Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Emanuele Mancino
Genere: 
Etichetta: 
Epic
Anno: 
2002
Line-Up: 

- Chris Cornell - Voce
- Tim Commerford - Basso
- Brad Wilk - Batteria
- Tom Morello - Chitarra

Tracklist: 


1. Cochise
2. Show Me How To Live
3. Gasoline
4. What You Are
5. Like A Stone
6. Set It Off
7. Shadow On The Sun
8. I Am The Highway
9. Exploder
10. Hypnotize
11. Bring ‘Em Back Alive
12. Light My Way
13. Getaway Car
14. The Last Remaining Light

Audioslave

Audioslave

Quello degli Audioslave è stato un debutto senza dubbio complicato. Tutto comincia nell’ottobre del 2000, quando  il cantante portoricano Zack De La Rocha lascia i Rage Against The Machine, un avvenimento che getta nell’ombra la storica band. Qualche mese più tardi iniziano a girare voci su una possibile collaborazione fra i superstiti Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk e l’ex frontman de i Soundgarden (celebre formazione dell’epoca grunge), Chris Cornell. Le voci si rivelano ben presto attendibili: nel maggio del 2001 Cornell entra in studio con Morello & Co. per la realizzazione di un ambizioso progetto rock, sul quale si catalizza fin da subito l’attenzione di milioni di fans in tutto il mondo, nonché del produttore Rick Rubin. I lavori della nuova band sono però scanditi da numerosi problemi, primo fra tutti la scelta del nome. Inizialmente, infatti, il gruppo doveva chiamarsi Civilian, nome che alla produzione è parso in seguito poco vincente; il cambio di nome in Audioslave, indubbiame nte più forte e d’impatto, ha però comportato il pagamento di trentamila dollari ad un’omonima e sconosciuta band di Liverpool per evitare eventuali divergenze future. Come se non bastasse, vengono rubati dai Bad Animals Studio di Seattle i demos registrati fino a quel momento, la cui divulgazione su internet costringe la band a riarrangiare i pezzi. A tutto ciò si aggiungono l’annullamento di una partecipazione all’Ozzfest 2002, le indiscrezioni su un possibile abbandono del progetto da parte di Chris Cornell e le diatribe economiche e legali tra i managers dei componenti, la Epic e l’Interscope (queste ultime due perché legate da contratto rispettivamente ai Rage Against The Machine e a Chris Cornell). Risolti tutti questi problemi, dopo un periodo di registrazione presso i Cello S tudios di Los Angeles, alla fine del 2002 esce finalmente Audioslave.

L’opener del disco (e primo singolo da esso estratto), Cochise, ha il fondamentale compito di introdurre i numerosi fans dei Rage Against The Machine alle nuove sonorità e soprattutto alla nuova voce: la chitarra di Morello si erge in crescendo su un tappeto creato ad arte dal drumming di Wilk e dal basso di Commerford, dando origine ad una tensione che viene improvvisamente spaccata da un imponente riff degno della migliore tradizione R.A.T.M.; la voce di Cornell, tesa e melodica al punto giusto, si cala perfettamente sulla base creata dai suoi nuovi compagni di viaggio. La canzone risulta potente ed esplosiva, così come il video, diretto da Mark Romanek e girato nei pressi di Los Angeles; a riguardo Tom Morello ha detto: “Il videoclip è caratterizzato da diversi effetti pirotecnici. Durante le riprese, i centralini delle locali stazioni di polizia sono state inondate da chiamate di cittadini, impauriti e preoccupati dai boati che sentivano nell’area, sospettando di essere vittime di un attentato terroristico”. La seconda canzone è Show Me How To Live, un’alternanza tra momenti melodici nelle strofe ed altri decisamente più heavy ed elettrici nei ritornelli, schema ripreso anche nella terza traccia, Gasoline, in cui spicca l’ottima prova di Commerford al basso ed un Chris Cornell ormai a suo agio, capace di gestire molto bene dal punto di vista vocale sia le accelerazioni che i rallentamenti. Si p assa quindi a What You Are, prima vera pausa dopo l’esplosione iniziale. Ciò che pare evidente fin da queste prime canzoni è la perdita da parte degli Audioslave di quella sfumatura fortemente politicizzata che invece era caratteristica nei Rage Against The Machine: i testi sono più introspettivi, decisamente più personali. Aspetto, quest’ultimo, che risalta molto la quinta traccia, Like A Stone, una sorta di ballata, coinvolgente ed emozionante. È la volta quindi di Set It Off, con la quale gli Audioslave tornano ad alzare la voce; questo pezzo, forse più di altri, ricorda molto i ritmi e le sonorità dei Rage Against The Machine, tant’è che non sarebbe sbagliato in tale sede azzardare un paragone tra la prova di Chris Cornell e qu ella che invece avrebbe dato Zack De La Rocha, forse più adatto (sarà per abitudine) ad un sound del genere. Con le due canzoni successive si rallenta di nuovo; nella prima, Shadow On The Sun, su un’ottima ritmica si viene a creare un pezzo capace di rievocare le emozioni che regalavano i Soundgarden; la seconda, I Am The Highway, è una bellissima rock ballad dai toni caldi e malinconici, ma con un assolo forse troppo scontato per essere realizzato da un chitarrista del calibro di Tom Morello. Nel nono brano, Exploder, torna, soprattutto nei ritornelli, un rock più duro, graffiante. Hypnotize, al decimo posto nella tracklist, presenta un interessante funk impreziosito da una sezione ritmica superba e da un rinvigorito Morello “mago degli effetti” (all’autenticità dei quali dimostra di tenere parecchio, dato che all’interno del libretto del CD ha chiaramente specificato “all sounds made by guitar, bass, drums and vocals”). I Soundgarden si rifanno vivi ancora una volta all’interno della traccia successiva, Bring ‘Em Back Alive, dura, aggressiva ed incalzante sul finale; sulla stessa frequenza d’onda si colloca la successiva Light My Way. La tredicesima canzone, Getaway Car, è un'altra ballata in cui padroneggia un grande Chris Cornell su tre ex-R.A.T.M. quasi irriconoscibili per i terreni, al loro sound abbastanza sconosciuti, nei quali si sono addentrati; e questa spiccata versatilità non può che essere prova di grande talento. In chiusura c’è The Last Remaining Light, una canzone abbastanza sommessa, forse un po’ troppo sottotono rispetto alle altre.

Questo è l’esordio degli Audioslave, una realtà che, nonostante alcune perplessità da parte della critica, s’impone sul panorama rock di tutto il mondo come nuovo punto di riferimento. Chiaramente, pur sviluppando una loro personalità, questi quattro ragazzi continueranno ad essere oggetto, almeno per i primi anni, di numerosi paragoni con le loro esperienze musicali precedenti; ma ciò non li spaventa: loro stessi, durante il tour di questo debut album, hanno riproposto classici dei Rage Against The Machine e dei Soundgarden. I sessantacinque minuti di musica contenuta in questo disco dimostrano che in fondo l’atteggiamento degli Audioslave non è sbagliato: non devono temere confronti.

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