Quasi dieci anni separano Wavering Radiant dal timido ma intenso Celestial, debutto discografico di una delle formazioni che più verranno ricordate per il prezioso contributo dato alla scena sperimentale a noi contemporanea. Innumerevoli sono i mutamenti intervenuti in questo lungo cammino che ha visto succedersi piccoli gioielli carichi di sensibilità stilistica e frutto di una costante ricerca di equilibri strutturali a cavallo tra Sludge, Hardcore e, più recentemente, Post Rock; nonostante le sonorità degli Isis si siano trasformate negli anni, pervenendo a lidi spesso inesplorati, la band ha sempre rappresentato un solido punto di riferimento per gran parte delle formazioni Post Hardcore che sono gradualmente affiorate in questi ultimi anni, sia nella scena d’oltreoceano (californiana soprattutto) che in quella europea. Tuttavia, quando giunge il momento di una nuova pubblicazione per la band originaria di Boston, è sempre complesso rapportarla ad una discografia ricca di perle raffinate ed eleganti come la coppia Oceanic - Panopticon; è questo il caso di Wavering Radiant, che cerca di porsi come naturale evoluzione dei timbri sperimentati dagli Isis nel precedente In The Absence Of Truth, senza però conseguire il risultato tanto atteso.
Era difficile farsi carico per un lavoro come Wavering Radiant di continuare a portare alta la bandiera tessuta dall’antecedente trilogia, anche per via delle altre uscite discografiche che hanno costellato il panorama Post Hardcore internazionale. Anche i maestri infatti non possono essere sempre impeccabili, mantenendo inalterato l’elevato livello qualitativo di ciascuna loro opera e per quasi tutte le bands sopraggiunge un periodo di mediocrità anche all’interno di una carriera onorevole. Wavering Radiant purtroppo non riesce a convincere fin dal suo incipit con Hall Of The Dead, perché gli Isis si trovano a dover scegliere tra una matrice Hardcore più incisiva e un’evoluzione Post Rock onirica e spontanea. E se in album come Panopticon e In The Absence Of Truth questa commistione era risultata vincente grazie all’alternanza di momenti distorti ed opprimenti con interludi atmosferici ed avvolgenti, in Wavering Radiant si cerca una soluzione intermedia, che non è in grado di regalare le stesse sensazioni. Le due diverse anime degli Isis cercano di emergere contemporaneamente, soffocandosi l’un l’altra in capitoli insapori come l’opener o la seguente Ghost Key, forzatamente proiettata verso una sfera sperimentale estranea anche allo stesso quintetto di Boston. A salvare un disco in caduta libera intervengono alcuni brani memori dei fasti del passato, come il tenebroso 20 Minutes / 40 Years, capace di alimentare i chiaroscuri presenti in storici pezzi come In Fiction, e il conclusivo Threshold Of Transformation, che rievoca in maniera almeno percettibile la matrice Hardcore di cui l’immenso Oceanic era intriso. Per quanto riguarda la parte centrale di Wavering Radiant, regnano soluzioni già sperimentate, come l’impiego dell’elettronica sottomarina o dei fraseggi derivati dal Post Rock più ibrido: solo i momenti più impetuosi di Stone To Wake A Serpent sono degni dell’alone irrespirabile e rimbombante della maestosa So Did We, ma per brani come Hand Of The Host non c’è possibilità di risalita. La voce di Aaron Turner trova il proprio ambiente naturale nelle sonorità vellutate del Post Rock o nel disperato lamento Hardcore, ma non riesce a contemplare la fusione delle due correnti stilistiche; al di là di questo elemento, la complessità strutturale e la componente strumentale rimangono il vero punto di forza degli Isis, che sul lato tecnico sanno sempre garantire intrecci di notevole rilievo (come dimostra ancora Stone To Wake A Serprent, la traccia migliore e più variegata dell'opera).
Wavering Radiant non costituisce di certo l’esempio più emblematico di pessimo risultato compositivo nel panorama Post Hardcore odierno, perché altre celebri bands hanno realizzato episodi discografici ancora meno validi e dal sapore più banale, ma comunque non consente di gridare al capolavoro così come era avvenuto più volte in passato. Unica vera nota a favore della band statunitense in questo quinto capitolo discografico è la costante cura che viene riservata all’ambito della registrazione e della produzione, che hanno sempre rappresentato il veicolo più efficace per diffondere gli splendidi chiaroscuri degli Isis, purtroppo poco condotti all’estremo in Wavering Radiant.
