Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Jacopo Prada
Genere: 
Etichetta: 
Green Fog Records/Venus
Anno: 
2005
Line-Up: 

- Davide - voce
- Mattia - chitarra
- Jacco - basso
- Luca - tromba e chitarra
- Fabrizio - sassofono e sintetizzatori
- Saverio - batteria


Tracklist: 

1. And (02:16)
2. Then (07:58)
3. We (05:13)
4. Met (01:55)
5. Impero (08:05)

Meganoidi

And Then We Met Impero

Il percorso intrapreso dai Meganoidi ormai non lascia più dubbi: per Davide e compagni non esistono limiti o barriere. E’ il 1998, il complesso genovese si fa notare negli ambienti alternativi grazie ad un ottimo Ska. Tuttavia, appare già evidente l’enorme potenziale della band, il quale va ben oltre il ritmo in levare e le melodie ballabili. Lo Ska infatti, pur essendo un genere assolutamente valido e degno di grande rispetto, lascia poca libertà di espressione all’artista per vie dei suoi chiari vincoli. Detto, fatto: l’album della svolta si intitola Outside The Loop Stupendo Sensation e risale al 2003. I Meganoidi abbandonano i vecchi cliché per esplorare nuovi territori, ottenendo risultati veramente sbalorditivi. A questo punto il futuro del gruppo è incerto: la sterzata sonora non convince tutti ed i soliti scettici temono che la band abbia ormai esaurito la sua spinta creativa. Arriva quindi il 2005 e con lui And Then We Met Impero, EP nato quasi per caso ma su cui i Meganoidi lavorano con la dedizione che da sempre li contraddistingue.

Il disco è in realtà un breve concept del tutto singolare. Già a partire dai titoli delle cinque tracce, che uniti vanno a formare quello del mini stesso, si capisce di aver a che fare con un prodotto quasi assurdo. Potrà sorprendere il genere scelto per classificare And Then We Met Impero, ma la complessità e la varietà compositiva raggiungono qui picchi davvero inauditi, tanto da far associare al disco il termine Post Rock. Le canzoni vengono stravolte, saltano tutti gli schemi, ed i Meganoidi ne sono pienamente consapevoli, sanno benissimo di rischiare ancora una volta per le loro coraggiose scelte. Incuranti del parere di stampa e fan, i sei genovesi confezionano quindi un EP caratterizzato da sperimentazione e ricerca sonora, l’ennesimo pregevole tassello di una carriera in continua evoluzione.

Si parte con And, brano strumentale di circa due minuti dove emerge subito la peculiarità del nuovo sound targato Meganoidi. Il basso è pulsante, le  chitarre distorte, la batteria apparentemente scombinata e la tromba, vera chicca del pezzo, dimostra di non essere un semplice strumento decorativo, bensì la componente più emotiva della canzone stessa. Segue Then, cui durata si aggira intorno agli otto minuti. Quanto descritto poco fa viene attuato alla lettera, come d’altronde in ogni traccia del mini. La raffinatezza dei fiati si alterna alle sfuriate improvvise di chitarra e sezione ritmica, mentre il buon Davide varia continuamente il suo stile vocale, confermando i notevoli passi in avanti rispetto agli esordi. We, a cui succede il fugace intermezzo Met, prosegue sulla scia di Then, contrariamente ad Impero, dove il cantato in italiano si rivela un fattore vincente ai fini del disco. Gli otto minuti del capitolo conclusivo permettono inoltre alla band di sfoderare il meglio di sé. Non ci sono cali di tensione né frazioni sottotono a rovinare un brano incredibilmente articolato e sognante, in assoluto uno dei più ambiziosi mai scritti dai Meganoidi nel corso della loro carriera.

And Then We Met Impero è un disco veramente difficile da apprezzare, per non parlare dei lunghissimi tempi di assimilazione. E’ proprio questa sua irraggiungibilità a rendere l’EP un vero must per ogni amante del Rock made in Italy. Non solo, And The We Met Impero mette in mostra una band in forma, senz’altro pronta per il mercato estero. D’altronde, non è da tutti mescolare così abilmente componenti diverse, ma i Meganoidi, si sa, sono ormai una garanzia a prescindere dal tipo di sound proposto. La storia continua…

"From these broken arms you know, you know, us
Counting all your tears we know, this time
And we cross this barren moor as far as the edge."

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