Tre Allegri Ragazzi Morti | Primitivi Del Futuro | RockLine.it
Voto: 
5.5 / 10
Autore: 
Damiano Cembali
Genere: 
Etichetta: 
La Tempesta
Anno: 
2010
Line-Up: 

:
- Davide Toffolo – voce, chitarra
- Entico Molteni – basso
- Luca Masseroni – batteria 

Tracklist: 

:
01. La ballata delle ossa
02. Mina
03. Puoi dirlo a tutti
04. So che presto finirà
05. L'ultima rivolta nel quartiere Villanova non ha fatto feriti
06. La Cattedrale di Palermo
07. La faccia della luna
08. Questo è il ritorno di Gianni boy
09. Codalunga
10. Rifare
11. Primitivi del futuro

Tre Allegri Ragazzi Morti

Primitivi Del Futuro

“La memoria non è quello che ricordi della storia passata,
è qualcosa di più profondo che ha a che fare con la memoria del mondo”


Cosa può spingere una delle più interessanti ed acute formazioni del panorama punk/alternativo italiano a proporre così, all’improvviso, un disco roots/reggae? Inutile chiederselo se i soggetti in questione sono i Tre Allegri Ragazzi Morti: un viaggio liberatorio, una meta suggestiva (Cuba), un’ispirazione improvvisa. Primitivi Del Futuro, questo il titolo del loro nuovo capitolo discografico, costituisce un unicum assoluto nella loro ultradecennale carriera e certamente non mancherà di far discutere, sia la fan base più irriducibile, sia quanti apprezzano quel certo tipo di sonorità afro-caraibica, che certamente non gode più dell’appeal mediatico di cui poteva disporre in passato. Al di là delle più ovvie premesse, il risultato finale della sperimentazione condotta dalla band friulana è alquanto deludente: nonostante l’indubbia originalità e la solita potenza enigmatica delle liriche, Primitivi Dal Futuro sembra aver smarrito la spontaneità melodica e interpretativa che contraddistingueva i suoi predecessori, sembra rincorrere a tutti costi sfumature e ricami che evidentemente non appartengono ancora al dna musicale del trio tricolore, sembra soprattutto rinunciare consapevolmente (e, per questo, forse, persino colpevolmente) all’immediatezza irriverente e sfrontata della combinazione costituita da musica e parole.

Per la verità, da quanto appena detto si potrebbero dedurre i connotati di un vero e proprio tracollo, ma così non è: la verità che traspare è, piuttosto, un profondo senso di delusione che nasce non dalla scelta, tanto ardita quando stuzzicante, di volgersi a canoni stilistici inediti, quanto dal risultato finale, ampiamente al di sotto delle indubbie potenzialità della band; anzi, proprio il coraggio manifestato in una svolta così radicale è semmai motivo di merito, e quindi attenuante, e non, affatto, di ulteriore asprezza o condanna. Proprio questa considerazione è forse il punto focale della nostra opinione, in quanto non vorremmo assolutamente che Tre Allegri Ragazzi Morti abbandonassero immediatamente questo suggestivo percorso per fare ritorno ai sentieri già battuti; al contrario, proprio la frustrazione che si accompagna ad un’uscita ahinoi noiosa come Primitivi Del Futuro è proprio frutto della nostra profonda fiducia nelle potenzialità della band friulana, della convinzione che quest’ultima avrebbe potuto dare alle stampe un album nettamente migliore, ed è proprio questo il nostro principale augurio. Del resto, la prova tangibile che le possibilità effettivamente ci sarebbero, sono pezzi quali la grintosa Puoi dirlo a tutti, dal chorus semplicemente memorabile (“Puoi dirlo a tutti che sono stato io a farti un occhio nero con la matita blu”), la violenta So che presto finirà, anch’essa di grandissimo impatto emotivo (“Di che cosa mi stai parlando? Di che cosa mi parli ancora? E’ una vita danneggiata la vita che facciamo ora! …e non è il destino, sei tu il tuo nemico! Accendiamo una festa, facciamo una festa: che non c’è lavoro, che non c’è fatica e non c’è lavoro e non c’è fatica!”), o la semplicemente meravigliosa La faccia della luna, in assoluto e di gran lunga il miglior episodio dell’album.

Alla fine, è evidente che Primitivi Del Futuro paga soprattutto il fatto di presentare arrangiamenti similari e piuttosto monocordi fra le differenti canzoni, trasformandosi così in una sorta di volume unico a tratti davvero soporifero, risollevato (in parte) soltanto da quell’innata capacità di manipolare le liriche in maniera così ermetica (“Il corpo risponde poco più di metà: troppo spazio al cervello, alla sua crudeltà!”) eppure visivamente impressionante (la macabra La Ballata delle Ossa, Mina) che pone i Tre Allegri Ragazzi Morti, ancora una volta, nonostante tutto, un passo avanti a molti.  

“Morire per la vita fa la morte un po’ più debole,
il viaggio sarà lungo e ancora ne avremo da vivere”


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