Ufomammut | Snailking | RockLine.it
Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Iacopo Fonte
Genere: 
Etichetta: 
Music Cartel
Anno: 
2004
Line-Up: 

- LeGof - synth, effetti, backing vocals
- Poia - chitarre
- Urlo - basso, voce
- Vita - batteria

 

Tracklist: 

1. Blotch (6:06)
2. Hopscotch (3:00)
3. Lacrimosa (6:50)
4. Odio (8:21)
5. God (6:15)
6. Alcool (4:08)
7. Braindome (6:08)
8. Demontain (28:06)

Ufomammut

Snailking

Lo scenario underground italiano con gli Ufomammut vede un interprete molto valido dello Stoner, genere molto particolare, via di mezzo tra il Doom e la Psichedelia, che con questo gruppo raggiunge un ottimo livello di elaborazione. La formazione riesce infatti ad assimilare dal classico doom, un generale senso di tristezza, malinconia, unità a un’atmosfera sognante, irreale determinata invece da risvolti tipicamente elettronici psichedelici. Così esce il secondo lavoro del gruppo italiano, Snailking, datato 2004, prodotto dalla Music Cartel. Emblema di questa caratteristica stilistica è la prima track dell’album, Blotch, che dichiara palesemente una certa affinità addirittura con i venerabili Pink Floyd.

Parecchie delle songs successive poi sono caratterizzate da un generale senso di torpore, coadiuvato da un complesso vocale molto particolare che rimane sempre quasi in sottofondo come è il caso della terza e quarta track dell’opera. Un sound molto interessante quindi che lascia tantissimo spazio alla fantasia e che predilige delle sonorità non certo comuni. Le stesse sonorità che rendono gli Ufomammut tra i casi più rilevanti al momento in Italia, relativamente a questo genere.

Le canzoni sono tutte di media durata intorno ai sei minuti con a parte l’ultima monumentale track dell’album, di ben ventotto minuti. Ognuna di esse si presenta con caratteristiche proprie, legate le une alle altre da un generale senso di romanticismo, direttamente proiettate in uno scenario irreale, sognante. Ed è proprio la perdita del senso del tempo che marchia questa opera. Di conseguenza il vocal un po’ rauco raggiunge perfettamente questo scopo. Oltre alla voce anche il resto dei componenti appaiono “inquinati” con, come punto di forza, una notevole varietà sonora. L’insieme strumentale poi si dilunga sempre senza eccessive accelerazioni, ma al contrario appare molto trascinato. Le chitarre in particolare sono sempre disturbate, anche se mai pesanti e guidano il sound del gruppo in numerose tracks come è il caso di Lacrimosa. Questo brano inoltre risulta davvero molto interessante per l’alone di mistero che la avvolge e per l’aspetto riflessivo che in parte riassume il gruppo.

In complesso la band è veramente soddisfacente. In molti punti se vogliamo si può definire quest'opera come un ritorno al sound della precedente tradizione, inerente il rock anni ’70, unito a risoluzioni ritmiche e a effetti sonori più moderni. Un lavoro quindi originale, apprezzabile che soddisfa ampiamente la critica e il pubblico.
 

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