Voto: 
8.1 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Etichetta: 
The End Records/VME
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Daniel Cardoso – Chitarra, Basso, Batteria, Tastiera, Produzione, Musiche
- Kristoffer Rygg (Garm) – Voce, Testi

Tracklist: 

1- Baby Blue (6:37)
2 - Skin Flick (4:23)
3- Masterpiece (of Art) (3:33)
4- Blunt Instrumental (3:48)
5- It Hurts (3:59)
6- Watergate (3:40)
7- Seven (4:00)
8- Kill Me (2:07)
9- Wonderworld (3:38)
10- Rapid Eye Movement (4:47)
11- Falling on Sleep (4:45)

Head Control System

Murder Nature

Eccola qui, l’ennesima sorpresa di questo prolifico 2006: il suo nome è “Murder Nature”, gli autori sono gli Head Control System, un duo internazionale dietro cui si celano i talenti del portoghese Daniel Cardoso e del norvegese Krystoffer Rygg.
Il primo è un sorprendente venticinquenne poli-strumentista, produttore e richiesto session-musician, attivo in passato con diversi progetti in ambito Metal Estremo, mentre il secondo è un personaggio attorno al quale gravita un alone quasi ‘mistico’ per i suoi straordinari trascorsi musicali, essendo “Garm” Rygg la mente dei poliedrici Ulver ed, in passato, cantante di bands quali Arcturus e Borknagar, nonché collaboratore e guest per parecchi altri artisti dallo svariato background musicale – quest’anno, ad esempio, lo abbiamo visto fare una comparsata sull’ambizioso “The Adversary” del connazionale Ihsahn.

Cosa ci si potrebbe aspettare da un progetto dai simili presupposti? Tutto e niente, verrebbe da rispondere, visto quanto i musicisti coinvolti sappiano essere eclettici: l’unica cosa prevedibile era la qualità (alta, ovviamente) della musica, mentre tutto il resto, compreso lo stile, era avvolto in un’insondabile nebulosa, e l’aura arguta ed ironica che circonda il progetto non poteva che aumentare la curiosità degli interessati.
Ma andiamo al punto focale della recensione, ovvero i tre quarti d’ora di musica contenuta nel dischetto editto negli States da The End Records e in Europa da V.M.E.
Innanzi tutto è importante precisare come “Murder Nature” sia un disco dalla spiccata personalità, che non teme confronti con gruppi ben più blasonati e che si presenta a testa alta, sfacciato, maturo e dotato di una certa ‘unicità’; parlando di stile musicale, “Murder Nature” si potrebbe catalogare come Alternative Metal, come ideale punto di congiunzione fra le soluzioni cervellotiche e non lineari dei Meshuggah e quelle più dirette e coinvolgenti dei Deftones, come un connubio tra il feeling cinematografico e avanguardistico degli ultimi Ulver e l’atmosfera progressiva dei Tool. Tutto ciò senza che questo disco richiami direttamente e fortemente nessuno dei gruppi; è il caso, invece, in cui queste influenze vengono unite e sviluppate in un unico coro che grida “Head Control System” ad ogni respiro, cambiando faccia brano dopo brano senza perdere un briciolo in coerenza ed omogeneità.
Insomma, è un disco “gustoso”, che alterna sezioni groovy a momenti dalla spiccata drammaticità, sempre mantenendo una ricercata “via di mezzo” fra la complessità e l’immediatezza, e risultando pertanto, se mi è consentito proseguire nella metafora culinaria, come un piatto che si assapora con estremo piacere, che invoglia soprattutto per la sua capacità di unire in un gusto particolarissimo svariati sapori, la cui provenienza originaria si riesce ancora ad intuire, ma che sono stati amalgamati in maniera da risultare inediti e perfettamente inseriti in un nuovo contesto collettivo.

