appiccicati su arpeggi improvvisi ed il tutto riesce a non disorientare l’ascoltatore. Stessa cattiveria presente in Breathless, ancora più oscura ma cadenzata come il sound degli Hallow Haze ci ha abituati, il film però cambia con la tiratissima Pretender che anche se un po’ troppo annacquata rispetto ai suoi veri contenuti regge su dei riff più veloci e per questo più a loro agio nel contesto.
Pulitissima Waiting, rappresenta l’esaltazione della cura usata nei particolari della produzione, con degli istanti paragonabili ad una vera colonna sonora pur priva di caratteri innovativi. Tale mancanza si avverte anche in Senses Roam il cui inizio presagisce l’avvento di una ballad che però poi si perde su classici stilemi già ascoltati in passato. Si risale solo con Illusion Around che mantiene uno stato d’animo coerente tra i vari passaggi e pur riprendendo qualcosa dei pezzi centrali dell’album riesce comunque ad essere godibile.

Insomma nulla di eccentrico quanto stravolgente. La line-up della band risulta ancora in fase di assestamento e ciò probabilmente ha condizionato la resa dell’album, lasciando a Nick l’intera responsabilità creativa. A nostro parere la band, pur disponendo di ottime doti tecniche e tecnologiche, ha bisogno di nuove idee per fuoriuscire dai canoni che si sono costruiti ed in un certo qual senso (auto)imposti.

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