Anno 1977, Londra, Inghilterra. Così come stava accadendo a New York grazie alla musica dei Ramones, anche in Inghilterra le raffinatezze strumentali suonavano tanto vuote e per niente adatte a quella gioventù allo sbando, tanto arrabbiata e nichilista, che voleva l'abbattimento assoluto degli idoli, o meglio il loro totale rifiuto: volevano la non-musica, il chaos strumentale; in una sola parola: il Punk. La perfetta colonna sonora di quel disgusto erano le nuove sonorità che venivano da oltreoceano: distorte, irresistibili e veloci, dirette come un pugno nello stomaco almeno quanto le altre erano ormai vuote e sfiancate. Rifiuto e disgusto, dunque, il Punk era tutto questo e in una situazione simile lo sbocco naturale non poteva essere che questo LP: Never Mind The Bollocks, unico vero disco dei Sex Pistols nonchè disco portabandiera del Punk'77 "made in England". Perchè? Vediamolo insieme.
Non si può certo affermare che questo cd sia il miglior cd Punk mai realizzato, forse nemmeno quello più riuscito per quanto riguarda le liriche, nè tantomeno si può dire a proposito della parte strumentale, ma sta di fatto che i Sex Pistols hanno saputo impersonare alla perfezione la figura dei "punk" che stava emergendo in quel periodo tanto buio della storia inglese, grazie soprattutto alla secessione all'arricchimento della borghesia ai danni del proletariato. E così accadde che un lungimirante proprietario di un negozio di vestiti nel centro di Londra, tale Malcom McLaren, raggruppò quattro derelitti come Johnny Rotten (soprannominato così per lo stato pietoso dei suoi denti marci) e compagnia bella per incidere quel cd che tanto avrebbe lasciato spiazzata l'opinione pubblica. Il titolo è tutto un programma: la leggenda vuole che, avendogli chiesto J. Rotten quale sarebbe stato il titolo dell'album, Malcom rispose "sbattitene i coglioni", ovvero "never mind the bollocks". Successivamente il bassista Glen Matlock fu ostracizzato dai Pistols, per via della sua insana passione per i Beatles, e sostituito dal ben più "punk" Sid Vicious, un ventenne nichilista con problemi di alcol e droga, che amava tagliuzzarsi gli avambracci e il petto per "boredom" (="noia", parola chiave del Punk settantasettino). Sono queste le premesse che hanno fatto di Never Mind The Bollocks, uno dei primi dischi Punk di sempre, forse il più rappresentativo, sia della scena di allora, sia probabilmente della storia intera del genere.
Per quanto riguarda l'aspetto musicale dell'album, le melodie sono alquanto semplici e gli strumenti suonati in maniera grezza, ma d'altro canto la parte strumentale rispetta al meglio sia la figura della band sia le liriche, le quali trattano di anarchia, negazione, uccisione di ogni idolo, "no future", nichilismo e rivolta. In mezzo a tutto questo un bel God Save The Queen ironico ci sta alla perfezione: non a caso è proprio questa la canzone che, insieme all'inno Anarchy In The UK, ha fatto conoscere i Sex Pistols a tutto il mondo. Pezzi al fulmicotone, perfettamente rappresentanti di quel Punk becero e sguaiato di cui il grupppo inglese si fece portavoce, sono anche No Feelings, Pretty Vacant,E.M.I., Holidays In The Sun, solo per fare qualche nome. Sì, perchè in realtà l'intera scaletta del disco, dodici scheggie sparate una dopo l'altra, merita di essere ascoltata e presa in considerazione, dal momento che un album come questo non potrà mai essere considerato un semplice insieme di tracce, bensì un'opera ben compatta e costante, sia nell'ispirazione sia nella genialità psicopatica delle liriche.
