Voto: 
6.5 / 10
Autore: 
Matteo Mainardi
Genere: 
Etichetta: 
Trustkill Records
Anno: 
2006
Line-Up: 

Mattew Tuck - Voce, chitarra
Michael Padget - Voce, chitarra
Jason James - Voce, basso
Michael Thomas - Batteria

Tracklist: 

1. Intro
2. Her Voice Resides
3. 4 Words (To Choke Upon)
4. Tears Don’t Fall
5. Suffocating Under Words Of Sorrow (What Can I Do?)
6. Hit The Floor
7. All These Things I Hate (Revolve Around Me)
8. Hand Of Blood
9. Room 409
10. The Poison
11. 10 Years Today
12. Cries In Vain
13. Spit You Out (bonus track)
14. The End

Bullet for My Valentine

The Poison

Prima uscita ufficiale per questo gruppo che arriva direttamente dal Galles. Ogni volta che si pensa a questo piccolo stato, vengono subito in mente gruppi quali i Lostprophets e i Funeral for a Friend. In comune, però, hanno solo la provenienza, per il resto ognuno si distingue chiaramente per le proprie sonorità. I Bullet for my Valentine hanno ben poco delle influenze britanniche che ultimanete hanno molto pesato su diversi gruppi provenienti da quell'area geografica. A un primo ascolto, si può dire che il gruppo sia di stampo prettamente scandinavo-americano, calcando quindi quei suoni serrati e taglienti che siamo soliti ascoltare da bands come i Soilwork.

L'album inizia con una classica intro, tutta archi e arpeggi che infondono calma e nostalgia nell'ascoltatore. Per fortuna è solamente un'intro e per udire puro metallo, basta passare alla traccia successiva, Her Voice Resides. I suoni sono ben marcati, permettendo così alla batteria di far udire tutta la propria brutalità. Le chitarre dimostrano di avere una buona impostazione e, durante il pezzo, si alternano in fasi ritmiche e assoli al massimo della velocità. Anche la voce alterna growl a momenti melodici, i quali sono ben contrastati dalla efferatezza con cui le chitarre sguinzagliano i propri riff. 4 Words (to Choke Upon) ricorda tantissimo le songs dei Soilwork. Il pezzo è molto tirato con alcuni intervalli di passaggio tra un ritornello e l'altro. Originale l'idea di utilizzare come break, la sfumatura delle chitarre; in questo modo il pubblico rimane spiazzato per qualche secondo, non sapendo se il brano stia per finire o meno. La voce crea un bel growl che risulta essere una via di mezzo tra lo scream e il rozzo. Inizio alla Limp bizkit, invece, è quello di Tears Don't Fall. Si tratta solo di alcuni secondi che, con chitarre in delay, crea un'atmosfera straniante dalla quale si giunge poi al riotrnello vero e proprio. La song, comunque, è improntata sul melodico e per ascoltare le pesanti ondate metal, bisogna passare a Suffocating under Words of Sorrow. Chitarre tirate e doppio pedale a manetta, sono le caratteristiche portanti del brano. La voce, invece, dà maggior risalto al pulito, limitandosi solo in alcuni istanti a sfogare la propria rabbia con il growl. Grande ritmicità e velocità sono, invece, le particolarità di Hit the Floor. Si direbbe che sia il pezzo più commerciale dell'intero album ma, il risultato, è una buona dose di cattiveria, mischiata ad un equilibrato senso di melodia. All These Things I Hate è, già dall'inizio, una track che si concetra sul mischiare sonorità acustiche con altre tipiche del mondo metal. E' così che parte subito con voce pulita, supportata da fraseggi acustici in sottofondo. Il tutto per arrivare poi a un riotrnello lento, ben cadenzato e con chitarre pesanti al punto giusto. Con Hand of Blood, si ritorna a richiami tipici del metal scandinavo. Bei riff, batteria che unisce ritmiche di svariate velocità e voce che coordina il tutto con punte di scream notevoli. Stesso discorso vale per Room 409 in cui i richiami agli ultimi slipknot, non sono difrficili da riconoscere. Probabilmente è uno dei brani pi coinvolgenti, grazie anche alla forte dose di compattezza che dimostrano di avere le chitarre. Si giunge così alla song che dà il titolo all'album, The Poison. Finalmente si sente più growl che urlato. Il ritornello, purtoppo, rimane comunque melodico, non aiutando alla perfezione quel senso di brutalità che gli strumenti riescono a trasmettere in questa track. Con Spit You Out, si arriva quasi alla conclusione di questo viaggio sonoro. La traccia è sicuramente uno dei pezzi più belli di tutto il disco. Peccato che si tratti di una bonus trak e che, quindi, per poterla ascoltare, bisogna avere tra le mani la versione digipack. Se tutto l'album fosse stato come questo brano, si potrebbe parlare tranquillamente di un cd imperdibile. Il punto forte è la voce che, da sola, crea quell'effetto magnetico che solo pochi brani riescono a dare. Una grande aiuto glielo danno anche le ritmiche serrate prima e cadenzate poi della batteria. Ultima canzone è The End che, come si è soliti ascoltare, conclude il tutto con armonie e sonorità malinconiche.

The Poison sembra essere un album non ben identificabile. Il motivo è dato dalla volontà di mischiare troppe idee che cercano di accontentare sia un pubblico più esigente, sia uno più "commerciale". Si ha quindi il risultato che molte canzoni non riescono a dare una giusta soddisfazione che, forse, risultava troppo azzardata per quella sfera di persone che preferiscono la melodia alla durezza che il genere richiede. D'altra parte stiamo parlando di un gruppo agli esordi e che, probabilmente, deve ancora trovare un proprio sound caratteristico. Il risultato è ,quindi, un album ben fatto ma che non si distingue da molti altri già presenti sul mercato.

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