Voto: 
5.5 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Megaforce Records
Anno: 
2011
Line-Up: 

Charlie Benante - Guitars (lead), Drums, Percussion 

Scott Ian - Guitars (rhythm), Vocals 

Frank Bello - Bass 

Joey Belladonna - Vocals 

Rob Caggiano - Guitars (lead)

Tracklist: 

1. Worship (intro)  01:41   

2. Earth on Hell  03:11  

3. The Devil You Know  04:46  

4. Fight 'Em Til You Can't  05:48  

5. I'm Alive  05:37  

6. Hymn 1  00:38   

7. In the End  06:46  

8. The Giant  03:47  

9. Hymn 2  00:44   

10. Judas Priest  06:24  

11. Crawl  05:29  

12. The Constant  05:01  

13. Revolution Screams  06:08  

14. New Noise (Refused Cover)  04:45   

Anthrax

Worship Music

Il mastodontico  tour dei Big Four del thrash metal con Metallica, Slayer e Megadeth li ha tenuti impegnati a lungo, ha sparso nuovamente il loro nome e allo stesso tempo ha segnato il ritorno di Joey Belladonna dietro al microfono. Agli Anthrax da New York mancava solo una cosa: un album nuovo. Erano anni che non si facevano vivi da questo punto di vista, da quel mediocre We’ve Come for You All del 2003 che vedeva la componente groove notevolmente accentuata. Ora, a distanza di ben otto anni da quel lavoro, il combo della East Coast pubblica questo Worship Music.

Il nuovo nato in casa Anthrax, seppur pubblicizzato in modo massiccio come l’album del gran ritorno (anche dal punto di vista musicale), non è altro che un lavoro pesantemente influenzato dallo stile moderno che da anni ormai ammanta ogni uscita del combo. La sua durata che arriva all’ora, di sicuro non aiuta, portando l’ascoltatore a cedere a livello di attenzione in più punti. La produzione è scarna, essenziale e questo è un punto a favore, giacché i suoni più ruvidi eliminano quella che sarebbe potuta essere la sensazione di ascoltare un prodotto ancora di più votato al moderno di quanto non lo sia già. A dire il vero, possiamo trovare anche delle tracce che rimandano agli anni 80, tuttavia la presenza di canzoni su tempi medi è in netta maggioranza e sicuramente esse non brillano per coinvolgimento.

Andando per ordine nell’analisi dell’album, si inizia con una breve e cupa introduzione che ben presto sfocia in una veloce sfuriata di batteria accompagnata da riffs dissonanti. Earth on Hell ha inizio e con essa alcuni dei pochi tempi ritmati del disco. Le influenze riportano ad album come State of Euphoria o Persistence of Time grazie al riffing serrato, alla voce decisa di Joey e alle aperture melodiche dal groove deciso. Sicuramente una delle tracce migliori del disco. Si prosegue con The Devil You Know e con essa troviamo le prime avvisaglie di come volgerà l’album con le tracce successive. Un base di tempi medi volge presto in partiture dal tocco decisamente moderno con ariosi cori in voce pulita di un kitsch impressionante. Le uniche note a favore sono l’impeccabile prestazione di Joey (impegno profuso su tutto l’album) ed il solismo di Rob Caggiano. Fight 'Em Til You Can't, nonostante la sua durata impegnativa, finalmente smuove le acque grazie al suo piglio deciso e l’entrata in scena degli uptempo. Le partiture in tempi medi trasudano di energia ed il ritornello ti si conficca in testa per rimanerci. Certo, alcuni momenti “zuccherosi” sono sempre presenti, tuttavia la traccia regge bene e risulterebbe essere ottima dal vivo.

Arrivati a questo punto, l’album subisce una violenta battuta d’arresto a livello di ispirazione. Soprassediamo sul ritornello commerciale al limite dell’hardcore melodico di I’m Alive, canzone banalotta e priva di mordente che si appoggia su prolungati e troppo facili tempi medi. Dagli Anthrax ci si aspetterebbe almeno un prodotto di sostanza e non semplicemente basato su due accordi. Il violoncello di Hymn 1 ci porta alla successiva, oscura In the End. L’introduzione molto evocativa fa ben sperare per poi perdersi in un bicchiere d’acqua con il solito andamento spompo “impreziosito” dalle solite aperture melodiche che sono tutto fuorché tipiche del genere thrash metal. Un genere che se viene inteso nella concezione moderna può essere ritrovato nella marziale The Giant, prevedibile copia-incolla di ciò che andava di moda nel periodo anni 90. Le rullate di Hymn 2 fungono da introduzione a Judas Priest, canzone godibile per il solismo delle chitarre e per l’atmosfera ricreata che in qualche modo guarda costantemente all’hard rock, ma dalla durata eccessiva.

La semi- ballad darkeggianteCrawl possiede già in apertura pesanti influenze riscontrabili nella maggior parte delle band rock moderno/alternativo  in circolazione al giorno d’oggi. Il groove è pesantissimo e di thrash metal neanche l’ombra. Un ritornello quasi “rappato” è sicuramente catchy ma anche ridicolo. Il groove southern rock di The Constant a volte viene spezzato da ottime partiture melodiche e veloci, tipiche del gruppo, ma sono bagliori in un mare di buio.La PanterizzataRevolution Scream fa venire la pelle d’oca e la fine del disco si raggiunge con la cover NewNoise, originariamente dei Refused dalla Svezia. La rivisitazione molto azzeccata di un classico del punk rende onore agli Anthrax in un album piatto come una sogliola.

Worship Music è l’emblema di una band stanca e priva di mordente. Altre uscite del genere sono già state riscontrate recentemente nel mondo del thrash metal e non c’è assolutamente da gioirne. Se avete adorato We’ve Come for You All, allora amerete quest’album ma al contrario, se non sopportate il nuovo corso della band, non fatevi prendere in giro. Sconsigliato ai fan old-school.

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