Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Jacopo Prada
Genere: 
Etichetta: 
Dragonheart/Audioglobe
Anno: 
2004
Line-Up: 

- Enrico Paoli - chitarra
- Riccardo Paoli - basso
- Morby - voce
- Riccardo Iacono - tastiere
- Stefano Bonini - batteria


Tracklist: 

1. Overture Mortale (01:09)
2. Battle Gods (04:58)
3. Arioch, The Chaos Star (05:06)
4. The Aquilonia Suite (11:01)
5. The Prince In The Scarlet Robe (06:53)
6. Icarus Ascending (06:29)
7. The Song Of The Swords (05:41)
8. The Sun Of The New Season (08:41)
9. True Believer (05:58)
10. The Forest Of Light (03:28)

Domine

Emperor Of The Black Runes

I paragoni ci sono sempre, fanno parte della vita di ogni persona. Naturalmente in ambito musicale questi acquistano un valore importantissimo. Non sempre però sono azzardati ed il più delle volte tendono ad esaltare, magari ingiustamente, un gruppo rispetto ad un altro. Quando uscì il primo album dei Domine, nel 1997, la band italica fu messa in secondo piano rispetto ad un altro importante gruppo, che nello stesso anno faceva uscire il proprio deubutto,i Rhapsody. Difficile astenersi dal paragonare le due band ma il sound proposto dalla prima si discosta, abbastanza evidentemente, dalla proposta sonora della seconda. La musica dei Domine è molto più Heavy, più dura, più epica rispetto al semplice Power Metal, stracolmo di orchestrazioni, dei Rhapsody. Inoltre, nel complesso capitato dal carismatico chitarrista Luca Turilli, le tastiere giocano un ruolo fondamentale al contrario di quanto accade nei Domine, dove esse fungono solo da contorno. La prima testimonianza musicale del gruppo toscano risale al 1986, quando autoproducono un demo omonimo. Dopo altri tre demo ed altrettanti album la band si presenta, nel 2004, con questo Emperor Of The Black Runes.

Il disco è abbastanza lungo: poco più di un’ora di buon metallo epico. Sicuramente per apprezzare appieno il quarto album dei Domine è necessario più di un ascolto. Il lavoro si apre con una traccia strumentale. Si tratta di Overture Mortale, molto imponente e solenne, che introduce la prima vera canzone del lotto: Battle Gods. Il brano in questione si apre con un riff di chitarra veramente aggressivo e viene accompagnato, dopo pochi secondi, da una doppia cassa dal ritmo sfrenato. La canzone prosegue poi tra strofe orchestrate intelligentemente, un ritornello sicuramente trascinante ed un assolo molto tecnico. Anche Arioch, The Chaos Star inizia con un riff del buon vecchio Enrico Paoli, la mente del complesso toscano, a cui segue poi un lungo acuto di Morby e la batteria, che detta a sua volta un ritmo forzato. Poi però quest’ultimo cambia, diventando meno tirato ma più incalzante. Da vero esperto in materia, Riccardo Iacono utilizza le tastiere in modo molto perspicace, riuscendo a rendere più completa la canzone. La traccia successiva, The Aquilonia Suite, è sicuramente la più complessa e maestosa di Emperor Of The Black Runes. Essa rappresenta un autentico capolavoro, nettamente superiore per qualità, ma anche quantità, al resto dell’album. In più di undici minuti i Domine trattano di temi basati sulle vicende del noto film Conan Il Barbaro. Il pezzo è suddiviso in sei movimenti, nei quali l’anima epica del disco raggiunge il suo culmine. Nella successiva The Prince In The Scarlet Robe le tastiere, usate anche come organo, hanno un ruolo da protagonista, almeno nella parte iniziale del brano. Questo continua poi in modo molto trascinante, soprattutto grazie ad un Morby molto ispirato. La strabiliante prestazione vocale del singer italiano è, senza minima ombra di dubbio, un punto a favore dell’album e del gruppo.

Icarus Ascending si apre con una chitarra acustica molto evocativa e quando Morby inizia a cantare questa impressione si va a rafforzare enormemente. Sembra di sentire le parole uscire proprio dall’ugola di Icaro stesso. Il testo parla di lui, del suo sogno e delle sue paure. Le liriche hanno oltretutto anche una morale: le ali di Icaro potranno anche bruciare ma il suo animo volerà in eterno. Un spada affilata introduce l’ascoltatore alla canzone seguente: si tratta di The Song Of The Swords, le cui sonorità ricordano assai i primi lavori del gruppo fiorentino. Il brano è più duro, meno melodico rispetto agli altri ma risulta in ogni caso piacevole. Molto lunga è invece la successiva The Sun Of The New Season, che viene introdotta da una breve narrazione ad opera di una voce femminile. In questa track, molto oscura e misteriosa, si può ascoltare l’ottimo duetto tra Morby e Leanan Sidhe, cantante dei Beholder, giovane band milanese. La canzone è dotata di un ritmo incalzante e molto epico. Le due voci si intrecciano, quasi romanticamente, in modo sublime. True Believer è un vero e proprio anthem. Diretto, tirato, trascinante e l’interpretazione di Morby lo rende ancora più travolgente. Le tastiere completano, a modo loro, questa miscela esplosiva. A chiudere l’album si trova The Forest Of Light, breve canzone acustica di stampo medioevale. Non è una di quelle ballate indimenticabili e romantiche ma è comunque apprezzabile.

Termina quindi Emperor Of The Black Runes, ultimo lavoro di un gruppo fin troppo sottovalutato. La stampa difficilmente tratterà dei Domine in futuro, se si escludono possibili capolavori sconvolgenti, ma ciò non vuol dire che il complesso sia privo di tecnica e di idee. Un ascolto di questo disco non farebbe male a nessuno: non è niente di speciale ma non è nemmeno da buttare via all’istante. Esiste anche una versione speciale, uscita solo in Giappone, di Emperor Of The Black Runes contenente una bonus track. I collezionisti sono stati avvisati, per tutti gli altri basterà la buon vecchia versione base.

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