Il gruppo oltre a questo disco non produsse praticamente nient'altro, travolto dalle liti, dalla stupida sostituzione dell'ispirato Glen Matlock con il delirante Sid Vicious (che pure qui compare in alcune tracce) e dalla loro stessa incoscienza. Questo disco pertanto E' i Sex Pistols. Loro Bruciarono in fretta, come le loro canzoni, come lo stesso Punk 1977 duro e puro, ed anche in questo I Sex Pistols sono stati esemplari. Una frase storica a proposito della band di Johnny Rotten la pronunciò Frank Zappa, che osservò: "I punk dicono: Ok, noi suoniamo distorto e veloce e allora? Ecco, a me piace quel: e allora?". Never Mind The Bollocks è appunto un gigantesco: "E allora?".
LINE UP: - Steve Jones - chitarra - Paul Cook - batteria - Glen Matlock / Sid Vicious - basso - Johnny Rotten - voce
TRACKLIST: 1. Holidays In The Sun 2. Bodies 3. No Feelings 4. Liar 5. Problems 6. God Save The Queen 7. Seventeen 8. Anarchy In The UK 9. Submission 10. Pretty Vacant 11. New York 12. E.M.I.
Simbolo di un movimento che, seppur in soli due anni, ha indelebilmente segnato la storia della musica. I Pistols più che un gruppo (lo saranno stati per qualche mese, forse) mi sono sempre sembrati una marionetta commerciale, un mero trend, una moda giovanile ideata ed esasperata da Malcolm McLaren. In ogni caso la storia l'hanno fatta e Never Mind The Bollocks rimane un disco seminale, oltre che piacevolmente ascoltabile, anche a 30 anni di distanza.
Ascoltato più volte di recente, alzo un pò il voto, ma rimango sempre dell'idea che i Sex Pistols siano stati più che altro un fenomeno generazionale, e che Ramones e Clash rispetto a loro siano su un altro pianeta. Ciò non toglie che le varie Anarchy in the UK, EMI o God Save The Queen siano davvero divertenti.
questa è storia, e inutile farsi fighi dando votini da critico, i sex pistols hanno IMPOSTATO il sound del punk classico, senza alcuna influenza, niente surf rock e semplicismo dei ramones, niente reggae e dub cm i clash, e nn hanno nemmeno inventato niente come jam, stooges, mc5 e NY dolls, ma il loro sound è diventato IL sound punk rock per eccellenza
D'accordo con Belzebub e The Reaper, un buon gruppo sì, ma generazionale e sopravvalutato, i Ramones sono un altro pianeta. Cmq questo è un bell'album.
Condivido quanto detto da Andrea: i Sex Pistols sono due canzoni e nulla più. Clash e Ramones non vanno neanche posti a livello di Rotten e soci, sono due pianeti diversi. Il Punk che io amo è ben altro.
Non mi riferivo alla loro storia e ai loro meriti non-musicali. Questo è un sito di recensioni musicali, e pertanto ho voluto commentare l'album secondo la musica, non per tutta la loro storia e la loro influenza.
le due canzoni punk più inflazionate della storia del rock in generale non mi sembrano motivo di esaltazione. alla fine erano un gruppo d'impatto, grandi show-men sul palco, ma la sostanza, estrapolata dai live, era poca. due bei testi, due inni puri, ma poco altro... mi speigo, basta sentirsi clash e ramones per avvertirne l'abisso
Lo trovo incredibilmente sopravvalutato; certo un bel disco ma _musicalmente parlando_ i Sex pistols non erano grandiosi. Non capite male: non mi riferisco alla tecnica, ma alle loro capacità "compositive"...
Disco rivoluzionario. Certo, il punk non l'hanno inventato loro, ma sono stati il fenomeno social-musicale con il rapporto durata/impatto più devastante della storia del rock: nemmeno un anno di attività, un solo album, ma hanno stabilito un nuovo punto zero nella musica (e non solo) europea (e non solo). Ha influenzato così tanto la musica che suona ancora adesso godibile e attuale.
Il testo di Anarchy In The UK è uno di quelli da sapere a memoria, l'anthem per eccellenza.