Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Damiano Cembali
Genere: 
Etichetta: 
Victory Records
Anno: 
2009
Line-Up: 

:
- Will Henry - voce
- Jarrod Christman - chitarra, voce
- Jon Pauly - chitarra
- Phil Smith - basso
- Justin Evans - batteria


Tracklist: 

:
1. Parade Of Scars (03:37)
2. It’s Always Darkest Before The Dawn (03:19)
3. Marilyn (04:09)
4. Baptized In Fire (04:50)
5. Until The Day (04:52)
6. Fight For Your King (04:19)
7. Starry Nights, Cloudy Hearts (04:11)
8. Western Downfall (04:12)
9. The Sacrifice (03:59)
10. I Will Never Forget (03:49)
11. Prodigal (03:25)

Corpus Christi

The Darker Shades Of White

L’ennesima resurrezione dell’emocore? Battuta scontata quando si vuole introdurre il debut album dei Corpus Christi, ma certo non molto distante dalla realtà: The Darker Shades Of White, questo il titolo del loro primo lavoro, è infatti un raro esemplare di vero metalcore e non hardcore melodico, definizione alquanto labile ma di estrema importanza per chi, come il sottoscritto, pretende strutture canore nitide, riffing sempre in evidenza e una coerenza compositiva che non si lasci dominare da una violenza a tratti smodata e forzatamente ineffabile. Questione di gusti, naturalmente, ma oggigiorno capita troppo spesso che formazioni di evidente natura hardcore finiscano per essere calate nel torrido calderone metalcore senza averne i benché minimi tratti distintivi, in ossequio soprattutto alle formazioni che maggiormente hanno contribuito a crearlo, forgiarlo e soprattutto identificarlo.

Ebbene, i Corpus Christi, per quanto presentino evidenti richiami stilistici a band quali As I Lay Dying e soprattutto God Forbid (2 illuminanti esempi della categoria appena individuata), riescono nell’intento di plasmare una decina di brani decisamente validi e piacevoli, capaci di fondere la vibrante aggressività delle screaming vocals con l’esplosività emotiva del metal: le tracce di The Darker Shades Of White costruiscono la loro precisa identità sulla base di riffs straordinariamente carismatici e sempre rigorosamente in primo piano, sulle fondamenta di un drumming decisamente multiforme ma ugualmente grintoso e preciso, sulle spalle di vocalità irose e graffianti che esplodono poi in clean choruses sempre perfettamente inseriti nel contesto strutturale del brano, senza imporsi come elementi estranei al di sopra di un senso. E’ compito arduo riuscire ad individuare alcuni brani meglio rappresentativi di uno stile non tanto originale quanto al contrario esaltante, giacché ciò che più risalta dall’ascolto di questo debut album è un livello medio di grande qualità, nel quale il contributo delle singole tracce è distribuito in maniera pressoché uniforme. E’ evidente che un album del genere non può che vivere di alti e bassi, laddove, mentre i primi risultano ormai evidenti, gli ultimi possono essere facilmente individuati in breakdowns talvolta esasperati o troppo prolungati (The Sacrifice su tutte), che, per quanto introducano momenti di pausa pressoché necessari all’interno di una simile proposta discografica, alle volte rischiano di spezzare la continuità ritmica delle tracce con eccessiva secchezza, frustrando un ascoltatore già in procinto di esaltarsi nel successivo inciso o nel nuovo assolo. Poco male, in fondo, perché questo astuto stratagemma compositivo non fa che aumentare l’imprevedibilità complessiva dei brani e sovente prolungarne la piacevolezza senza comprometterne l’entusiasmo: nonostante 7 tracce su 11 superino i 4 minuti, infatti, The Darker Shades Of White non presenta quasi mai momenti di stanca o cali di tono, quasi mai produce attimi di scoramento o accenni di sbadiglio, se non forse proprio in conclusione del platter, dove sembra affiorare un po’ di fisiologica stanchezza (I Will Never Forget e Prodigal, per quanto non possano dirsi episodi completamente negativi, generano comunque una spiacevole sensazione di già sentito).

A questo punto è doveroso tentare di risolvere l’interrogativo posto all’inizio. Dei Corpus Christi, infatti, non si è forse detto l’elemento più caratteristico, sebbene tra le righe appaia quasi in evidenza: tutte le tracce di The Darker Shades Of White sono letteralmente dominate da un senso ritmico a dir poco devastante, fuori dal comune, in grado di assorbire mutamenti e variazioni sul tema con una naturalezza assolutamente impreventivabile per una band all’esordio discografico. In questo preciso frangente il contributo di band quali Atreyu e At The Gates è, per stessa ammissione della band, fondamentale: basta aprire il loro myspace ufficiale ed ascoltare Fight For Your King per rendersi conto immediatamente di cosa significhi proporre un metalcore in cui prevalga il metal anziché l’hardcore. Al trascinante groove di cui sopra occorre aggiungere uno spiccato gusto melodico, per quanto sempre calibrato e mai melenso, che sfocia in assoli a profusione e choruses di cristallino sentimentalismo: è questo il lato più evidente dei Corpus Christi e, proprio in virtù di quanto spesso prevalga la componente di sensibilità emotiva sulla mera violenza di derivazione core, ci fa sorgere il dubbio se l’aggettivazione emo, per quanto palesemente parziale, non sarebbe del tutto sbagliata. Chiaro, questa definizione si scontra forse con la loro dichiarata essenza christian (a cui rimanda già il nome stesso della formazione americana), ma certi argomenti è opportuno non approfondirli in maniera indiscriminata e superficiale, lasciando detto che le lyrics di The Darker Shades Of White sono disponibili direttamente sul myspace della band.

In conclusione, coloro che cercano una band innovatrice, persino forzatamente originale, che proponga uno stile inconfondibile ed assolutamente non paragonabile ad altri gruppi attualmente o precedentemente in circolazione, passino oltre: i Corpus Christi non fanno mistero delle loro più evidenti fonti d’ispirazione, laddove quest’ultimo termine non sottintende né il significato di emulazione né le conseguenze di una sciocca imitazione. Chi, al contrario, cerca una band dal sound solido e corposo, dalla produzione moderna, scintillante ed estremamente curata; chi desidera un metalcore dinamico e svelto, dalla strutture ritmiche ben sostenute e dai passaggi strumentali di grande impatto sonoro, che tenga fede più al metal che al core; chi non vuole rinunciare a clean choruses da cantare a squarciagola e a taglienti assoli di chitarra su cui compiere imbarazzanti evoluzioni d’air guitar; ebbene, tutti costoro troveranno in The Darker Shades Of White un’inattesa goduria musicale.


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