Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
Matteo Mainardi
Genere: 
Etichetta: 
Scarlet Records/Audioglobe
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Stef - Voce

- Ollie - Chitarra

- Vadim - Chitarra

- Koen - Basso

- Alex - Batteria




Tracklist: 

1. Spill Your Blood

2. Pleasure Through Pain

3. Forever Soulless

4. Two faced freak

5. Lair 213

6. NMC

7. Welcome To Milwaukee

8. C-Evil-Isation

9. Scumlord

Bloodshot

Ultimate Hatred

Direttamente dal Belgio, arrivano questi cinque ragazzi pieni di rabbia e disprezzo per tutto ciò che gli stà attorno. Un gruppo che si può definire, senza alcuna ombra di dubbio, la band rivelazione di questi primi mesi '06. Un suono così, non lo si sentiva ormai da anni soprattutto per la sua originalità e forza d'impatto. Grazie alla Scarlet records, noi italiani, possiamo deliziarci le orecchie con questo album che, sin dal primo inizio, fa rimanere attaccato allo stereo il fortunato ascoltatore. Tutto l'album è incentrato sul famoso killer di MilWaukee, Jeffrey Dahmer e non poteva esserci sound migliore che quello dei Bloodshot.

Per sottolineare la tematica su cui tutto l'album sarà incentrato, il via alle danze lo si dà con un piccolo avvertimento: "Benvenuti nel peggior incubo di tutti... la realtà!". Parte, così, Spill your Blood; chitarre tiratissime accompagnate da un velocissimo doppio pedale e voce death di una profondità e gutturalità impressionanti. Grande inizio e grandi bridge tra una tirata e l'altra, in modo da far respirare un attimo l'ascoltatore per poi riprendere la corsa in sonorità very brutal. Pleasure through Pain inizia con sferragliate alterne, da parte di chitarra e batterista il quale sbatte sul rullante in modo deciso e compatto, facendo risaltare i suoni taglienti e profondi che il suo strumento possiede. Dopo questo breve periodo di cadenzato, si dà inizio tutti insieme a un mix di velocità e cadenzato che viene ulteriormente sottolineato dalla voce che alterna momenti da puro growl, ad altri leggermente più urlati tenendosi sempre,però, sulle frequenze rigorosamente basse. Forever Soulness, inizia in modo originale e inquietante allo stesso tempo: una vocina innocente di un bambino che annuncia a mò di cantilena alla nightmare, "Jesus is dead". Anche qui si ha la presenza di ritmiche cadenzate e veloci dove, però, la lentezza ha un ruolo principale soprattutto da metà song in poi. Il tutto è contornato da una voce che dà il meglio di sè e che raggiunge il culmine alla fine, dove conclude con un mega urlo gorgogliante come solo pochi riescono ormai a fare. Con Two Faced Freak, si ritorna alle influenze death con cui ci eravamo già scontrati nei primi brani. Ecco, quindi, che ritornano la velocità e i riff roboanti che creano un onda sonora davvero massiccia. Il doppio pedale è costantemente continuo e, intanto, vengono alternati ritmi più o meno cadenzati sui restanti tamburi e piatti. Si continua con Lair 123 che è il miglior modo per mettere insieme potenza e rapidità allo stesso tempo. Bellisimo, quindi, il binomio che si viene a creare tra le chitarre e la batteria ma, bisogna sottolineare, che la voce fa un lavoro davvero sublime con quel suo ormai marchio di fabbrica, che è il growl basso e gutturale. Carino anche il bridge a metà canzone dove i ritmi vengono rallentati notevolmente e in cui la chitarra accenna qualche nota per contestualizzare il tutto. Si arriva, ora, al cuore del disco intero e che da qui in poi non si avrà altro che potenza e distruzione. Stiamo parlando della song NMC. Un vero e proprio capolavoro. Una voce del genere, oggi, è davvero difficle sentirla altrove e non sarebbe così se di supporto non ci fossero i riff che troviamo qui nei Bloodshot. Un brano davvero brutale che non può non lasciare indifferente l'ascoltatore.

Questo filone di sonorità viene portato avanti con Welcome to Milwaukee che, chiaramente, fa riferimento al famigerato mostro di Milwaukee. Il pezzo stesso, esprime anche senza ascoltare le parole, la pazzia e mostruosità che può avere dentro di sè un personaggio del genere. Si vedono quindi momenti ben cadenzati, sottolineati da riff e voce molto ritmica e decisa che, dal profondo del suo diaframma, sprigiona rabbia e brutalità. Il tutto si conclude con una tirata finale che male non fa, anzi. C-evil-isation è un'altra traccia molto incisiva sotto ogni punto di vista. In questo brano si ha la presenza di tutte le sonorità che avevamo incontrato già in precedenza sparpagliate un pò quà e un pò la: velocità, cadenzato, urlo lungo in growl e riff ben distinti. Purtroppo con Scumlord, il nostro viaggio finisce. La canzone è ispirata alle guerre che stiamo vedendo in medio oriente e, questo, lo si capisce chiaramente sin dall'inizio in cui si incomincia con un riff arabeggiante accompagnato, in sottofondo, da mitrgliate e urla di disperazione di persone non ben identificate. Grande dinamismo e voce death al 100%, sono le caratteristiche principali di questo brano. Come detto precedentemente, questa purtroppo è l'ultima song... non ci resta che ricominciare da capo per poter immergerci nuovamente in questo chaos fatto di brutalità e pesantezza.

Ultimate Hatred è un album che bisogna avere a tutti i costi. I motivi sono tanti; primo fra tutti è l'originalità con cui i Bloodshot si presentano al pubblico ovvero un marchio di fabbrica che ben distingue questi quattro metallers belga. Oggi come oggi, in cui il metalcore sta prendendo sempre di più il ruolo principale delle scene, non sempre si riescono a trovare bands che non siano accostabili ad altre per sonorità e impostazione. Bene, con i Bloodshot, possiamo dire di averne trovata una.


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