Tool | Opiate | RockLine.it
Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Matthias Stepancich
Etichetta: 
Zoo Records
Anno: 
1992
Line-Up: 

Danny Carey - Drums
Paul D'Amour - Bass
Maynard James Keenan - Vocals
Adam Jones - Guitar

Tracklist: 

1. Sweat (3:46)
2. Hush (2:58)
3. Part of Me (3:17)
4. Cold and Ugly (Live) (4:09)
5. Jerk-Off (Live) (4:23)
6. Opiate (+ The Gaping Lotus Experience) (8:28)

Tool

Opiate

I Tool non soltanto sono una delle band ad aver cambiato per sempre i connotati alla musica rock/metal, ma hanno anche percorso lungo la loro carriera una delle evoluzioni stilistiche più stupefacenti di sempre.
Testimonianza evidente di ciò resta il loro debutto discografico, l'EP Opiate, lavoro tanto interessante quanto ruvido e grezzo, in cui tuttavia si possono già individuare, presenti in forma ancora ingenua e giovanile, i germogli che daranno vita ai loro capolavori successivi.

Nel 1990 Maynard James Keenan, Adam Jones e Paul D'Amour si erano trasferiti a Los Angeles, ognuno per cause diverse (Jones ad esempio per sfondare nell'industria del cinema, ed infatti collaborerà a diversi lungometraggi in qualità di creatore di effetti speciali); si incontrano e formano una band, che si completa quando Tom Morello (chitarrista dei nascenti Rage Against the Machine ed ex compagno di scuola di Jones) presenta ai tre il talentuoso batterista Danny Carey.

Tra la primavera e l'estate del 1991, tale quartetto, a nome Tool, registra una demo con 6 tracce (che poi sarà stampata in qualche centinaio di copie nel dicembre dello stesso anno) dal titolo 72826, i cui pezzi finiranno in altre versioni nei lavori ufficiali.
E accade già l'anno successivo che i quattro riescano a trovare un contratto con la Zoo Records e pubblicare l'EP Opiate, che riceve immediatamente molte attenzioni da parte della critica.
Questo breve lavoro presenta ancora quasi nessuna traccia della fusione tra alternative-metal e progressive-rock con influenze esoteriche che li contraddistinguerà in seguito, ma fa già scoprire un gruppo dal notevole potenziale compositivo e artistico, e rivela con chiarezza il terreno musicale da cui proviene la band (lo stesso che servirà da base anche per le evoluzioni future), ovvero il grunge.
Nonostante le prospettive del quartetto siano ancora acerbe, esiste già in Opiate una continua tensione verso la rilettura nettamente autoriale e personale di alternative-rock e grunge; e in particolare è Carey, grazie a delle abilità tecniche già evidenti e superiori agli altri tre, a reggere la baracca ed infilare diversi preziosismi, specie in pezzi dalle ritmiche impazzite come Part of Me (in ciò palesemente influenzati dall'ultimo hard-rock/grunge più imparentato con il prog-rock, ovvero guardando a Soundgarden e Alice in Chains).
Musicalmente si può parlare già di musica post-grunge, ma con qualcosa in più (tecnica, voglia di sperimentare oltre i confini del genere) e qualcosa in meno (svendita al mercato mainstream) rispetto al trend globale in corso. Nel suo intingere la tradizione hard-rock/heavy-metal dentro gli umori dell'underground alternativo, un'altra effettiva parentela si può individuare con i Jane's Addiction di Nothing's Shocking.
Tutti i testi fungono da commentario sociale e psicologico, spesso analizzanti problemi e conflitti generali tramite argute o sarcastiche metafore ispirate dai devastanti monologhi del comico statunitense Bill Hicks.

In particolare, svettano sulle altre due particolari tracce. La prima è Hush, un rock-grunge potentissimo, groovy ed esaltante (cadenzato con un riff letale di chitarra e basso, e squarciato da un memorabile urlo iniziale), che si scaglia con tagliente sarcasmo contro l'etica della censura: "I can't say what I want to, even if I'm not serious [...] People tell me what to say, what to think and what to play [...] Why don't you go fuck yourself?" - testo con cui la band afferma anche in modo schietto ed entusiastico la propria totale autonomia di pensiero; per questo pezzo viene anche girato un video, con i quattro musicisti nudi e imbavagliati (scontati i non pochi successivi problemi di airplay televisivo).
L'altra traccia più degna di nota è invece Opiate, che dà il nome al lavoro; il titolo è ispirato da un noto aforisma di Marx ("la religione è l'oppio dei popoli"), e l'intelligente testo si fa beffe di tutti i fanatismi religiosi americani ("Choices always were a problem for you. What you need is someone strong to guide you. Deaf and blind and dumb and born to follow. What you need is someone strong to guide you... like me"), denuncia l'operato degli imbonitori religiosi, ormai privi di qualsivoglia valore spirituale ma solamente prodotti di un mercato marcio, ed invita a trovare la propria spiritualità dentro se stessi e non attraverso un groviglio di dogmi scritti da altri ("If you want to get your soul to heaven, trust in me. Now don't judge or question" [...] "Jesus Christ, why don't you come save my life? Open my eyes and blind me with your light and your lies"). I minimali tocchi di corde dell'incipit, atmosfericamente paranoici, sfociano in un grunge fluido e catchy, quasi pop, nelle strofe, per poi smuovere la struttura del pezzo con scariche epilettiche, stop-and-go, tensioni psicotiche e dal sapore quasi industriale (in questo aiutate dalla produzione sonora decisamente metallica), per poi terminare riprendendo l'orecchiabilità e il groove.
Mentre la loro capacità melodica si fa comunque notare anche nell'opener Sweat, e la loro ancora timida anima più prog-rock si scatena invece nelle già citate ritmiche dell'imprevedibile Part of Me, completano il quadro le due registrazioni dal vivo (al Jello Loft per il capodanno 1991) di Cold and Ugly e Jerk-Off, dei rock-grunge acidi e più claustrofobici rispetto ai momenti esplosivi del lavoro.

Dopo qualche minuto di silenzio, al minuto 6:06 di Opiate (che è la sesta canzone, componendo così il numero 666) parte la traccia nascosta The Gaping Lotus Experience, un'imitazione ghignante dei viaggi lisergici dello psych-rock, ancora una volta ironica e sbeffeggiatrice della moralità ipocrita dei censori.
 

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