Voto: 
7.6 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Genere: 
Etichetta: 
L.A.Y.L.A.H. (LP)/ Durtro (CD)
Anno: 
1984
Line-Up: 


- David Tibet
- John Murphy
- Steven Stapleton
- Nick Rogers
- Diana Rogerson
- Iggi
- Isidore Ducasse
- Tathata Wallis
- Steve Ignorant

Tracklist: 


1. Christus Christus (The Shells Have Cracked) (3:03)
2. Falling Back In Fields Of Rape (14:40)
3. From Broken Cross, Locusts (6:04)
4. Raio No Terrasu (Jesus Wept) (13:56)
5. St. Peters Keys All Bloody (2:20)
6. Dogs Blood Rising (4:58)

Current 93

Dogs Blood Rising

Current 93 a metà anni ’80 era un progetto in preda alla pazzia, alla sperimentazione ed alla ricerca di soluzioni estreme, capaci di convogliare un feeling spirituale ed esoterico attraverso un Industrial apocalittico, spaventevole, terrorizzante; precisare quanto Tibet e Stapleton fossero abili nel raggiungere i loro scopi è cosa assolutamente superflua, se preceduta dall’ascolto di una delle nenie demoniache prodotte in questo periodo dall’ensemble britannico. E’ infatti il diretto ascolto di dischi come “Nature Unveiled”, “Dogs Blood Rising” o “In Menstrual Night” a esemplificare al meglio quanto le deviazioni musicali della Novantatreesima Corrente di quell’era fossero clamorosamente ispirate: per alcuni die-hard fans, addirittura, esse rimangono ineguagliate ed insuperate perfino dallo stesso Tibet, che di lì a un lustro modificherà la propria direzione sonora per andare a creare quel sound che sarà definito “folk apocalittico”.

“Dogs Blood Rising” è pubblicato nella sua prima edizione, in vinile, nello stesso anno del precedente “Nature Unveiled” , il 1984, e parte dagli stessi presupposti di quel disco: il tetro gargoyle che osserva la città di Parigi dalla copertina del cd è un monito palese, e ci avverte che quanto troveremo fra i solchi di “Dogs Blood Rising” è derivato dalle stesse invocazioni rituali, dalle stesse visioni deformi, dalle stesse morbose perversioni; rispetto al disco precedente, però, Tibet e Stapleton apportano alcune piccole variazioni stilistiche.
In primis, a differenza dei due monoliti da venti minuti del disco precedente abbiamo lotti di minor durata (ma nonostante questo troviamo lo stesso ben due brani che vanno a sfiorare il quarto d’ora): questo causa, in generale, un impatto più morbido del disco, che si rivela meno prepotente e possente, ma più subdolo e rarefatto del predecessore - la ricerca sonora di Stapleton si sofferma in modo minore sulle abrasioni industriali per dedicarsi con maggiore attenzione all’elaborazione dei suoni vocali: “Dogs Blood Rising” è un disco dalla varietà canora impressionante, e la voce di Tibet, già ‘mistica’ di suo, viene martoriata con ogni effetto possibile ed immaginabile, e resa ancora più teatralmente efficace.

Abbiamo un assaggio di queste sperimentazioni sui cori della prima traccia, l’ancestrale “Christus Christus”, con le sue invocazioni ossessionanti e ripetute eternamente; ma le tecniche di David e Steven raggiungono l’apice nella nerissima “Falling Back in Fields of Rape”, scandita dai battiti delle percussioni di Murphy e circondata da musica spaziale e horrorifica: ma è la voce ad essere protagonista. Dopo esser passati per le mani di Stapleton, divengono veri e propri strumenti i cori femminili, le suggestioni gregoriane, le declamazioni di qualche sacerdote, i loop colmi di follia, per non parlare delle filastrocche cantate da una tenera voce di bambina, inquietante nella sua tranquillità: viene un groppo in gola ad immaginare una realtà simile, con Stapleton a creare una musica maledetta sulle parole della giovinetta – figure dannate si affacceranno di lì a poco, con le loro voci deformate e spaventose, a distruggere ogni forma rimasta di speranza e sanità mentale.
Altrettanto claustrofobica la seguente “From Broken Cross, Locusts”, in cui il rantolo “...antichrist...” ricorre continuamente, ossessivo, incontrollabile: i sonagli da sciamano danno una dimensione più intima e terrena al disco, peraltro riportato su coordinate da apocalisse infernale dalla seguente “Raio No Terrasu”, apice del disco e manifesto del primo periodo di Current 93. Merita citazione anche la quinta “St. Peters Keys All Bloody”, brano parlato dal grande fascino Dark, sul cui sfondo scorre. seminascosta, la versione di Simon & Garfunkel di un grande classico della tradizione popolare inglese, vale a dire "Scarborough Fair".

Figure mostruose e spettri dei secoli passati, orrori umani e pericoli sovrumani, contrasti stridenti e taciti consensi: “Dogs Blood Rising” raccoglie un campionario di momenti di grande fascino, adatti ai momenti in cui si ricerca un sound volutamente terrificante ed inquietante; su queste coordinate stilistiche pochi altri generi (e poche altre band) possono offrire tanta classe e tanta maestria nella costruzione di ‘paesaggi sonori’, raramente così ben realizzati .
Le raccomandazioni finali sono simili a quelle fatte per il masterpiece “Nature Unveiled”: non è il caso di farsi sfuggire questo parto maledetto, se si è fans dell’Industrial più estremo ed atmosferico, in quanto “Dogs Blood Rising” è colmo di scene da brivido e di ambientazioni suggestive e tenebrose; per lo stesso motivo non è il caso di iniziare con questa coppia di dischi l’ascolto del progetto di Tibet: i primi cinque anni di vita della Corrente sono tanto meravigliosi quanto inaccessibili ad orecchie non abituate, e si consiglia pertanto di fare proprie queste perle oscure solo dopo aver reperito la discografia successiva del gruppo o essersi ‘fatti le ossa’ in campo Ambient/Industrial.

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