Terry Riley | A Rainbow in Curved Air | RockLine.it
Voto: 
10.0 / 10
Autore: 
Alessandro Giustiniano
Genere: 
Etichetta: 
Columbia
Anno: 
1969
Line-Up: 

- Terry Riley - organo elettrico, clavicembalo, rocksichord, dumbec, tamburino, sassofono soprano

Tracklist: 

1. A Rainbow in Curved Air (18:46)
2. Poppy Nogood and the Phantom Band (21:49)

Terry Riley

A Rainbow in Curved Air

Terry Riley è uno dei compositori fondamentali della musica minimalista, insieme a La Monte Young (Riley era uno dei suoi discepoli), l'ideatore del genere, e Steve Reich. La sua opera più influente e conosciuta è A Rainbow in Curved Air, un serpente di vivacità minimale che per tutti i diciannove minuti compie un viaggio mentale sulla stessa soffice base ritmica. Le note che aprono questo gioiello dell'elettronica, una dolce melodia acquatica che verrà ripetuta per tutto il brano con tutte le variazioni possibili ed immaginabili, sono suoni convertiti in synth dal battito cardiaco del noto santone indiano Sai Baba: questa informazione può fare intuire la genialità di questo compositore che ha influenzato tutto l'ambiente del rock (persino i The Who, con la loro Baba O'Riley, hanno dichiarato di essere debitori dalla musica di Riley).

In A Rainbow in Curved Air, celestiale suite che deve indubbiamente molto ai raga indiani, le supersoniche e folli parti soliste di clavicembalo, dumbec, organo elettrico, percussioni e rocksichord si intrecciano fra di loro per dare vita ad una musica solare e festosa, piena di gioiosi quanto epilettici trilli: i suoni sembrano essere disegni geometrici riprodotti su pentagramma, più che melodie. Le atmosfere cambiano solo quando, con l'inserimento delle percussioni, si passa ad uno spazio piu' cupo, per quanto sovrastato dall'allucinogeno tema principale. Questo raga psichedelico, rivoluzionario per la sua struttura campionatoria (Riley deve molto ai tape loops), è diventato uno dei maggiori punti di riferimento della musica minimalista, dove viene annullata la componente emotiva per dar spazio a orizzonti alieni, che comprendono passato, presente e futuro.
Oltre alla title-track è presente anche la psichedelica, visionaria e allucinogena Poppy Nogoods and the Phantom Band, dove ad un sottofondo di tastiera sempre uguale (monoaccordo dal suono cosmico e spiritico) vengono inseriti sassofoni schizzati e disperati; l'epilettica Poppy Nogoods and the Phantom Band ha una forte componente schizofrenica, dovuta forse al fatto che la baraonda di sassofoni emette pazzoidi trilli o per le tastiere uguali e monotone. Le turbolente sovrapposizioni di sassofono soprano (che terminano a metà come se fossero dei campionamenti mal impostati) sono suonate da Riley, che mostra il suo debito verso il jazz (soprattutto verso lo sperimentalismo free di John Coltrane), anche se lo interpreta alla propria maniera (note impazzite che si susseguono per una ventina di minuti). Entrambi i pezzi sono molto ripetitivi: è la componente tipica del minimalismo di Riley (ereditata dai suoi seguaci), quella che, seppur meno evidente nella seconda opera dell'album, lo ha reso tanto originale nel panorama dell'avanguardia classica.

 

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