Voto: 
5.2 / 10
Autore: 
Marco Lorenzi
Genere: 
Etichetta: 
Parlophone
Anno: 
2005
Line-Up: 

- Joel Pott – voce, chitarra
- Carey Willets – basso, voce
- Stephen Roberts – batteria, voce
- Tim Wanstall – tastiera, voce


Tracklist: 

1. Chances (04:50)
2. Half Light (03:41)
3. Tourist (03:57)
4. Trading Air (04:27)
5. Wires (04:20)
6. If I Found Out (05:02)
7. Yesterday Threw Everything At Me (03:45)
8. Street Map (04:38)
9. Modern Mafia (04:45)
10. Twenty Four Hours (05:01)
11. I Love (03:49)

Athlete

Tourist

Il 2005 ha visto l’ascesa del nome Athlete, Indie Rock band londinese, nelle classifiche di vendita di tutto il Regno Unito. Merito del loro secondo full-lenght, uscito per Parlophone due anni dopo l’esordio con Vehicles and Animals. Chi si aspettava di risentire il suono originale e frizzante di questi quattro neofiti dell’Indie britannico, tuttavia, deve essere rimasto alquanto deluso tanta è la pochezza (ci scuserete il gioco di parole) che Tourist riesce a mettere sul piatto in un sol colpo.
E’ il full-lenght delle conferme per ciò che riguarda le vendite, ma per gli Athlete è il momento dell’abbandono delle sonorità originali in ossequio al più tradizionale Brit-Pop che in Gran Bretagna ha avuto successi a non finire e che continua a trascinarsi alla ricerca di nuovi fenomeni.

C’è l’influenza dei Coldplay, e si sente lontano un miglio. Le chitarre dal riverbero prolungato e ovattato, la batteria, gli innesti elettronici, l’utilizzo sfacciato del pianoforte alla “The Scientist” (gemma sfornata dalla band di Chris Martin) non ne fanno certo un lavoro originale, tutt’altro.
Se si pensa, poi, che tra le cose più riuscite dell'album c’è Half Light, passata all’inverosimile nelle radio d'Europa come singolo estivo del 2005 (figurava anche nella nostrana compilation di Festivalbar), matura in noi la consapevolezza di essere di fronte ad un vero e proprio capolavoro di banalità.
Tourist rappresenta a pieno titolo uno di quei dischi in cui la voglia di sperimentare, di scrivere liriche accattivanti o funambolici passaggi di chitarra gioca il bruttissimo scherzo di far aggrovigliare la musica in un indistinto gomitolo nel quale è arduo trovare qualche cosa di buono. Giusto il pezzo dal titolo Wires si erge come punto emotivamente più alto dell’intero full-lenght. La canzone, scritta dal frontman Joel Pott e scelta come singolo portabandiera, riassume il connubio tra melodia, drammaticità e sperimentazione che gli Athlete vorrebbero poter proporre sempre. You got wires, goin' in/ You got wires, comin' out of your skin/ You got tears, making tracks/ I got tears, that are scared of the facts sono le parole più toccanti che Pott dedica al figlio nato prematuro e purtroppo sofferente di epilessia.

Si tratta, tuttavia, di una mosca bianca in questo full-lenght. E’ un annaspare nella confusione, dicevamo, in cui talvolta anche gli arrangiamenti (seppur virtuosi) finiscono con l’annoiare l’orecchio e la mente dell’ascoltatore, tanto abusato è l’utilizzo di archi e tappeti sonori di altro genere. Proseguendo nell’ascolto ci pare proprio di trovarci di fronte ad uno di quei mielosi dischi Pop che fanno pentire di aver speso dei soldi in musica, confidando nelle sonorità di un singolo passato in radio fino alla nausea.
Ne sono prova pezzi quali I Found Out o Street Map. Con l’eccezione, giusto a voler rendere comunque onore all’impegno ed alla indiscutibile buona volontà che gli Athlete hanno profuso per questo disco, di Yesterday Threw Everything at Me. E’ forse il pezzo meno personale della band, in cui l’influenza di gruppi come i già citati Coldplay si sente maggiormente. Ma è un episodio che, pur odorando di “già sentito”, appare riuscito.

Tirando le somme, in questo Tourist non ci sentiamo di salvare granchè. E’ troppo evidente la commistione di frammenti di musica presi qua e là nell’esperienza del Brit-Pop di matrice britannica. A questo punto ci chiediamo: perché snaturare il suono che la band londinese aveva forgiato in occasione del suo disco d’esordio? Perché annacquare una prestazione quanto meno discreta con un disco che sembra scopiazzare spudoratamente dal compito del compagno di banco più bravo?
Sono interrogativi che non avranno risposta, probabilmente, perché il successo di Tourist è indiscutibile, dati alla mano. Il disco, balzato in vetta alle classifiche nella settimana della sua comparsa sul mercato, ha avuto luce e onori per diverso tempo. Merito della sua veste riflessiva e melodrammatica? A nostro parere è la tremenda superficialità a fare di Tourist un album da supermercato.

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