TRACKLIST: 1. Hall of the Dead (07:41) 2. Ghost Key (08:31) 3. Hand of the Host (10:45) 4. Wavering Radiant (01:50) 5. Stone to Wake a Serpent (08:33) 6. 20 Minutes / 40 Years (07:07) 7. Threshold of Transformation (09:53)
anche io mi trovo a dover alzare nuovamente il voto...è un album che come dice Nakki da assuefazione, difficilmente riesco a staccarmene...grandissimi ISIS ancora una volta!
Mi vedo costretto ad alzare il voto.Sono entrato completamente nelle atmosfere di questo disco e devo dire che mi piace molto l'inserimento di parti molto psichedeliche in certe punti veramente astrali come in Hall of the Dead min 4.26.Ora il disco rispetto ai suoi predecessori mi suona più snello.Mi sono come dire assuefatto a questo "nuovo" suono isis.Questo disco lo sto ascoltando da mesi senza interruzione.Vado controcorrente ma secondo me è stato molto frainteso e mal giudicato
Inizialmente anche a me erano venuti dei dubbi su questo nuovo disco degli isis e anche a me sembrava poco incisivo,come se scorresse senza lasciare traccia.Poi riascoltato settimane dopo devo ammettere che me lo sono goduto eccome
premetto che per quanto mi riguarda gli isis sono tra le migliori realtà musicali attualmente in giro e panopticon uno dei migliori album mai scritti. questo wavering radiant ai primi ascolti mi aveva lasciato piuttosto indifferente, non riusciva a prendermi per mano e trascinarmi nelle atmosfere che gli altri lavori della band erano riusciti a creare. Ad un attento e paziente ascolto mi si è aperto completamente e mi si è rivelato in tutta la sua bellezza. si tratta di un altro magnifico lavoro, meno di impatto e meno accessibiile e per questo merita una attenzione ancora maggiore. penso che proprio i primi 3 brani siano tra i migliori del disco ("hand of the host" penso sia proprio uno dei capitoli migliori), mentre l'unica canzone che non mi ha convinto è "stone to wake a serpent", non ha spessore mi pare un riempitivo.con 20 minutes torniamo in alto per poi salire ulteriormente con la bellissima traccia di chiusura. se posso permettermi di dare un consiglio ai fan di questa band: se avete amato i precedenti lavori, spendete un po' di tempo nell'ascolto di questo e vedrete che non ne rimarrete delusi.
Concordo con Crimson e con la recensione. Strappa la sufficienza per alcuni episodi degni di nota alla fine, ma l'inizio e buona parte della sezione centrale è fin troppo pesante e monotona...
D'accordo su tutto, recensione ottimamente scritta. Gli Isis sono in calo, ma è fisiologico. In ogni caso, voto 10 sia a "Ghost Key" che all'ascesa strumentale di "Threshold Of Transformation".
l'ho ascoltato una sola volta, devo dire che non mi ha fatto un'impressione negativa, ma neanche mi ha convinto moltissimo, insomma diciamo che mi è sembrato discreto e nulla più ma infondo come è stato già detto ci può stare.
Gran buon disco che presenta brani interessanti e un sound rinnovato per gli Isis: se ITAOT (per quanto gran bello, a mio parere) era nient'altro che un Panopticon rivisto, più atmosfericamente, in chiave 'tool+postrock' questo nuovo tenta di buttar dentro un certo numero di cose nuove - una voce pulita sempre più utilizzata, tastiere onnipresenti, il basso più importante della batteria (a differenza di ITAOT, in cui era vero il contrario), spunti progressivi piuttosto che crescendo postrock, arrangiamenti e suoni curati in maniera maniacale, ecc.
Non sempre si viaggia su livelli d'eccellenza (Hand of the Host dopo un po' annoia, ad esempio) e si ha come la sensazione che sia un momento di 'transizione' (mentre ITAOT era stato un album statico, di 'approfondimento' e perfezionamento) ma al di là di questo abbiamo comunque delle buone composizioni, su cui svetta un trittico finale da urlo.
Siamo lontani dalle vette di Oceanic e Panopticon, ma Wavering Radiant è comunque un disco di gran qualità.
Davvero poco incisivo; scorre senza lasciare nulla di memorabile. D'altronde però non si può recriminare nulla contro un gruppo che ha rivoluzionato la musica estrema sperimentale degli ultimi 10 anni: il passo falso (che poi tutto falso non è) ci può stare.