Voto: 
7.8 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Etichetta: 
Neurot Recordings
Anno: 
2007
Line-Up: 

- Scott Kelly - chitarra, voce
- Steve von Till - chitarra, voce
- Dave Edwardson - basso, sintetizzatore, voce
- Noah Landis - organo, pianoforte
- Jason Roeder - batteria
- Josh Graham - sussidi visivi

Tracklist: 

1. Given to the Rising (08:55)
2. Fear & Sickness (07:13)
3. To The Wind (07:38)
4. At the End of the Road (08:25)
5. Shadow (02:26)
6. Hidden Faces (05:33)
7. Water Is Not Enough (07:03)
8. Distil (Watching the Swarm) (09:13)
9. Nine (02:28)
10. Origin (11:48)

Neurosis

Given to the Rising

Solo una band nella storia della musica estrema degli anni Novanta ha saputo fondere generi così opposti come Doom Metal, Sludge, Psichedelia, Neo Folk e Hardcore, influenzando la generazione Post Metal capeggiata da Isis e Cult Of Luna o gli altrettanto validi Mastodon. I Neurosis di Scott Kelly e Steven Von Till ne hanno percorsa di strada da quel timido Pain Of Mind che faceva riaffiorare le sonorità del Punk Hardcore di Discharge e Black Flag: basti pensare alle innumerevoli evoluzioni che si sono susseguite nei venti anni di carriera e che hanno sempre sorpreso gli ascoltatori, mostrando a che limite potesse spingersi il sound massiccio e malato dei californiani.
Giunti ormai nell’olimpo del panorama Post Metal, i Neurosis non potevano ritornare con un album poco ricercato o clone dei precedenti ed infatti Given To The Rising non si conforma alla linea degli altri otto capitoli discografici, ma cerca un sentiero proprio che lo renda autonomo ed indipendente.
Continuità e rottura si contemperano nel nono disco di studio, perché le dieci canzoni che lo compongono conservano i tratti opprimenti dei predecessori, ma lasciano spazio ad aperture che sconfinano nella Psichedelia e nello Sludge con grande maestria; quasi assente invece è quell’alone Folk apocalittico che aveva permeato A Sun That Never Sets, mentre affiora coraggiosamente qualche soluzione Post Rock, purtroppo non molto azzeccata.

La title-track è monumentale già dall’incipit impetuoso che la caratterizza: Scott Kelly rimane fedele al tono vocale adottato su The Eye Of Every Storm, mentre le chitarre si abbandonano a riff maestosi e glaciali. L’elettronica crea un’atmosfera a tratti soporifera e a tratti soffocante, che manterrà viva l’attenzione dell’ascoltatore.
Fear And Sickness è una delle poche reminescenze da A Sun That Never Sets, per il suo mood psichedelico, affascinante quanto claustrofobico: il viaggio nelle profondità abissali già esplorate in passato diventa ancora centrale e l’incedere Doom amplifica il senso di angoscia trasmesso.
Uno dei pochi passi falsi compiuti da Von Till e compagni è To The Wind, poiché l’avvio Post Rock viene incalzato da un riff che, per quanto sperimentale nel suo intento, rovina l’alone plasmato. Sorvolando At the End of the Road, che cresce progressivamente senza troppe soluzioni geniali al suo interno (se non un sapiente uso dei suoni), si arriva a Shadow, intermezzo statico ma parecchio ricercato nelle campionature che si susseguono.
La sezione decisamente migliore di Given To The Rising è la seconda, aperta da Hidden Faces, dove i timbri si fanno più maligni e riaffiorano i fantasmi degli scorsi episodi discografici: grave, robusta e cerebrale nell’intreccio di elettronica e voce, la sesta traccia raffigura il punto di partenza del viaggio che farà uscire dalla dimensione oceanica ed infinita di Given To The Rising.
La successione Water is Not Enough e Distill (Watching the Swarm) trasporterà l’ascoltatore nei meandri della follia nevrotica, grazie all’acidità trasmessa dalle chitarre e dal feeling lamentoso della voce di Kelly; la batteria si fa opprimente e più elaborata, per abbandonarsi alternativamente ad accompagnamenti lenti e statici.
Sulla scia di Shadow, il punto morto Nine porta ad Origin, la più lunga di Given To The Rising, nonché la più meditativa, perché tutta incentrata ad effondere un’atmosfera dai tratti dimenticati e vuoti.

Mostruosa, primitiva ed arcaica, la copertina rende perfettamente l’idea di ciò che si ritroverà nel disco: Steven Von Till e compagni hanno superato la prova, creando l’album che rappresenta la summa di tutte le realizzazioni passate, ma non si può nascondere un certo scetticismo che affiora già al primo ascolto. Lo scarto tra banalità e sperimentazione è sempre difficile da valutare in ogni opera musicale e quindi, considerando anche l’evoluzione che i Neurosis hanno seguito fino al 2007, si può raccogliere Given To The Rising con un responso positivo, ma solo dopo numerosi ascolti. Il nono platter non è infatti immediato e il primo impatto confonde, illude e sconvolge le aspettative di un pubblico che ha, da pochi anni a questa parte, consacrato i Neurosis come la realtà unica ed irripetibile del panorama Post Metal odierno. Tuttavia, nonostante la loro abilità di song-writing e la proposizione di suoni curatissimi, i Neurosis questa volta sono rimasti troppo umani e perciò l’album si colloca un gradino più in basso rispetto all’eterno The Eye Of Every Storm.
 

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