Voto: 
6.5 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Etichetta: 
HevyDevy
Anno: 
2009
Line-Up: 

- Devin Townsend - Voce, Chitarra, Tastiere, Musiche, Produzione
Guests:
- Anneke van Giersbergen - Voce
- Ryan Van Poederooyen – Batteria
- Brian Waddell – Basso
- Mark Cimino – Chitarra

Tracklist: 

1. Addicted!
2. Universe in a Ball!
3. Bend It Like Bender!
4. Supercrush!
5. Hyperdrive!
6. Resolve!
7. In-Ah!
8. The Way Home!
9. Numbered!
10. Awake!

Devin Townsend Project

Addicted

Il tempo di ritrovarsi e rimettersi apposto ed ecco che Devin Townsend si lascia nuovamente avvolgere dalla sua immancabile indole mutante, cambiando vesti e spirito a soli sei mesi di distanza dal controverso, affascinante Ki che ce lo aveva mostrato in una forma tanto inattesa quanto smagliante.
Addicted (uscito a Novembre 2009 sempre sotto la sua personale etichetta HevyDevy) in quanto a mutamenti e trasformazioni non è da meno e, per l'ennesima volta, ci presenta un artista diverso e profondamente cambiato nelle forme, nello stile, nei contenuti, in tutto. Sei mesi sono abbastanza per dimenticare le atmosfere sotterranee di Ki e per abbracciare un nuovo mondo fatto di colori sgargianti e suoni spaziali: questo è ciò che è galleggiato nella testa di Townsend ed è ciò che lo ha spinto ancora una volta a battere, con passo saggio e felino, strade e percorsi musicali sconosciuti.
Sconosciuti perchè - seppur senza creare abissali distanze stilistiche com'è invece accaduto con il precedente album - continuano a metterci di fronte un artista camaleontico e in perenne stato evolutivo, letteralmente impossibile da fermare.

Forse in molti ringrazieranno proprio il fatto che Townsend non si sia fermato, evitando di rimanere vincolato all'alienante atmosfera di Ki e ad un universo compositivo ricercato e insolito, a cui il bizzarro genio d'oltreoceano ha ben pensato di sostituire immediatamente uno sfavillante immaginario di razzi strumentali in salsa prog, interpretazioni simil-liriche, barocchismi a non finire e sapori pop retrò convertiti in una vera e propria propaganda metal iper-moderna.
Il cambio, di conseguenza, è ancora una volta radicale e lascia inizialmente interdetti di fronte al suo manifestarsi che più immediato non si può: laddove Ki usufruiva infatti di un'intro sommessa e rilassata per svelare lentamente il proprio cuore, Addicted parte in quarta (l'omonima Addicted!) con un'accattivante cerimonia di distorsioni, pennate al vetriolo e di un mood sfacciatamente sinfonico, principalmente derivante dalla convincente prova dell'ospite d'onore Anneke van Giersbergen (ex singer dei Gathering e mente del progetto Agua de Annique).

Ed è proprio la musa olandese a segnare profondamente e a trascinare alcuni dei brani migliori del lotto, fornendo una prova intensa ogni qual volta la sua voce è chiamata a sovrastare liricamente le scintillanti costruzioni strumentali a cavallo tra prog, heavy metal e pop di Townsend. Brani emozionanti come Supercrush! e Hyperdrive! (rielaborazione dell'omonima traccia di Ziltoid) risentono di questa impostazione in cui le patinate superfici metalliche del canadese fanno da perfetto trampolino di lancio per la voce elegante e gli ampi archi melodici di Anneke van Giersbergen; ma non sempre il risultato è convincente e in molti casi il buon Townsend (è un difetto che spesso colpisce principalmente i geni visionari come lui) rischia di smarrire potenza espressiva e verve melodica in uno stile fin troppo pacchiano, manierista e volutamente barocco (Numbered!). Senza dubbio si tratta di una svolta che di Townsend mette prima di tutto in risalto il devastante risveglio emozionale, proprio come quei punti esclamativi posti alla fine di ogni brano che quasi vanno a simboleggiare lo spirito più attivo e scalmanato dell'artista, lontano anni luce dalle ombre e dal tono inquieto del precedente gioiello Ki, pubblicato a soli sei mesi di distanza.
Addicted, com'è facilmente percepibile sin dai suoi primi respiri, è un disco quasi 'lirico' per la forza che sprigiona (la splendida The Way Home! nel cui finale Townsend si lascia proprio andare ad un vocalismo rombante e declamatorio), un lavoro estremamente arioso e caratterizzato da imponenti aperture atmosferiche (Resolve!), ma che in qualche caso finisce per soffocare sotto la morsa di un luccicante manierismo produttivo (lo stralunato e ballabile disco metal - da alcuni addirittura definito Abba metal - di Bend It Like Bender!) o semplicemente sotto i colpi di un'ispirazione melodica a volte nauseante o troppo banale (Universe in a Ball!, la mielosa ballad In-Ah!).

E' così che Addicted si oppone al fascino ombroso di Ki, capovolgendone stile e atmosfera e smarrendone in un solo colpo le sognanti peculiarità e la più criptica bellezza. In poche parole, l'ultimo nato in casa Townsend renderà felice chi bramava un suo ritorno al metal senza troppi fronzoli e finirà inevitabilmente per deludere chi aveva incominciato ad innamorarsi dell'oscurità di Ki. Addicted rimane in ogni caso un lavoro splendidamente prodotto, in certi casi ancora in grado di conservare ed esprimere il genio visionario di Townsend, sebbene in uno stile eccessivamente pacchiano e ballabile (e in questo non poco ricorda gli ultimi Pain di Peter Tägtgren). Chissà cosa aspettarsi più dal pazzo canadese: a Deconstruction e Ghost (Maggio 2010) non manca poi così tanto..


NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente