Bob Marley and The Wailers | Catch a Fire | RockLine.it
Voto: 
9.5 / 10
Autore: 
Elena Fava
Genere: 
Etichetta: 
Island Records
Anno: 
1973
Line-Up: 

- Bob Marley - voce e chitarra acustica
- Peter McIntosh - pianoforte, organo, chitarra e voce
- Bunny Livingston - congas, bongos e voce
- Aston (Family Man) Barrett - basso
- Carlton (Carly) Barrett - batteria

Tracklist: 

1. Concrete Jungle (04:13)
2. Slave Driver (02:54)
3. 400 Years (02:45)
4. Stop That Train (03:54)
5. Baby We’ve Got A Date (Rock It Baby) (03:55)
6. Stir It Up (05:32)
7. Kinky Reggae (03:37)
8. No More Trouble (03:58)
9. Midnight Ravers (05:08)
10. High Tide Or Low Tide (Bonus Track) (04:40)
11. All Day All Night (Bonus Track) (03:26)

Bob Marley and The Wailers

Catch a Fire

I primi anni di attività dei Wailers somigliano alle storie di tanti coetanei alla ricerca del successo nella Kingston dei primi anni ’60. Robert Nesta Marley è un diciassettenne con qualche trascurabile session alle spalle quando Dekker, già divenuto una celebrità nell’isola, lo spedisce da Lesile Kong, con il quale il ragazzo inciderà le sue prime canzoni. È Joe Higgs, figura fondamentale nella storia del Reggae, a notare Bob e gli amici Peter Tosh e Bunny Livingston e ad educarli alla musica. Nascono i Wailing Wailers, che con il singolo Ska Simmer Down vendono 80.000 copie in Giamaica e che con Rude Boy divengono portabandiera dei rudies giamaicani. Cambiato il nome in The Wailing Rude Boys, divenuto poi The Wailers a partire dal 1965, la band passa, dopo un momento di crisi, dallo Ska al Rocksteady. In seguito a svariate esperienze con diverse case discografiche e dopo l’entrata dei fratelli Barrett nel gruppo, i Wailers incontrano finalmente Chris Blackwell, fondatore della Island Records, che accoglie la band nella sua scuderia e investe su di essa quattromila sterline, affinché incida un disco con mezzi tecnici di qualità dignitosa.

È il 1973 quando Catch A Fire porta i Wailers al tanto atteso salto di qualità: con quest’album non solo la band giamaicana, ma il Reggae stesso si fa conoscere nel mondo. Esso non costituisce più un semplice fenomeno di intrattenimento, ma è per la prima volta un genere in grado di produrre un album di alto profilo. Le registrazioni del disco avvengono a Kingston, in Giamaica, ma vengono poi rielaborate a Londra sotto la supervisione di Bob e l’attenta guida di Chris Blackwell: le sovraincisioni di chitarra mirano ad imprimere al disco un suono più Rock, che lo renda cosmopolita pur mantenendone le caratteristiche caraibiche. Catch A Fire attira l’attenzione degli ascoltatori inglesi e viene subito apprezzato dalla critica. La foto riportata in copertina scatena numerose polemiche, che contribuiscono a porre in primo piano il lavoro discografico della band giamaicana. Già il titolo dell’album (Catch A Fire, ovvero “stai in guardia”) ha in sé il sentore del tono militante delle canzoni e dei testi critici verso la realtà sociale.