Ciliegina sulla torta è il canto di Garm, istronico come sempre e continuamente ondeggiante fra sospiri enigmatici, falsetti teatrali, sezioni filtrate e attacchi aggressivi: lo stile vocale è in continua evoluzione e le melodie dipinte dal trentenne norvegese sono stuzzicanti e convincenti. Ma se dopo tutti questi anni le qualità di Garm sono oramai palesi, a sorprendere è il suo giovane ‘partner in crime’ portoghese, autore di una prestazione convincente in tutti i reparti: dalla batteria, suo strumento primario (formidabile per potenza l’attacco di doppia cassa nel finale di “Baby Blue”) al corposo e dinamico basso, dalle tastiere di sottofondo alle chitarre, graffianti nei riff, liquide negli arpeggi e precise negli assoli; inoltre non è da dimenticare il suo lavoro in fase di produzione, che si assesta indubbiamente su livelli d’eccellenza.

Una più indovinata dell’altra, le canzoni sorprendono praticamente tutte e undici, tra episodi più particolari ed altri più in linea con le coordinate generali del progetto; ideale per essere introdotti al gruppo può essere la seconda, accessibile, “Skin Flick”, l’unico pezzo a richiamare in modo abbastanza esplicito il suono del gruppo di Maynard James Keenan, mentre già con la successiva “Masterpiece (of Art)”, i due girano tutte quante le carte in tavola, con un brano che parte da un introduzione quasi a-là Isis per poi esplodere in un vortice Nu-Metal di devastante potenza ed aggressività, intervallato come da premessa da sezioni atmosferiche e assoli acidissimi.
Importante anche il contributo delle strumentali, in cui traspare un’attitudine per certi versi accostabile al Post-Rock più pesante: “Blunt Instrumental” è sorretta da una chitarra rude ed ipnotica, su cui gocce di pianoforte disegnano melodie effimere ed estemporanee, mentre “Kill Me” svolazza tra l’elettricità dei Mogwai e l’atmosfera onirica dei Sigur Ròs, e la conclusiva “Falling on Sleep” si propone quale punto di congiunzione fra le vibrazioni dei due brani appena citati.
Arpeggi reiterati, riffing a più strati e loops sotterranei sono i fondamenti su cui si basano i brani centrali del disco, tra cui una poderosa “Watergate”, con un Garm camaleontico che sforna un ritornello vincente su tutti i fronti, e una “Seven” (candidata con grandi probabilità di vittoria quale track migliore del lotto) per la quale si potrebbero sprecare decine di aggettivi entusiastici, e una “WonderWorld” che mischia un feeling dissonante e apocalittico, intelligenti controcori e doppie voci, intrecci chitarristici di gran pregio e, nel finale, vocine sintetizzate quasi aliene: un brano che rivela nuovi particolari ad ogni ascolto.

In generale, la lunghezza dei brani non è eccessiva e i due non si fanno mai prendere la mano, restando fedeli al concept che vuole il disco non solo ricercato, ma anche capace di colpire l’ascoltatore già ai primi ascolti; sui dischi cui Rygg partecipa di solito si osa maggiormente in senso sperimentale, ma qui si sente il contributo di Cardoso, attento a non finire fuori strada: può essere l’unico difetto importante riscontrabile in questo disco, ma solo per coloro i quali cercano l’esperimento ad ogni costo, mentre gli altri lo troveranno un pregio in più.
C’è poco da fare, quando sono presenti il talento e il gusto (e in questo progetto si sprecano...) i confini musicali sbiadiscono, lasciando spazio a qualcosa che si può solamente chiamare ‘grande musica’, in questo caso specifico un Rock caratterizzato da un livello tecnico/compositivo superiore alla media e da un impatto emozionale non indifferente. “Murder Nature” è uno dei dischi più convincenti dell’anno ed è consigliato, oltre ai ‘feticisti’ dei progetti di Kristoffer ‘Garm’ Rygg, che troveranno il loro beniamino pronto a dare spettacolo anche in un ambito per lui inedito, anche agli amanti dell’Alternative Rock/Metal, che potrebbero imbattersi in una creatura capace di affascinarli.
Cameriere, ne vorremmo ancora...


LINKS PER L’ASCOLTO:
MySpace del gruppo (3 brani da ascoltare in streaming)

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