Sepultura | A-Lex | RockLine.it
Voto: 
4.0 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Etichetta: 
SPV
Anno: 
2009
Line-Up: 

- Derrick Green - vocals
- Andreas Kisser - guitar
- Paulo Jr. - bass
- Jean Dolabella - drums

Tracklist: 

1. A-Lex I 01:54 
2. Moloko Mesto 02:09
3. Filthy Rot 02:46
4. We've Lost You 04:15
5. What I do! 02:01
6. A-Lex II 02:18 
7. The Treatment 03:24
8. Metamorphosis 03:02
9. Sadistic Values 06:51
10. Forceful Behavior 02:28
11. Conform 01:54
12. A-Lex III 02:03 
13. The Experiment 03:28
14. Strike 03:41
15. Enough Said 01:37
16. Ludwig Van 05:30 
17. A-Lex IV 02:46 
18. Paradox 02:16

Sepultura

A-Lex

Un concept basato sul romanzo politico di Anthony Burgess dal titolo “Arancia Meccanica”, uscito originariamente nel 1962 e oggetto di rivisitazione sotto forma di film da parte del grande Stanley Kubrick. Questo è A-Lex, undicesimo album da parte dei Sepultura, a tre anni di distanza dal precedente Dante XXI, anch’esso concept album, ma basato su L’Inferno di Dante.

Il nuovo pargolo in casa Sepultura si distingue per una particolarità: è il primo album senza nessun Cavalera nella line-up, siccome anche il drummer Igor raggiunse il fratello Max nei Cavalera Conspiracy subito dopo le registrazioni di Dante XXI. Quindi, di membro originale sin dal lontano 1984 rimane Paulo Jr al basso, accompagnato dal fido Andreas Kisser, il secondo per anzianità. Il posto vacante dietro le pelli viene preso Jean Dolabella, mentre alla voce ritroviamo l’ormai navigato Derrick Green, stabile nella line-up dal 1997.

Questo nuovo lavoro potrebbe trarre in inganno ad una prima occhiata veloce perché l’artwork rimanda al periodo di Arise o Chaos A.D. ed il logo adottato anch’esso è legato ad un passato neanche troppo distante. Insomma, se dal punto di vista meramente estetico A-Lex avrebbe tutte le carte in regola per un tuffo nel passato, musicalmente invece la solfa è sempre la stessa. Ci troviamo ancora una volta a sorbirci massicce dosi di groove/hardcore tribalizzato senza né capo né coda. Le diciotto tracce presenti sono brevi, sfuggevoli e mal sviluppate perché non danno quell’idea di continuità che un concept album dovrebbe possedere anche dal punto di vista musicale, oltre che lirico. Dal punto di vista metrico, i tempi sono abbastanza vari e le composizioni si susseguono annoverando diversi cambi, anche se ciò é da considerarsi nella totalità del lavoro, non sicuramente se si analizzano le strutture delle singole composizioni, ovvero elementari e mal sviluppate.

La registrazione è abbastanza caotica ed i suoni impastati come raramente si era sentito prima. Già in occasione della veloce Moloko Mesto si comprendono tutti i limiti di una tale produzione, con un Derrick Green sì brutale ma anche dalla voce quasi filtrata ed artificiale. Come si diceva in precedenza, le strutture sono lineari e ridotte ai minimi termini mentre i soli cambiamenti sono dettati dall’entrata delle influenze tribali, le quali sporadicamente invadono le canzoni. Terribilmente scontati gli episodi groove che viaggiano su tempi medi ed a tal proposito citerei in particolare Filthy Rot, We’ve Lost You, Strike e The Experiment, ove alcune vocals tipiche del rap danno il colpo finale. Ad ogni modo anche gli episodi più tirati di sicuro non brillano per qualità e basterebbe ascoltare The Treatment o Forceful Behaviour per comprendere come ormai i Sepultura non siano più quella band capace di farci esaltare tanti anni fa.  

È vero, in questi casi è difficilissimo per il sottoscritto pronunciare ancora il loro nome in occasione delle ultime uscite perché per quanto mi riguarda il combo Brasiliano cessò di esistere tanto tempo fa. Penso anche di non essere l’unico a pensare determinate cose ed un motivo ci sarà. Probabilmente sarà anche la mia totale avversione al genere, tuttavia tra i miei ascolti passati non sono mai mancati quelli che in qualche modo si rifacevano a tali sonorità ed il mio pensiero non è mai stato così negativo. La bolgia sonora operato su questo nuovo A-Lex è qualcosa di agghiacciante ed i pochissimi episodi salvabili dell’album di sicuro non potranno salvare una band che sempre più in fretta si sta conquistando l’oblio quando una volta guardava tanta gente dalla punta dell’Olimpo del death/thrash.

L’ora di cambiare nome al gruppo è arrivata da un bel pezzo ormai, ma si sa che il mercato musicale è crudele e sicuramente con un nuovo monicker la strada diventerebbe in salita, più di quanto non lo sia già per un gruppo ormai incapace di suonare musica intelligente. E qualcuno è ancora capace di additare lavori come Morbid Visions e Bestial Devastation come quelli più immaturi in una discografia altrimenti esaltante. Misteri.  

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