Voto: 
6.0 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Genere: 
Etichetta: 
Supernal Music
Anno: 
2007
Line-Up: 

- Roman Saenko – Chitarra e Basso
- Thurios – Voce e Tastiere
- Amorth – Batteria


Tracklist: 


1. Solitary Endless Path [10:54]
2. Skies at Our Feet [10:42]
3. Where Horizons End [10:52]
4. Only the Wind Remembers My Name [03:58]

Drudkh

Estrangement

E’ fisiologico il non riuscire a ripetersi costantemente su livelli d’eccellenza se si pubblicano cosnvulsamente dischi a ritmi frenetici: gli ucraini Drudkh non fanno eccezione e, giunti in un solo lustro al quinto disco (cui si aggiungono il mediocre EP “Anti-Urban” e l’anomalo esperimento totalmente acustico “Songs of Grief and Solitude”), si trovano costretti a cedere la posizione di prestigio e leadership nel panorama Black Metal che l’oramai celebre “Blood in Our Wells” aveva fatto loro conquistare l’anno passato. Il nuovissimo “Estrangement”, pubblicato nella tarda estate 2007 e presentato da una copertina stranamente anonima, non è infatti destinato a ricevere le stesse tonanti ovazioni d’assenso da parte della critica specializzata che salutarono l’uscita di “Blood in Our Wells”, poiché risulta essere null’altro che un episodio minore nell’ambito della già nutrita discografia di Saenko e soci, un disco di qualità non particolarmente esaltante, che potrà essere apprezzato solo da chi segue da tempo e con passione la band slava.

Allontanatisi dal feeling cinematografico, storico e descrittivo di “Blood in Our Wells”, in “Estrangement” i Drudkh propongono una specie di viaggio personale in quattro movimenti, ciascuno approssimativamente mostrante un determinato momento di una storia fatta di ricerca individuale, conquista, sconfitta e morte. Per quanto riguarda il lato musicale, l’era d’orgiastica abbondanza e varietà è rapidamente tramontata, e i Drudkh dell’anno 2007 optano per un approccio assai più scarno e minimalista rispetto agli eclettici scenari affrontati l’anno scorso: persi per strada intermezzi acustici, interludi Folk e spezzoni Ambient colmi di samples, “Estrangement” torna alle radici e va a ripescare l’asciutto Black del debut “Forgotten Legends”, limitandosi ad intervenire su quello stile solo in dettagli di contorno; l’innalzamento della velocità media aggiunge nuove soluzioni alla gamma espressiva dei Drudkh (come dimostra il furioso, velocissimo finale di “Skies at Our Feet”), ma mette anche a nudo un certo imbarazzo tecnico da parte della band: il batterista è piuttosto monotono alle alte velocità e il rullante ha un suono irritante (può servire da esempio la sezione iniziale di “Where Horizons End”). Seguendo il trend di “Anti-Urban”, le tastiere risultano sempre più emarginate, il basso sussulta con più personalità del solito e gli assoli di chitarra hanno sufficiente spazio, mentre la prestazione vocale è priva tanto d’infamia quanto di lodi: tirando un bilancio conclusivo, ad ogni modo, si nota come scarseggino le novità e abbondino le defezioni, nel nuovo (ammesso che un ritorno al passato possa considerarsi un rinnovamento) stile musicale di Thurios e Roman.

Ciononostante, i Drudkh hanno sempre avuto (e continuano ad avere) un notevolissimo talento nel saper disegnare melodie ed atmosfere assolutamente evocative, e sono molteplici i momenti in cui “Estrangement” leva fieramente il capo con attimi di pura ispirazione, restituendo spolvero ad un disco frequentemente reso opaco dagl’impietosi confronti col passato: il riffing mostra diversi guizzi convincenti, riuscendo a strappare sospiri ed ispirare fantasie, com’è giusto aspettarsi da un disco di una band così abile nel creare ambientazioni suggestive pur partendo da situazioni musicali che fanno della ripetitività e di un rituale, ossessivo minimalismo le proprie carte vincenti. I tre brani principali, alla cui rimarchevole lunghezza non corrisponde però eguale varietà, sono piuttosto altalenanti e nessuno fra loro si fa notare particolarmente né nel bene, né nel male, essendo stati omogeneamente alternati lungo tutto l’arco del disco momenti di stanca con altri più incisivi.
In generale dunque, nonostante in bocca rimanga il sapore glorioso e triste dell’outro “Only the Wind Remembers My Name”, il giudizio su “Estrangement” si assesta su livelli solamente discreti, poiché pur essendo, questo, un disco di buon valore e carisma nell’ambito della sterminata e non sempre brillante scena Black, bisogna tenere conto di quanto il trio ucraino abbia dimostrato di saper fare nel passato, anche recente – alla luce di un “Autumn Aurora” o di un “Forgotten Legends”, il nuovo disco del trio est-europeo appare poco più che una forzatura inutile e di maniera, con ben poco da aggiungere ad una storia che è già quasi leggenda.

Sarebbe il caso di invocare più calma e meno frenesia nel processo di composizione e pubblicazione, ma gli ultimissimi rumori di corridoio riportano dell’esistenza di un nuovo disco già registrato, pronto prima ancora che “Estrangement” raggiunga effettivamente il mercato. Sperando che questa bulimia non danneggi ulteriormente l’ispirazione di una delle migliori firme del Black Metal moderno, non resta che dare appuntamento a Saenko e Thurios al prossimo disco, portandoci appresso il sincero desiderio di tornare a sentirli esprimersi ai massimi livelli.


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