Voto: 
3.9 / 10
Autore: 
Gabriele Bartolini
Genere: 
Etichetta: 
Parlophone
Anno: 
2011
Line-Up: 

- Chris Martin - Voce, Pianoforte
- John Buckland - Chitarra
- Will Champion - Batteria
- Guy Berryman - Basso

Tracklist: 

01. Mylo Xyloto
02. Hurts Like Heaven
03. Paradise
04. Charlie Brown
05. Us Against the World
06. M.M.I.X.
07. Every Teardrop Is a Waterfall
08. Major Minus
09. U.F.O.
10. Princess of China
11. Up in Flames
12. A Hopeful Transmission
13. Don’t Let It Break Your Heart
14. Up with the Birds

Coldplay

Mylo Xyloto

La crisi del pop-rock da alta classifica non risparmia nessuno, riuscendo a colpire implacabilmente anche chi quel genere lo stava dominando da almeno una decina di anni. A farne le spese sono infatti stavolta i Coldplay, uno dei gruppi da sempre acclamati per la loro capacità di comporre brani capaci di evocare la leggerezza del pop e la prepotenza del rock, che con il nuovo Mylo Xyloto (Parlophone, 2011) imboccano senza mezzi termini la fase calante di un' avventura destinata addirittura a concludersi già con la suddetta uscita. Non che i segnali di tale vertiginosa caduta non si fossero anticipatamente manifestati, anzi, ma stupisce la tanta mollezza e l' incapacità di espressione dell' album, che potremo effettivamente definire come una release impalpabile sotto tutti i punti di vista. Più precisamente, i Coldplay manifestavano una notevole carenza di idee da almeno sei anni (e due album), ma il fatto non era dato a vedere grazie soprattutto dall' abilità dell' ensemble di sfornare singoli del cui successo nessuno avrebbe dubitato. Accompagnati in pianta stabile da uno degli artisti più sopravvalutati e mantenuti degli ultimi dieci anni, qual è il signor Brian Eno, la disfatta di Martin e soci ebbe inizio da quel X&Y tanto lodato ed esaltato (chi non lo avrebbe fatto di fronte ad una canzone del calibro di Speed of Sound? Pensateci) quanto arido di nuove soluzioni ed arrendevole di fronte a soluzioni stilistiche dotate di canovacci totalmente diversi, seguito da Viva la Vida or Death and All His Friends, che un concept riuscì a trovarlo, sebbene mal riconducibile ai messaggi tutto fuorché politici del gruppo ( l' album era infatti incentrato sulla rivoluzione francese), perdendosi però in un' astrazione anch' essa poco perseguita dagli stessi protagonisti, senza mancare ovviamente di ricevere consensi per episodi come Violet Hill, o meglio ancora la title-track stessa.

In linea con quanto fatto ultimamente, i Coldplay mischiano ancora le carte in gioco, relegando sempre più i loro temi con qualcosa avente a che fare con la moda, piuttosto che con la musica. L' equazione che i nostri ancora una volta debbono aver studiato intensamente - ovvero "Nuovo Disco" + "Nuovi Colori" + "Nuovo Stile" = Successo! - proietta il gruppo direttamente nel paradiso del pop commerciale usa e getta, dando indubbiamente del filo da torcere agli stessi diretti concorrenti nominati da Martin, ovvero Adele e Justin Bieber. Musicalmente parlando, Mylo Xyloto invece come i suoi predecessori ci dice tutt' altro. Racconta di un gruppo ormai insulso, che non sa dare un' anima ai propri brani, figuriamoci trovare un filo conduttore tra di loro. Trame scarne ed anonime, in apparenza costruite su misura, che principalmente riprendono, spesso e male, dal vecchio electro-pop derivante dalla new wave, oppure si prodigano in mezze acustiche dall' aria svogliata ed impalpabile. Quello che doveva essere un minuzioso melting-pot di musiche provenienti dalla cosiddetta urban jungle si trasforma in una macedonia di canzonette orecchiabili che con la città al massimo può condividere il mood apatico da routine quotidiana dei fumi delle zone industriali. Sentire per credere l' indolenza di quelli che saranno le esecuzioni più gettonate, come Paradise o Princess of China, con quest' ultima incapace nemmeno di creare un originale tema hip-hop, eccessivamente appesantito poi come se non bastasse dai tipici barriti di Rihanna. E per una Hurts Like Heaven che plagia (con garbo) i Phoenix arriva in soccorso Us Against the World, ballata piuttosto spenta che perlomeno ci ricorda quante troppe band abbiano incluso i Blur nel loro libro paga, senza per altro averne capito il fine ultimo. Peggio di così non si può proprio fare. Anzi no, Every Teardrop is a Waterfall, pura pornografia da dancefloor, e U.F.O., a dir poco sfrontata nella sua insufficiente semplicità, affermano il contrario. Tra le altre rimaste, da citare solamente l' estro (alquanto insolito) di Charlie Brown, che sembra dirigersi più verso le atmosfere canadesi che irlandesi (ogni riferimento alle chitarre virate in cornamuse è puramente casuale).

Per il resto, da confermare come assolutamente negativo è l' esito finale di Mylo Xyloto, un lavoro costruito sul nulla che, causa diretta, non esprime nulla. Se diamo uno sguardo al futuro, il presente disco non solo deterrà il disonore di essere l' emblematica prova di quanto gli ultimi Coldplay non ne abbiano davvero più, ma vanterà pure il titolo di peggior lavoro del gruppo stesso. Tanto è il senso di disgusto nel parlare di tracce incolori ed insapori quali sono le finte bittersweet symphonies contenute in Mylo Xyloto, che quasi sembra naturale salutarle come il lascito meno lucido che Chris Martin potesse mai portare a compimento. This is the end, my beautiful friends.

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