Pharmakon | Bestial Burden | RockLine.it
Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Emanuele Pavia
Etichetta: 
Sacred Bones
Anno: 
2014
Line-Up: 

- Margaret Chardiet - Voce, musiche

Tracklist: 

1. Vacuum
2. Intent or Instinct
3. Body Betrays Itself
4. Primitive Struggle
5. Autoimmune
6. Bestial Burden

Pharmakon

Bestial Burden

Dopo aver shockato nel 2013 il mondo alternativo con Abandon (pubblicato sotto l'egida della Sacred Bones), che sfoderava alcune tra le sonorità più estreme ed esplosive degli ultimi anni, la new yorkese Margaret Chardiet - meglio nota attualmente con il moniker Pharmakon - ritorna immediatamente sulle scene pubblicando il suo secondo (mini)album Bestial Burden, sempre edito dalla Sacred Bones e sempre presentato da un artwork truculento, poco più di un anno dopo.

Il sound di partenza non si discosta granché da quanto esibito sul terrificante debutto: il tessuto sonoro, violento e orrorifico, è costituito da scariche dissonanti e detonazioni elettroniche, che richiamano in egual misura la claustrofobia della musica industriale, gli esempi più abrasivi di power electronics e noise e l'efferatezza esecutiva della no wave new yorkese, realizzandosi infine in una musica da incubo a metà strada tra Throbbing Gristle, Prurient e Swans.
Tutto però risulta in questo secondo lavoro meno sensazionalista e più calibrato. Vi sono certo ancora momenti sopra le righe, come per esempio il respiro affannoso e irregolare con cui Vacuum inaugura il disco, oppure la registrazione di un uomo in preda a un attacco di nausea e vomito che introduce Primitive Struggle - qui però giustificato successivamente da un intelligente campionamento dei suoi conati, che finiscono infine per confondersi con le spaventose scosse ritmiche; ma rispetto ad Abandon, le trame musicali si fanno più varie, preferendo talvolta approcci un po' più subliminali e meno diretti, mettendo in secondo piano le distorsioni e facendo risaltare qua e là qualche spunto melodico (con l'unica eccezione rappresentata dalla - comunque eccellente - Autoimmune, il brano più vistosamente legato all'oltranzismo dell'esordio).

Sale addirittura il sospetto che si possa rintracciare una possibile influenza nel lavoro di Akira Yamaoka, che con la musica di Pharmakon trova numerosi punti di contatto sia dal punto di vista musicale sia da quello atmosferico. In effetti, ascoltando la base di Intent or Instinct, con le sue melodie sghembe e primitive continuamente sabotate dall'ossessivo incedere ritmico e dalle dissonanze pervasive, o gli intrecci alieni sul finale di Body Betrays Itself, riaffiorano nella mente proprio alcuni dei momenti più raggelanti della colonna sonora per la celebre saga videoludica di Silent Hill.

Il ruolo più importante per la resa finale del lavoro è però data dalla prestazione vocale di Chardiet che, coerentemente con la sua maturazione nella creazione e nell'utilizzo delle trame elettroniche che ne sostengono il canto, si arricchisce di una versatilità inedita, donando una maggiore profondità (strettamente musicale, ma anche e soprattutto psicologica) ai brani di Bestial Burden.
Probabilmente stregata dalle ammalianti e magnetiche esibizioni live di Michael Gira, con i cui Swans ha suonato in vari concerti nel 2014, la Chardiet opta ora per un'interpretazione più sfaccettata che, pur avvalendosi sempre delle sue urla demoniache e dei suoi versi luciferini (a metà strada tra Diamanda Galás e Runhild Gammelsæter), oltre che del caratteristico manto elettronico che già in Abandon ne filtrava le linee vocali snaturandole e disumanizzandole, talvolta si abbandona a un inquietante cantato pulito, capace di risultare al contempo lascivo, perverso e sardonico.
È soprattutto la splendida title track, posta a chiusura del lavoro, a manifestare al meglio questa nuova espressività: la Chardiet si erge sopra una minimale pulsazione ritmica, librandosi in linee vocali contese tra una lussuria suadente e un infantilismo capriccioso, che con il passare dei minuti degenerano sempre più in un accartocciarsi di urla, strilli, echi e manipolazioni elettroniche, fino a giungere a un inestricabile groviglio distorto in cui la sua voce è ormai indistinguibile dal resto delle fonti musicali del pezzo.

Sotto molti punti di vista, Bestial Burden risulta ancora più riuscito del già notevole Abandon. Il percorso artistico di Margaret Chardiet si fa su questo lavoro più maturo, ma al contempo la sua musica non sembra voler emergere dagli abissi di depravazione e incubi che il progetto Pharmakon, fin dalle sue origini, si è posto l'obiettivo di scandagliare.
Levigando qualche spigolo ancora legato allo spirito ottusamente effettistico del debutto, non è improbabile che Pharmakon possa giungere a comporre finalmente il capolavoro cui i momenti migliori dei suoi primi due album sembrano tendere caparbiamente.

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