Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Etichetta: 
SPV Records/Audioglobe
Anno: 
2005
Line-Up: 

- Sel Balamir - chitarra e voce
- Neil Mathony - basso
- Matt Brobin - batteria


Tracklist: 

1. Continuum
2. Into the Space Age
3. For Marcia
4. The Brain Room
5. Everyday Combat
6. Live Human

Amplifier

The Astronaut Dismantles HAL

A distanza di un anno della prima uscita omonima che ha venduto 5000 copie nella sola Gran Bretagna, gli Amplifier ritornano nel 2005 con il nuovo album, The Astronaut Dismantles HAL, proponendo un British Rock di pregevole fattura, vicino come sempre alle soluzioni stilistiche dei connazionali Oceansize.
Nei tre anni precedenti il debutto discografico, la band è riuscita a stendere numerosi pezzi, alcuni dei quali, consolidati, sono stati inseriti in The Astronaut Dismantles HAL, disco particolare già nella copertina spoglia e curiosa.

Sei tracce compongono la mini-opera di 40 minuti e Continuum, la prima di queste, dimostra le ottime doti del gruppo, capace di scrivere una canzone lunga e strutturata perfettamente. Puro Alternative Rock inglese che riprende le influenze di storiche formazioni quali The Police, Mogwai e Massive Attack su tutti. Prodotta in modo impeccabile, la qualità sonora riesce a separare con chiarezza ed efficacia le varie parti di chitarra registrata in studio. Tutto il brano gioca sulle alternanze tra distensioni melodiche, che creano il contesto Oceansize o Red Sparowes, e sezioni più ritmate che rammentano le follie musicali degli americani Tool.
La voce del cantante e chitarrista Sel Balamir è eccezionale, perché espressiva e adeguata in ogni passaggio, senza peccare mai in brillantezza o tono.
Il secondo episodio, Into the Space Age, delinea una netta separazione dall’ambito della prima, poiché la voce diventa modificata elettronicamente e il basso descrive motivi semplici e ritmati, che costituiscono, con la batteria, lo sfondo armonico del pezzo. Meno convincente rispetto a Continuum, questa reminescenza Tooliana gioca parecchio sugli effetti delle chitarre, cupe o stridule ma onnipresenti.

Ritornano le aperture melodiche suadenti e rilassanti nella terza For Marcia, riflessiva e lenta, non lontana dalle soluzioni degli A Perfect Circle di Thirteenth Step: sebbene non sia lunga ed articolata, essa costituisce il capitolo atmosferico che precede la splendida e movimentata The Brain Room, sorprendente nel lavoro delle chitarre, spaziale nell’approccio Effloresce (Oceansize) e quasi angosciante per i suoi pochi secondi. Buoni inserti di elettronica arricchiscono l’alone che The Brain Room trasmette con le sue contorsioni tipiche dell’Alternative.
Everyday Combat permane su toni freschi e spontanei prima di attaccare con le chitarre elettriche, ben curate e adattate al basso in sede studio: molto enigmatica, la traccia propone una voce ancora leggermente soffocata ma alquanto legata al filone British Rock. E anche Live Human permane su questi livelli, rimanendo abbastanza composta e ricercata nella sua direzione.

Forse neanche gli Amplifier stessi si sarebbero aspettati un buon responso dell’album di debutto in tutta Europa e oltreoceano da parte degli appassionati; il futuro sembra porre squisite prospettive davanti alla formazione inglese, già partecipe di alcuni festival europei e concerti insieme ai mostri sacri della musica internazione, quali Deftones, Datsuns, Melissa Auf der Maur, Therapy?, Explosions in the Sky e Oceansize. Dopo il fallimento della Music for Nations, la casa discografica che ha prodotto il primo Amplifier, è la SPV a credere questa volta nel terzetto Alternative, che con questo The Astronaut Dismantles HAL conferma ancora la propria lucidità compositiva, riuscendo a non deludere le aspettative degli intenditori. Nel 2005, a poche settimane da convincenti uscite nel genere, quali quella di Billy Corgan (ex Smashing Pumpkins) e Everyone Into Position degli Oceansize, anche quest’opera degli Amplifier si pone ai vertici dell’Alternative moderno, pur non costituendo uno dei capisaldi dello stile.

NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente