Miles Cooper Seaton & C+C=Maxigross
Interzona, Verona – 14 marzo 2015

Che i C+C fossero una delle più interessanti band italiane degli ultimi anni lo sapevamo già, ma - per i tanti non veronesi che ancora non li avevano visti on stage - il loro impatto live, la presenza scenica e lo spirito con cui vivono lo show è qualcosa di davvero debordante.

Non si deve pensare ai C+C come a uno dei tanti prodotti 'esotici' che l'(ormai già non più nuova) ondata weird folk abbia partorito - quello semmai è stato in passato un trampolino ed è oggi un valore aggiunto alla loro proposta – ma a una vera alternativa a possibili percorsi psichedelici lontani tanto dalle asperità delle heavy bands che dalle trame oscure dei cugini della cosiddetta 'italian occult psychedelia'.

Sono solari e sorridenti i nostri montanari della Lessinia, suonare è per loro un atto estremo di gioia da condividere e la partecipazione almeno mentalmente va diretta agli acts cui non assisteremo mai perché non abbiamo la macchina del tempo che ci riporta alla California del '67-'69.
Crazy Horse o Grateful Dead a questo punto poco importa poiché il riflesso della memoria è solo indiretto, a loro come a noi non interessa certamente alcuna sorta di revival altrimenti stasera non avrebbero condiviso il palco con Miles Cooper Seaton degli Akron/ Family.
Se abbiano provato insieme i brani proposti tanto, poco o nulla non mi è dato sapere, ma anche questo è un fattore trascurabile poiché l'affinità, la voglia di sperimentare, di partecipare e l'attitudine tutta è stata superiore a qualsiasi calcolo.
Diciamo pure fratellanza, senza tema di passare per degli ecumenici del rock and roll.

Il set solista di Miles Cooper Seaton dopo quello dei Cru On Space è stato altrettanto intenso, anche se in maniera completamente differente.

Solo voce e corde di elettrica pizzicate all'inizio hanno generato da subito un dramma cosmico/floydiano, seguito da un brano tutto chitarra e loop-station che ha saturato l'aria senza tirarla inutilmente a lungo come nel peggior post-rock. Notevole anche il simil-blues minimalista alla Lanegan ed il gran finale con coinvolgimento del pubblico impegnato in un coro a cappella continuato anche senza l'artista sul palco.

Probabile che la collaborazione continui anche in futuro ed intanto bravi tutti, dagli organizzatori (Interzona) agli artisti al pubblico accorso numeroso come nelle grandi occasioni che una delle poche isole felici della musica underground di Verona ancora offre.

 

Reviewer: 
A. Giulio Magliulo
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