Ad aprire il disco è Concrete Jungle, canzone ispirata alla giungla di cemento che venne edificata dopo aver raso al suolo Newland Town ed i confinanti Arnett Gardens, due importanti zone di Kingston. Il testo tuttavia si riferisce in questo caso alla giungla nella quale ogni giorno migliaia di uomini, donne e bambini devono sopravvivere come bestie: si tratta di Trench Town, prototipo di ogni ghetto e quartiere povero del mondo. La responsabilità che i Wailers si assumono è grande: per la prima volta è la realtà della Giamaica ad essere cantata. Il brano è introdotto dal suono della chitarra e della batteria, che per mezzo minuto preludono l’atteso ritmo in levare, dal quale l’ascoltatore verrà accompagnato durante l’intero disco. Concrete Jungle è dominata da un’atmosfera terribilmente triste ed i toni malinconici sono sottolineati dalle voci di Peter Tosh e Bunny Livingston. Questa prima track vanta numerose collaborazioni: il musicista americano Wayne Perkins alla chitarra, Robbie Shakespeare al basso ed il geniale tastierista Tyrone Downie all’organo. Sono Tosh e Livingston ad introdurre Slave Driver, vera e propria frustata contro la società: la canzone lancia un’accusa allo schiavismo, piaga che ancora sanguina nella civiltà contemporanea e che il popolo africano, di cui Bob si fa portavoce, non potrà mai dimenticare. Dal suono ritmico della chitarra scaturisce un clima ruvido, che esalta il tono ribelle della voce del cantante. 400 Years, capolavoro cantato da Peter Tosh, costituisce un altro deciso attacco ai quattro secoli di schiavitù del popolo nero e contiene un monito a coloro che si ostinano a condannare la gioventù, senza rendersi conto che essa rappresenta il futuro. 400 Years era stata originariamente registrata durante gli ultimi anni ’60, quando i Wailers lavoravano con il leggendario produttore Lee Perry.

È’ ancora la profonda voce di Peter, miglior timbro vocale basso nella storia del Reggae, ad intonare Stop That Train. La versione presente in Catch A Fire è quasi irriconoscibile se paragonata all’originale (registrata come singolo intorno al 1967 e prodotta da Lesile Kong): la prima versione era veloce ed aggressiva, niente a che vedere con quella lenta e flemmatica presente nella tracklist di quest’album. Il testo di Stop That Train descrive un senso di impotenza e dispiacere, che ben si accosta alla melodia dolce ma rassegnata. E’ ora il momento  di Baby We’ve Got A Date (Rock It Baby), che cambia decisamente il mood del disco con il suo ritmo allegro e movimentato e la sua melodia, che ricorda una canzone per bambini. Le liriche non trattano alcun tema politico o sociale, bensì si rivolgono ad una donna. Lo stesso discorso vale per Stir It Up, il cui semplice riff di basso infonde il buon umore nell’ascoltatore, il quale dopo averlo sentito non riuscirà a dimenticarlo facilmente. Come backing vocals troviamo Rita Marley e Marcia Griffiths, che andranno in futuro a formare, insieme a Judy Mowatt, le I-Threes. Stir It Up, con il suo suono ipnotico, è sicuramente la canzone più conosciuta di Catch A Fire.

Segue Kinky Reggae, pezzo davvero assurdo per quando riguarda il testo: il titolo gli si addice perfettamente. La track contribuisce comunque a rendere l’album più interessante. La bizzarra Kinky Reggae si conclude per lasciare spazio a No More Trouble, invito alla pace e all’amore. Piuttosto ripetitivo, ma di conseguenza molto efficace, questo brano può considerarsi sempre attuale ed insieme a War (1976) diverrà un inno per il terzo mondo e per tutti i diseredati del pianeta. Midnight Ravers, secondo pezzo dopo Stir It Up per quanto riguarda la durata, costituisce l’ultimo brano presente nell’Lp originale. Si narra che Bob abbia scritto questa canzone dopo la notte in cui conobbe Patricia Williams, dalla quale ebbe anche un figlio.

Le ultime due canzoni sono state registrate durante la session di Catch A Fire, ma aggiunte come bonus track solo nella ristampa definitiva uscita nel 2001, sei mesi dopo la pubblicazione della Deluxe Edition, lavoro interessante per gli appassionati, che possono grazie a quest’ultimo godersi anche la Jamaican Version di Catch A Fire, ovvero quella priva della rielaborazione inglese. High Tide Or Low Tide, pezzo lento e commovente, con il suo retrogusto R'nB accompagna dolcemente l’ascoltatore verso la conclusione di questo straordinario lavoro discografico e dimostra come Bob Marley e i Wailers, invece di sbiadire con il passare degli anni, siano in grado di emozionare sempre più. A chiudere in modo dignitoso Catch A Fire ci pensa All Day All Night, originale canzone d’amore, che si trova in perfetta armonia con l’atmosfera del disco.

Questo rivoluzionario debutto fa sì che i Wailers varchino gli oceani sull’onda dei ritmi in levare: Catch A Fire può considerarsi una colonna portante del Roots Reggae e contribuirà a stabilire le sorti della musica giamaicana. Il vero successo è ancora lontano, ma i dreadlocks con i quali Bob scuoterà il mondo hanno appena cominciato a crescere.

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