Voto: 
7.2 / 10
Autore: 
Andrea Rubini
Genere: 
Etichetta: 
Pivotal
Anno: 
2007
Line-Up: 

- Johan Schuster - voce
- Roy Erlandsson - basso
- Tobias Olsson - chitarra
- Johan Blomström - chitarra
- Staffan Franzen - batteria


Tracklist: 

1. My Halo
2. Bedtime Prayers
3. Once Bitten Twice Shy
4. Need
5. Revelation, Now!
6. 21st Century Holocaust
7. Aarons Sons
8. In Here
9. Heart

Blinded Colony

Bedtime Prayers

Dopo una parentesi con la nostrana Scarlet Records, gli svedesi Blinded Colony tornano dopo quattro anni con il loro secondo studio album Bedtime Prayers, intervallato con il debut Divine da un demo mai pubblicato ma reso interamente a disposizione sul proprio sito internet. Chi l'avesse perso troverebbe comunque tre delle quattro canzoni nella attuale release, l'unica tagliata infatti è Swallow and Sleep. La band iniza a calcare le scene nel 2000, convertendo poi il nome precedente nell'odierno Blinded Colony, suonando un death melodico molto "soilworkiano", miscelando elementi gothemburg molto in voga in terra scandinava a recenti espressioni post-thrash, sound che ad esempio è molto ben ancorato ai gusti danesi (Hatepshere, Mnemic).

La release è molto schietta, non si impone di sconvolgere un ambiente ben saldo e dall'ampio seguito come quello del death melodico, anche se in questo lavoro ci sono, almeno dal punto di vista delle vocals, certi riferimenti al metalcore statunitense, quale il netto stacco scream - clean tra le parti centrali dei testi e i ritornelli. Diciamo che Figure Number Five dei connazionali Soilwork è stato preso molto in esame durante la stesura dei brani, ricalcandone parecchi passi e riproducendone svariati elementi. Per lo meno il prodotto delle chitarre suona assolutamente come un certo Peter Wichers, vero e proprio mentore delle moderne core-band mondiali. L'album ha come principale difetto la sua durata, nove brani per un totale di trentasei minuti di musica; un pò troppo poco per una band che aveva già tre pezzi pronti e che in due anni ha saputo sviluppare solo sei tracce. Ciò nonostante la qualità delle proposte è nettamente superiore a quella dell'esordiente Divine, album molto acerbo e scaricato completamente dalla critica internazionale. Tuttavia gli svedesi non si sono mai persi d'animo, anche per merito di performance live di tutto rispetto, che hanno garantito alla band un discreto seguito di fan in Scandinavia e in Germania.

My Halo
è il classico opener veloce sostenuto che ci introduce nelle sonorità di Bedtime Prayers, giocando su rallentamenti ed accellerazioni e dagli scambi vocalici molto pronunciati. La title track che segue sembra una bonus track di Natural Born Chaos mai pubblicata in Europa, per la costante presenza delle tastiere e per l'impatto che Johan dà ai pezzi, rievocando lo stesso spirito che Strid ha sempre manifestato durante le sue esibizioni. Come detto, tre brani del precedente demo sono presenti nell'album, ed il primo a comparire è Need, quarta proposta del platter. Gli altri due sono Aarons Sons e In Here, locati come ultimi due pezzi prima della conclusiva Heart. Del terzetto la migliore risulta essere Aarons Sons, per il semplice fatto che è la più inedita del filotto, perchè seppur richiama le band già menzionate, ha un tocco Blinded Colony quasi praticamente assente nelle restanti due. Come curiosità va ricordato che nel corso dei due anni (tra il promo e il full lenght) questa canzone ha cambiato nome da Aaron's Song alla forma attuale. La conclusiva Heart sigilla una discreta prestazione degli scandinavi e richiama sempre più fortemente alla tradizone del gothemburg sound.

Album come annunciato piuttosto breve di durata, che riesce comunque nei suoi minuti complessivi a tenere alta l'attenzione e a non concedere brani sotto tono. La resa dunque di questa release è decisamente sopra ogni aspettativa, sempre facendo riferimento allo sfortunato esordio Divine. La band è fortemente maturata e ha sviluppato le proprie potenziali compositive; tuttavia manca di originalità, pertanto cautelatevi con un ascolto preventivo prima dell'acquisto.

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