Voto: 
6.6 / 10
Autore: 
Salvo Sciumè
Genere: 
Etichetta: 
Metal Heaven/Frontiers
Anno: 
2007
Line-Up: 

- Chitral "Chity" Somapala - voce
- Aldo Lonobile - chitarra
- Jesper Stotz - tastiere
- Pierre-Emmanuel Pélisson - basso
- Luca Cartasegna - batteria

Tracklist: 

1. Celestial Sunrise
2. Life Of Agony
3. Legends Of The Past (Carry On)
4. The Lost Souls
5. 16
6. Sacred
7. Welcome To Paradise
8. Wishing Well
9. Dream On
10. Time Will Tell

Civilization One

Revolution Rising

Nati dall'unione di diversi elementi di valide band della scena power europea, i Civilization One possono annoverare nelle proprie fila gli italiani Aldo Lonobile e Luca Cartasegna, rispettivamente chitarrista e batterista dei Secret Sphere, il singer Chitral Somapala, già Firewind ed Avalon, ed il bassista dei francesi Heavenly Pierre-Emmanuel Pélisson.
Come i vari gruppi da cui provengono i succitati musicisti, anche il nuovo progetto è fortemente dedito ad un power metal melodico che spesso assume connotati speed/power e talvolta heavy rifacendosi un po' ad acts attualmente in voga, quali Angra o Masterplan, senza comunque dimenticare i nostri già citati connazionali Secret Sphere, e questo soprattutto per merito dell'axe-man Lonobile, vero mattatore e protagonista di questo neonato progetto insieme all'ottimo singer dello Sri-Lanka, ma ormai naturalizzato tedesco, Somapala, autori entrambi di una prestazione ampiamente convincente sotto qualsiasi punto di vista, a risultare marginale e parecchio sottotono è invece la prova del tastierista Jesper Stotz, che nel complesso poco incide sulla buona riuscita dell'esordio della sua band.

La breve e strumentale Celestial Sunrise è una semplice intro che anticipa Life Of Agony, primo vero brano del platter, che inizia veloce ed incalzante, con riff serrati ed incisivi e ritmiche potenti e veloci, mentre il ritornello è melodico ed aggressivo, come aggressiva e grintosa è la performance di Somapala dietro al microfono, ed anche Legends Of The Past (Carry On) è un buon brano in cui parecchio si sente la mano del nostrano chitarrista, così da ricordare un po' i lavori già svolti con la sua band principale, più atmosferico invece l'inizio di The Lost Souls, mid-tempo melodico e molto orientato verso soluzioni più attinenti all'hard rock, nel complesso niente di straordinario ma abbastanza gradevole e carino.
Il singer si mostra versatile nell'affrontare con medesima efficacia brani più lenti e melodici come il precedente ed altri ben più veloci ed aggressivi come 16 o Welcome To Paradise, in cui sono inseriti anche parti di cantato in growl, di diverso tenore Sacred, altro mid-tempo dal flavour vagamente eroico e solenne, tanto vagamente ed in maniera quasi indecisa che il brano rischia di risultare un po' insipido e forte rimane la sensazione che si sarebbe potuto fare in tale occasione qualcosina in più, altro pezzo un po' anonimo è Wishing Well che anticipa la power ballad strappalacrime Dream On, la quale però risulta carina ma anche un po' mielosa e sdolcinata, dando la sensazione di esser costruita ed adatta in particolare ad un pubblico adolescenziale, infine Time Will Tell, che riporta il lavoro sulle coordinate di un veloce ed incalzante power melodico.

Esordio che di certo non passerà alla storia e che neanche si farà ricordare sul lungo periodo questo dei Civilization One, ma in ogni caso Revolution Rising risulta un album, pur se a tratti, piacevole all'ascolto, in cui i cinque si esibiscono in una proposta consolidata e che non lascia ampio spazio alle innovazioni, quindi magari poco coraggioso, ma tuttavia in grado di accontentare gli amanti del power metal più onesto e coerente.


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