Voto: 
5.8 / 10
Autore: 
Salvo Sciumè
Genere: 
Etichetta: 
Roadrunner Records
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Zakk Wylde - voce, chitarra, basso, piano
- Nick Catanese - chitarra
- John DeServio - basso
- Craig Nunenmacher - batteria

Tracklist: 

1. Concrete Jungle
2. Black Mass Reverends
3. Blacked Out World
4. The Last Goodbye
5. Give Yourself To Me
6. Nothing's The Same
7. Hell Is High
8. New Religion
9. Sick Of It All
10. Faith Is Blind
11. Blood Is Thicker Than Water
12. Devil's Dime
13. Lead Me To Your Door

Black Label Society

Shot To Hell

Fiero scudiero di Ozzy Osbourne, il buon chitarrista Zakk Wylde non ha certo la personalità del suo maestro, e così era inevitabile che una figura tanto ingombrante finisse per influenzare il suo lavoro, e di conseguenza la sua musica, scorrendo infatti tra le note di questo Shot To Hell non sembra particolarmente difficile intravedere soluzioni di sabbathiana memoria, tra atmosfere cupe e riffoni ribbassati, che si accompagnano a qualche mal celato tentativo di modernizzare ed attualizzare il sound. A ciò si aggiunga che siamo al settimo album in altrettanti anni, o circa, più le sue varie collaborazioni in progetti paralleli, ragion per cui forse il crinito chitarrista del New Jersey non ha avuto tempo né per una pausa di riflessione né per aggiornare e rinnovare la sua proposta musicale. Ecco allora che il risultato non poteva che essere questo, un album che troppo segue il precedente percorso musicale della band rischiando di scadere nella monotonia, monotonia che peraltro si intravede all’interno dello stesso lotto di brani, molto simili l’un l’altro, e causata probabilmente da una certa mancanza di idee che si riflette poi nell’eccessivo uso di alcune soluzioni, come il ricorso alle ballad e ai mid-tempos, in alcuni casi anche ben fatti, ma alla fine sempre uguali.

All’interno di quest’ultimo full-lenght partorito dai Black Label Society, gli episodi maggiormente riusciti ed ispirati sono proprio quelli lenti, come The Last Goodbye, una delle migliori ballad mai composte da Wylde, Nothing’s The Same e Sick Of It All, anche queste particolarmente belle, struggenti ed ispirate, anche se maggiormente si avverte l’influenza dell’Osbourne di pezzi come Dreamer o No More Tears, e per chiudere il capitolo ballad un cenno meritano anche la closer Lead Me To Your Door, che si caratterizza per una buona linea melodica, e la noiosa semistrumentale, nonché semiballad, New Religion. Passando invece ai brani più tirati, particolarmente buono sembra il groove potente e la linea southern-style dell’opener Concrete Jungle, peccato però che quando attacca la successiva Black Mass Reverendes sembra quasi di essere all’ascolto sempre della stessa canzone, mentre Zakk, che non brilla certo per originalità, in Blacked Out World riesce ad inventarsi qualcosa di nuovo accompagnando con il suo lamento i riffs del brano stesso, peccato ancora una volta che lo rifaccia poi anche in Give Yourself To Me e in Hell Is High.

Siamo di fronte quindi ad un album di media qualità, caratterizzato da un continuo sali e scendi qualitativo che investe le varie composizioni, e sicuramente ben suonato, che però non convince sotto diversi punti di vista, che vanno da una certa omogeneità di fondo che, come già detto, rischia di annoiare ben presto l’ascoltatore ad una evidente mancanza di idee, proprio questa forse causa della monotonia che un po’ caratterizza Shot To Hell.

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