Jens Lekman | Night Falls Over Kortedala | RockLine.it
Voto: 
4.5 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Genere: 
Etichetta: 
Secretly Canadian
Anno: 
2007
Line-Up: 

- Jens Lekman - Tutte le musiche

Tracklist: 

1. And I Remember Every Kiss
2. Sipping On The Sweet Nectar
3. The Opposite Of Hallelujah
4. A Postcard To Nina
5. Into Eternity
6. I’m Leaving You Because I Don’t Love You
7. If I Could Cry (It Would Feel Like This)
8. Your Arms Around Me
9. Shirin
10. It Was A Strange Time In My Life
11. Kanske Ar Jag Kar I Dig
12. Friday Night At The Drive-In Bingo

Jens Lekman

Night Falls Over Kortedala

Artista acclamato e costantemente applaudito per la sua musica scanzonata e lievemente adornata di malinconia, Jens Lekman è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più influenti e, relativamente, peculiari del pop rock moderno. Guarda caso è svedese, lontano dai canoni di qualsiasi forma di pop, sia esso il brit o il pop a stelle e strisce, sperimentatore di nuove commistioni stilistiche e personalità bizzarra, un figlio raffinato della bohemè: insomma, la faccia azzeccata per dare una nuova spinta creativa ad una musica leggera che Lekman non rende tale, presentando un registro compositivo dalle mille sfaccettature, arricchito da arrangiamenti al limite del barocco, e in molti casi fin troppo ridondante.
Il bisogno dell'artista svedese di particolarizzare e innovare la dimensione pop è infatti da una parte interessante e apprezzabile, dall'altra parecchio criticabile per le sue scelte che da semplicemente raffinate diventano, penso involontariamente, aristocratiche. Questo perchè Lekman ha un gusto elegante nel comporre, si tratti di brani scanzonati o di ballate impegnate, una peculiarità compositiva fuori dalla norma, che dall'altra parte rovescia però una discreta mole di ridondanza e di quegli aspetti musicali che vengono volgarmente, ma altrettanto giustamente, definiti "pacchiani".

Night Falls Over Kortedela, ultima fatica dello scanzonato svedese, è tutto questo calderone di elementi e schizzi pittorici avvolti nella sua strana personalità che sempre tende ad uscire dal convenzionale e dal già utilizzato per approdare ad una musica che è fresca tanto quanto stancante. Ma non si tratta di complessità nel comporre o nel disporre l'ensamble strumentale, nè di uno slancio compositivo di eccessiva difficoltà d'apprendimento, bensì, ciò che in primo luogo mi fa criticare questo album, è il suo volersi divincolare a tutti i costi dai clichè moderni per farsi incatenare da altri da esso stesso creati.

Quando infatti And I Remember Every Kiss apre il disco già si vede la buca in cui Lekman inciamperà: questo dipinto fatto da barocchismo quasi orchestrale e melodie scivolose. Se si va avanti di una traccia il discorso non cambia perchè Sipping On The Sweet Nectar prosegue sulla stessa scia della precedente, con le solite atmosfere pompose e terribilmente irritanti, eccezionali non tanto nell'emozionare quanto nel far innervosire. Una prima sterzata di umiltà si ha invece con The Opposite Of Hallelujah, brano che si scrolla di dosso i ridondanti arrangiamenti piano/violino/synth (che ritorneranno senza fatica con la pessima Into Eternity) e si dimostra una delle più significative del lotto per la sua schiettezza espressiva, forse troppo ancorata ad un sound molto alla The Shins. Il problema di Lekman è che non solo a livello stilistico presenti cali di una profondità sconcertante, ma anche per quanto riguarda la sfera emotiva che da questa musica esce a brandelli: refrain scontati e melodie monotone che si abbinano in egregia maniera solo e soltanto alla mascherata borghesia estetica di questa musica. Eppure Jens Lekman è un personaggio che spesso viene descritto come solitario, come rifiutato, un reietto che nella sua arte immette la malinconia proveniente da questo status esistenziale, una malinconia però difficile da chiamare tale, anzi impossibile, perchè non c'è in tutto Night Falls Over Kortedala un solo frammento capace di commuovere o almeno di emozionare come si deve: un'atmosfera così volgarmente raffinata in cui Lekman si diverte a sfoggiare la sua pelliccia ricoperta di diamanti fasulli.

Se non fosse per qualche piccolo spezzone di livello leggermente superiore al resto che caratterizza quest'album (qualche breve parte di It Was A Strange Time In My Life e della già citata The Opposite Of Hallelujah), il mio personale giudizio sarebbe vertiginosamente sprofondato più di quanto lo è già. Certamente, si sta parlando di una delle più importanti peculiari del pop, un cantautore moderno ed elegante che però a me da tanto l'idea di un animatore da circo americano. Si può essere barocchi e raffinati quanto si vuole ma quando dietro a tutte queste sfarzose decorazioni c'è soltanto il vuoto, allora l'amarezza comincia a venir fuori. Night Falls Over Kortedala, per quanto sia anche riflessivo per le suggestioni evocate dai suoi testi, è puro esercizio esteriore, un disco che fa dell'apparenza la sua arma e che delude fortemente per la sua mancanza di emozioni e atmosfere godibili. Se il pop si deve innovare staccandosi dai suoi stessi stilemi per autoincatenarsi a clichè tutti nuovi e ancora più irritanti, vale la pena lasciare questo genere così com'è: penso che converrebbe sul serio.

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