Voto: 
4.5 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Etichetta: 
Superball Music
Anno: 
2011
Line-Up: 

- Gavin Hayes - voce

- Drew Roulette - basso, synth

- Mark Engles - chitarra

- Dino Campanella - batteria, piano, organo

Tracklist: 

1. Another Tribe

2. Upon Returning

3. The Tent

4. Somebody Is Laughing

5. Down Without a Fight

6. The Ornament

7. The Thought of Losing You

8. Kalathat

9. Sun Goes Down

10. Where I'll End Up

11. Before It Began

Dredg

Chuckles and Mr. Squeezy

1998-2011, dell’ascesa e della caduta dei Dredg.
Tredici anni di musica pura, di sperimentazioni piene di charm, di atmosfere indimenticabili, culminanti (per il dolore di chi ha seguito sin dagli esordi una delle più grandi band alternative della storia) in un finto Eden di pacatezza e di oscenità pop. Quella di Gavin Hayes e soci non è una semplice caduta, ma un capitombolo vero e proprio, un ruzzolare violento dalla cima di quell’Olimpo rock che gli americani si erano prepotentemente conquistati a suon di capolavori e dischi memorabili.


La prigionia pop dei Dredg (già anticipata – ma non con esiti così drammatici – dal precedente album The Pariah, The Parrot, The Delusion) assume in Chuckles and Mr. Squeezy delle dimensioni davvero esagerate, finendo per sputare letteralmente in faccia ad un passato nemmeno troppo lontano ma ormai seppellito da inaspettate valanghe di canzoncine da teenager e melodie edulcorate. In poco più di mezz’ora i Dredg portano a termine la rovina del proprio monicker e della loro storia, dimostrandosi cambiati tanto nelle forme adottate quanto negli obiettivi e nei target prefissati. Con Chuckles and Mr. Squeezy, e non è difficile rendersene conto, i Dredg optano per un brutale cambiamento di pubblico, con la bruciante consapevolezza di ferire e deludere i fan più vecchi e fedeli.

Chi godrà dei nuovi Dredg, allora? Principalmente una fascia d’ascoltatori adolescenziale, accompagnata da fan più maturi ma alla disperata ricerca della melodia catchy, del messaggio facile, della parola dolce. Chuckles and Mr. Squeezy parte malissimo, con quattro episodi uno più scialbo, pacchiano e incredibilmente sottotono dell’altro (Another Tribe, Upon Returning, The Tent, Somebody Is Laughing), mostrandosi sin da subito in tutta la sua debolezza compositiva. Gli arrangiamenti sono luminosi e ridondanti, le atmosfere sottili ma colmate con facili melodismi e linee strumentali ridotte all’osso, prive di qualunque tipo di trovata intelligente. Ma a colpire maggiormente è soprattutto la performance di Gavin Hayes: abbinata al registro strumentale del passato, la voce di Hayes risultava estremamente affascinante e capace di donare una grazia e un contrasto atmosferico speciale; adesso, ahimè, il singer americano non differisce molto da qualunque altro cantante pop. A risentirne è tutto il complesso e il risultato finale delle singole canzoni, mai convincenti e attente solo alle loro componenti da hit, sia che si tratti dell’elettronica di facile consumo di Down Without a Fight, che degli arrangiamenti e dei fastidiosi melodismi di Sun Goes Down e Where I’ll End Up. Una fiera dell’easylistening e delle banalità pop salvata in parte da quello che nelle luccicanti geometrie del disco appare come l’episodio più fuori luogo e distaccato (la bella Kalathat, trascinata da morbidi arpeggi chitarristici e dalla voce, ora finalmente espressiva, di Gavin Hayes).

Chuckles and Mr. Squeezy è un disco che, in relazione alla brillante carriera dei Dredg, ha il sapore di un paradossale turpiloquio. L’abbandono totale dell’alt-rock rabbioso ma malinconico e del raffinato ma al contempo impetuoso songwriting del passato, coincide infatti con una perdita totale del fascino che aveva splenidamente contraddistinto la band americana fino a pochi anni fa. Un declino inaspettato ma reale e, ahimè, decisamente vergognoso.

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