Vinicio Capossela | Marinai, Profeti e Balene | RockLine.it
Voto: 
7.3 / 10
Autore: 
Gabriele Bartolini
Etichetta: 
La Cùpa / Wea
Anno: 
2011
Line-Up: 

-Vinicio Capossela

-Psarantonis

-Ribot

-Jimmy Villotti

-Ares Tavolazzi

-Antonio Marangolo

-Cabo San Roque

-Calexico

-Drunk Sailors

-Mitici Angioletti

-Actores Alidos

-Coro degli Apocrifi

-Sorelle Marinetti

Tracklist: 

Primo disco:

 

01. Il Grande Leviatano

02. L' Oceano Oilalà

03. Pryntyl

04. Polpo d' Amor

05. Lord Jim

06. La Bianchezza della Balena

07. Billy Budd

08. I Fuochi Fatui

09. Job

10. La Lancia del Pelide

 

Secondo disco:

 

01. Goliath

02. Vinocolo

03. Le Pleiadi

04. Aedo

05. La Madonna delle Conchiglie

06. Calipso

07. Dimmi Tiresia

08. Nostos

09. Le Sirene

Vinicio Capossela

Marinai, Profeti e Balene

L' ultima volta lo avevamo lasciato alle prese con Antonio DiMartino, che aveva tentato di ucciderlo perché piaceva alla sua ragazza. Ma Vinicio Capossela, che di avventure ne ha passate tante, non si è arreso, riprendendosi in fretta dallo shock e tornando in studio( in verità ha scelto più di una location), ad un anno esatto dal best of The Story Faced-Man, compilation antologica seguita da un tour all' estero tra Canada, Inghilterra e Stati Uniti molto ben accolto persino dalla stampa internazionale come ad esempio Mojo. Ma questa volta ha voluto fare le cose in grande. E se un tipo come Capossela decide di fare le cose sul serio, ci si deve aspettare di tutto. Ma proprio di tutto, anche che registri diciannove canzoni riguardanti il mare e le sue avventure, traendo spunto dal Moby Dick di Melville, racchiundendo il tutto in due dischi. E infatti, così è successo. Trovato l' abbigliamento adatto ( quello della foto), ha radunato più coristi ed amici possibili ( tra cui spuntano sicuramente i Calexico) per mettere insieme una vera e propria opera, con protagonisti, personaggi, antagonisti, comparse e tutto il resto. Come vedremo, Vinicio si caricherà sulle spalle tutto l' onere dei testi, narrando ( non sempre in prima persona) nella prima parte con un tiro molto più energico, facendo entrare tante parti in scena, per poi acquisire pacatezza nella seconda parte, senza naturalmente perdere la sua espressività. Questa sembra una chiara mossa per annientare le critiche ricevute con Da Solo, suonato e composto, come da nome, unicamente da lui, altrimenti non si spiegherebbe l' impiego di una simile task force. In seconda battuta, sarà interessante vedere le differenze di stili con cui due cantautori come Capossela e Benvegnù hanno deciso di interpretare uno scritto come quello di Herman Melville, considerando che anche l' artista milanese nel suo recente Hermann aveva preso spunto da questa fonte. In realtà, si dimostreranno veritiere le parole di Paolo pronunciate nella nostra intervista, dove si era detto felice per la "visione" del cantautorato italiano, spiegando come ogni ensamble, a suo modo e con la giusta diversità, tenti almeno di andare in profondità sfiorando gli astri, riportando così in auge l' idea di un concept che riesca ad appassionare anche l' ascoltatore, che come nel caso di Marinai, Profeti e Balene si senta partecipe attivamente all' ascolto, immergendosi in queste avventure capitanate da nientemeno che Vinicio Capossela.

