Dopo aver conquistato il grande pubblico con il clamoroso colpo di genio dato da Born Slippy (punta di diamante della colonna sonora di Trainspotting), gli Underworld di Karl Hyde e Rick Smith, pionieri dell'elettronica inglese e mondiale, sfornano nel 1999 il loro indiscusso capolavoro: Beaucoup Fish è un viaggio onirico e imprevedibile in undici tappe, che sfondano la barriera che rinchiudeva la loro musica nella stereotipata concezione di un genere semplicemente da ballare scompostamente, e su cui limitarsi a sfogare le frustrazioni della quotidianità per qualche ora in un club. E' sufficiente anche un primo ascolto, superficiale e accennato, per rendersi conto che Beaucoup Fish è un disco tutt'altro che semplice: le sue sonorità, piene e variegate e allo stesso tempo così scarne, prive di calore, fredde, disorientano le orecchie e le menti non abituate a scontrarsi con soluzioni sperimentali e innovative. E' necessario dunque calarsi in profondità, dapprima in punta di piedi, e con estrema cautela, nel mondo che gli Underworld ci spalancano dinanzi; e a quel punto, sarà naturale e spontaneo lasciarsi trasportare.
Il percorso si inaugura con gli undici, affascinanti minuti di Cups: archi lontani introducono una ritmica acidula ma coinvolgente, su cui si innestano una melodia soffice, quasi blueseggiante, e la voce di Karl Hyde, filtrata e svuotata di ogni impronta terrestre; il cammino è lento e graduale, fino ad una esplosiva apoteosi conclusiva che, dalla sua ultima nota, si collega direttamente con Push Upstairs. Questa seconda traccia (singolo di traino di Beaucoup Fish) è e rimane tra le più amate di sempre nel repertorio della band: il cantato martellante, minaccioso e ossessivo di Hyde sembra calare sull'ascoltatore insieme al beat penetrante e articolato, e a un distorto sample di pianoforte. Una nota di merito va ai testi di questo album, e di tutta la produzione: una cascata di parole spiazzante e spesso commovente nella sua sincerità, nel suo scorrere come un fiume impetuoso; un flusso di coscienza decadente, il canto perenne dell'individuo urbano e disumanizzato. Alla terza traccia Jumbo, più distesa e sognante nella sua elegante architettura, seguono dapprima la metallica Shudder/King Of Snake, e poi un interessante binomio di riflessione e di monologo interiore, formato da Winjer e Skym: pad morbidi e raffinati fanno da sfondo alla voce e alle parole di un malinconico Hyde, sempre perfetto e ammaliante nell'intonazione e nello stile, senza mai risultare esagerato o forzatamente interpretativo. La settima Bruce Lee, con la sua cadenza decisa e la sua linea vocale quasi rappata, ci offre una parentesi divertente ed esaltante, per poi passare il testimone a Kittens, un concentrato strumentale di elettronica pura e senza compromessi. Non manca un'azzeccata sfumatura ambient con Push Downstairs, sorta di remix/reprise della gemella Push Upstairs, eppure diversa perché caratterizzata da un incedere lento e mesto e da alcune aggiunte a livello lirico. Anche la chitarra di Karl Hyde trova il suo tempo e il suo spazio nella decima Somethin' Like A Mama; ma è il botto finale che davvero ci attende, e che si manifesta nell'immane Moaner, delirio paranoico e martellante, tuttavia magistralmente costruito, di disarmonie e dissonanze sintentiche, di tastiere ed effetti roboanti, e di battiti spietatamente accelerati. Il tutto condito con una delle più ipnotiche orazioni di Karl Hyde, che da una partenza mormorata, ironicamente dolce, arriva quasi a gridare nei timpani dell'ascoltatore la sua rabbia senza nome, la sua assurda disperazione. E poi, ecco che la gita in questo universo parallelo si conclude, di punto in bianco, così come è iniziata. Beaucoup Fish è qualcosa di più di un disco. E' un'esperienza, una trasmigrazione, e la si consiglia a chiunque (senza distinzioni di sesso, età, storia, passato) voglia evadere, almeno per un'ora, dalle sue piccole certezze, frantumando i cardini di ciò che normalmente chiama "vita".
LINE UP: - Darren Emerson - tastiera, mixaggio - Karl Hyde - voce, chitarra - Rick Smith - tastiera
TRACKLIST: 1. Cups (11:45) 2. Push Upstairs (04:34) 3. Jumbo (06:57) 4. Shudder/King Of Snake (09:30) 5. Winjer (04:30) 6. Skym (04:07) 7. Bruce Lee (04:43) 8. Kittens (07:30) 9. Push Downstairs (06:30) 10. Something Like A Mama (06:37) 11. Moaner (07:38)
Una delle opere più trascinanti e influenti dell'elettronica di fine anni '90. Sarebbe inutile contare i progetti e i producer influenzati dagli Underworld. Bella rece.