Lesbian | Forestelevision | RockLine.it
Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Emanuele Pavia
Etichetta: 
Translation Loss Records
Anno: 
2013
Line-Up: 

- Dorando Peter Hodous - Voce, basso
- Daniel Joseph La Rochelle - Chitarre
- Arran Emory McInnis - Chitarre, tastiere
- Benjamin Paul Thomas-Kennedy - Batteria, percussioni

Guests:
- B.R.A.D. Mowen - Voce
- Timba Harris - Archi

Tracklist: 

1. Forestelevision

Lesbian

Forestelevision

Impegnati fin dal 2007 (anno del promettente, ma ancora acerbo, Power Hor) in un personale ibrido di classicità heavy metal, strutture cervellotiche progressive e cadenze funebri doom/sludge, il quartetto statunitense dei Lesbian pubblica a giugno, tramite la Translation Loss Records, il terzo full-length Forestelevision, che si può definire senza alcun indugio come uno dei dischi più intriganti (e colpevolmente snobbati) del 2013.

Da sempre alle prese con composizioni arzigogolate, dilatate ed estremamente cervellotiche (entrambi gli album precedenti superavano infatti l'ora di durata per pochi, camaleontici brani dal minutaggio mediamente compreso tra i dieci e i venti minuti), i Lesbian affinano la mira sul loro terzo lavoro, sfoderando un'unica, monolitica suite di quasi tre quarti d'ora che - sorprendentemente - risolve molti dei problemi che minavano l'organicità e l'esecuzione dei primi due dischi, valorizzandone di contro le numerose idee (mai realizzate così efficacemente come su Forestelevision).

Dove Power Hor si trovava spesso ad avanzare a fatica in composizioni ingenue e non all'altezza delle ambizioni del quartetto, ancora insicuro nel momento in cui tentava di superare i confini del doom metal; dove anche il superiore Stratospheria Cubensis si arenava talvolta in esperimenti ancora non perfettamente calibrati e in eccessive lungaggini, Forestelevision svetta invece per una maturità che non ha pari nei precedenti della (pur breve) discografia dei Lesbian.
Ripartendo dalle promesse fatte con il sound visionario e proteiforme di Stratospheria Cubensis, Forestelevision è una chimera che tributa le caratteristiche e gli umori del passato della musica rock, iniettandoli nel sound classico dei Lesbian (un metal vorticoso, che contiene tracce di sludge, black e progressive eppure non può essere ricondotto totalmente a nessuno di questi generi): le atmosfere rarefatte ed esotiche sono quelle della psichedelia West Coast, ma minate dalle propulsioni cosmiche dello space rock e del krautrock e dotate della sofisticatezza austera del progressive rock inglese, mentre il riffing e la solistica serrata riprendono chiaramente l'hard & heavy di fine Settanta.

Mentre i primi due full-length dei Lesbian si limitavano perlopiù a ricamare, intorno al loro sludge intellettuale, arrangiamenti che strizzavano l'occhio ora alla psichedelia, ora al post-rock, ora al progressive rock, Forestelevision ne compromette irrimediabilmente l'identità, rendendo indistinguibile la componente estrema da quella spaziale - una maturità concettuale riscontrabile fin dall'apertura dell'album, psichedelica e apocalittica insieme, con ariose melodie di tastiera progressive, allucinazioni space rock e battiti motorik a colorare l'exploit neurosisiano (periodo Through Silver in Blood) della chitarra.
Anche i (numerosi) cambi di registro tra una sezione e l'altra della suite, che conducono il brano su coordinate più liquide e apertamente progressive di chiara influenza Mastodon (e in particolare del capolavoro Hearts Alive), per poi virare su lidi black metal dall'impronta metafisica degne dei Nachtmystium e Oranssi Pazuzu, vengono eseguiti con una naturalezza e una classe che fanno impallidire molti degli esperimenti analoghi (ma ben più artificiosi) tentati nei primi due lavori.
Forestelevision si muove in un gioco di rimandi e citazioni, stravolto dalle acrobatiche distorsioni di chitarra e tastiera che celebrano ora le esplorazioni spaziali dell'hard rock degli Hawkwind, ora le divagazioni ipnotiche dell'organo di Ray Manzarek: le cadenze thrash dei Metallica e le melodie chitarristiche degli Iron Maiden si alternano ad assoli allucinogeni di chitarra sospesi in un miracoloso equilibrio tra Voivod, High Tide  e Deep Purple, per poi approdare a una versione stralunata e distorta dei romantici acquerelli acustici degli Opeth. I Lesbian indulgono anche in una parentesi quasi sinfonica, grazie alla partecipazione degli archi dell'illustre ospite Timba Harris, che conferisce al sound dei Lesbian una compostezza che ricorda la tragicità dei primi King Crimson, prima che il tessuto progressive rock venga assaltato dall'aspro scream di Hodous e dalle chitarre black metal, in una sorta di balletto che ammicca agli algidi esperimenti degli Arcturus.

Flirtando momentaneamente anche con la ferocia del thrash e death metal, i Lesbian arrivano anche ad abbandonarsi ad alcuni dei numeri più violenti di tutta la loro opera, in fughe torrenziali che trovano i propri precedenti tanto nelle progressioni pirotecniche e visionarie dei Mastodon e degli Atheist, quanto nella nevrosi monolitica dei Gorguts di Obscura, ma sempre sabotate da pulsioni noise sotterranee degne di Chrome e Comets on Fire (come sperimentato negli ultimi anni - ma mai con risultati altrettanto calibrati - dai floridiani Gigan). Ma la devastazione del quartetto implode ben presto in derive cosmiche faustiane, che scoprono i Lesbian anche come notevoli artigiani melodici: dalle intermittenze dell'organo sorge una lunga parentesi intimista, ideale punto di incontro tra i momenti più distesi dei Metallica di Master of Puppets e la straziante Into the Dead Sky degli At the Gates, ma suonata con il piglio dei Grails.
Gli epici dieci minuti finali celebrano infine i principali esponenti dell'heavy metal classico di inizio anni Ottanta: la galoppata ritmica è quella degli Iron Maiden e dei Judas Priest storici, la voce - del secondo ospite B.R.A.D. Mowen - è di chiara ascendenza King Diamond; perfino l'assolo climatico conclusivo (con risate naif dal sapore tipicamente ottantiano) proviene direttamente dai solchi di The Number of the Beast.
Non si tratta di una mera operazione di crossover tra i più disparati stili della musica metal: tutto Forestelevision è un potentissimo esempio di capacità di declinare le sonorità del passato sotto la lente dei più importanti trend attuali dell'ambito estremo. E, soprattutto, la lucidità e competenza con cui i Lesbian portano a compimento il loro progetto sono rare nel panorama metal contemporaneo.

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