Nelle prime dieci tracce, definite dall' autore come oceaniche, appare evidente l' intento che si prefigge con Marinai, Profeti e Balene quando lo definisce come una Marina Commedia. Lui vuole installare negli amplificatori di casa nostra una odissea, incentrata su una musica facilmente intercettabile con l' immaginazione. Evocativa in tal senso la passerella di ruoli che troviamo all' interno dell' equipaggio, ognuno affrontato con un diverso mood e molto spesso anche con diversa strumentazione. Come dicevamo, in questo primo capitolo Capossela si sbraccia, agitandosi tutto indaffarato nel cercare di cogliere i vari aspetti legati ad un concept di tale portata. Certo, i brani di stampo puramente suo, quelli scanzonati e ricchi di un' ironia tipicamente italiana, abbondano fin troppo, ma finché riuscirà a mantenere tali standard qualitativi non saremo di certo noi a precludergli questo piacere. E così, tra una bevuta di whisky al saloon accompagnata dai cori dei marinai ( L' Oceano Oilalà), abbondante umorismo infantile da Walt Disney ( Pryntyl) e danze arricchite dalle rime del Nostro ( Polpo D' Amor), si trovano esempi di puro stampo classico solenne fatti di pianoforte ed organo ( l' intro Il Grande Leviatano) oppure di spenzieratezza incredibilmente autentica e credibile ( i brani Lord Jim e Billy Budd, ispirati dalle novelle omonime di Joseph Conrad e Melville, di nuovo). Per poi affrontare i pezzi più intensi, dalla dipartita folk alla De André di Job, riguardanti temi religiosi e spirituali, alle due "caverne" oscure di I Fuochi Fatui e La Lancia Del Pelide per arrivare a La Bianchezza Della Balena, il brano forse più rappresentativo del lotto, arricchito dalle preziosissime voci dei Mitici Angioletti. Il primo disco riesce a conquistare, soprattutto per i tanti riferimenti ed una intensità più che adatta al tenore dell' opera. Bisognerà comunque attendere al varco la seconda parte comunque, considerando che dovrà cercare di distanziarsi, anche in minima parte, dai metodi qui utilizzati, onde incappare in numeri ripetitivi o far appesantire il tutto.


Nelle restanti nove tracce, rappresentanti il secondo disco, definito da Vinicio stesso come omerico e mediterraneo, continua invece la marina commedia con toni più rilassati, o se permettete più cantautorialmente soli. Vinicio Capossela, che oltre ad essere un poeta è anche un polistrumentista ed appassionato di strumenti insoliti, esce dal vivo della nave, per tornare al timone, facendo uscire in questo modo le parole in maniera più intimista e narrativa, eccezion fatta per la corale Nostos, dove i violini scandiscono una melodia maggiormente evoluta rispetto alle altre. E così, armato di viola d' amore barocca, sega musicale, ondioline e theremin, avvolge in melodie dolci e meno contorzioniste la narrazione, qui più spoglia e non accompagnata da cori. Si parte dalla meccanica Goliath, episodio riguardante la famosa balena, introdotta da una musichina tipica dei luna park. Ritmo più spedito per Vinocolo e Calipso, con quest' ultima a disegnare un paesaggio da giardino eden grazie ad archi e percussioni caraibiche ammalianti, che fanno il palio con La Madonna delle Conchiglie per la naturale grazia. In Le Pleiadi trova spazio il pianoforte e poco più, mentre Aedo porta con sè un afflato tipicamente medievale. Dimmi Tiresia è invece un bel pezzo folk, con le derive necessarie a Marinai, Profeti e Balene, che ha tutta l' aria di voler fare da antagonista alle ballate caposseliane. Troppo utopici appaiono invece i ventuno minuti di Le Sirene, abbastanza monotona nel suo andamento di violini e pianoforte.

Conclusasi l' imponente opera, le motivazioni di tutta questa esagerazione appaiono ben chiaro. Capossela, dopo il disco solista intitolato, appunto Da Solo, ha voluto riprendere prepotentemente la situazione sotto controllo, dando una prova di forza, prepotente quanto piacevole per il disco, e rivendicando le sbrodolate lodi che sembrano spettargli ad ogni album. Estroso più di sempre, a lui non serve un' orchestra lirica per narrare un racconto: apre il suo teatrino tingendo di colori la prima parte, decisamente più vivace, per poi concentrare tutte le luci su di sè nel secondo disco. Me lo immagino dietro le quinte, con il suo orrendo cappello da Napoleone, fatto di carta ed orrendo, sudare ed impegnarsi per riuscire a montare la sua personalissima rilettura del Moby Dick nel modo più nobile possibile. Parte infatti dal Castello Aragonese di Ischia a registrare, per riuscire ad avere un suono il più solenne e pulito possibile, per poi andare ad assemblare le altre parti tra Milano, Creta e Berlino, ed alla fine le cure maniacali per queste diciannove tracce si fanno sentire eccome. E alla fine, che sia Ibiza o Tagliata di Cervia, godetevi sotto il sole cocente questo Marinai, Profeti e Balene, magari all' ombra di un ombrellone, seduti su una sedia a sdraio, ad occhi aperti verso il mare. Scrutate bene l' orizzonte, mi raccomando. Chissà se la ciurma di capitan Capossela non possa attraccare in spiaggia.

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