Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Etichetta: 
Pulverised Records
Anno: 
2010
Line-Up: 

- Erik Tormentor Sahlström – vocals
- TG - guitar
- Urban Skytt - guitar
- Henrik Doltz Nilsson - bass
- Yasin Hillborg – drums
 

Tracklist: 



1. Born Again Satanist 03:27 
2. Kiss The Goat 03:49 
3. Hellish Sacrifice 07:04 
4. Majestical/Sadistical 02:34 
5. Witch Hammer 04:35 
6. Thessalonian Death Cult 05:28 
7. A.W.W.S/ ..Of Hell 04:31 
8. Hail Satan 04:55 
9. The Fetching 05:12 

Crucifyre

Infernal Earthly Divine

Il revival metal anni 80 sembra non volersi esaurire e sicuramente in tempi recenti esso a raggiunto i picchi massimi di visibilità. Una sorta di seconda giovinezza per tante band che vogliono lanciarsi nell’avventura di riproporre un genere quasi dimenticato, cancellato da una dose eccessiva di tecnica che azzerò il “calore” di un sound rozzo ma anche vero e spontaneo. Tra gli ultimi arrivati, i Crucifyre da Stoccolma fanno il loro debutto ufficiale sulla scena con questo violentissimo Infernal Earthly Divine, concentrato di deaththrashblack di indiscusso impatto.

Nessuna volontà di mediazione, nessun virtuosismo per un prodotto che punta al nocciolo della questione con nove tracce che rimandano agli albori del genere: Venom, Slayer, Sarcòfago, Entombed, Order from Chaos ed i più recenti Desaster i primi nomi che mi vengono in mente per questa creatura infernale creata dal singer Erik Tormentor Sahlström, già militante in band quali General Surgery e Maze of Torment.

Analizzando nello specifico le canzoni, Born Again Satanist ci dà il benvenuto attraverso una dose massiccia di up-tempo ad accompagnare un riffing diretto, in tremolo principalmente, mentre la registrazione rimanda inevitabilmente al passato con un sound impastato, maligno. Il growl del cantante non risulta mai essere eccessivo e si sposa bene in un contesto in cui varie influenze estreme convergono al fine di creare questa miscela infernale. Diciamo che si tratta di una versione più roca e leggermente meno estrema di Pete Helmkamp degli Angelcorpse o alternativamente una più brutale di Cronos, giusto per aver un metro di paragone.

Si prosegue con l’ugualmente tirata Kiss the Goat che ci aggrada con il suo ritornello di facile presa, retaggio dello stile utilizzato nel genere più di vent’anni fa. La lunga Hellish Sacrifice si fa notare positivamente, invece, per una maggior propensione alla variazione. I tempi non sono solamente veloci e l’entrata di alcune parti meno impulsive è da apprezzare per un sound sempre compattissimo che, tuttavia, non risparmia momenti lugubri come stacchi di piano e voci femminili. Proseguendo l’ascolto, impossibile non venire travolti dal turbinio sonoro ad opera di una breve Majestical/Sadistical o dalle influenze thrash/crossover di una divertentissima Witch Hammer. Buoni i tempi medi di Thessalonian Death Cult, adatti al mood del disco, per poi proseguire con la tirata A.W.W.S/…Of Hell, chiara testimonianza di come la band di Mantas e Cronos possa aver fatto la sua a livello di influenza in un sound che sfodera tanta grinta durante i prolungati blast beats.

Ci si avvicina alla fine del disco con l’arrivo di Hail Satan, discreta traccia thrash/black con chiari rimandi agli Hellhammer e nuovamente ai Venom, ma nulla di più. La parte migliore si trova in corrispondenza della fase solista, più accessibile. Il sigillo finale a questo lavoro viene posto con The Fetching, dall’inizio quasi completamente votato al black di matrice nordica per proseguire su binari tanto cari ai già citati Angelcorpse. Ottimi i breaks su tempi medi a donare “aria” alla composizione e dare quel giusto impatto quando si ritorna a pigiare sull’acceleratore.

Insomma, questo esordio da parte dei Crucifyre non farà sicuramente gridare al miracolo ma entra a dovere tra le uscite meritevoli di un ascolto per chi è appassionato di questa recente corrente revival del genere. Comunque devo dire che in generale, chiunque è appassionato di sonorità estrema in senso ampio, potrà trovare qualche elemento di suo gradimento.    

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