Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Genere: 
Etichetta: 
Aural Music
Anno: 
2010
Line-Up: 

- ccernn
- eemersonn
- vvindd
- hatlen
- hoemsnes
- trstn

Ospite:
- Niklas "Kvarforth"

Tracklist: 


- Aurum Nostrum Non Est Aurum Vulgi (53:53)

Kkoagulaa

Aurum Nostrum Non Est Aurum Vulgi

Il progetto Kkoagulaa è una specie di nuova incarnazione dei Manes, fenomenale gruppo che nel corso della sua sempre sorprendente carriera è passato dal Black Metal tastieristico e dissonante di “Under ein Blodraud Maane” al Post-Metal/Post-Rock del magnifico “Vilosophe” fino al sound sperimentale ed elettronico di “How the World Came to an End” senza praticamente mai sbagliare una virgola su full-length, un po' come hanno fatto altri grandissimi nomi del panorama estremo norvegese, quali Ulver o In the Woods....
La situazione dei Manes dopo l'uscita dell'ultimo long-playing è andata progressivamente confondendosi, perdendosi nella pubblicazioni di svariati EP, ristampe e remix e finendo poi con un quasi split e un successivo riaccorpamento che non ha però concretizzato granchè. I Kkoagulaa hanno quindi il compito di rappresentare non una nuova versione dei Manes, ma una nuova visione musicale da parte dei musicisti che stavano dietro a quel moniker nell'ultimo decennio (più un paio di new entries), e che nel brainstorming dell'ultimo lustro hanno tirato fuori gli spunti che sono ora confluiti in questo “Aurum Nostrum Non Est Aurum Vulgi”.

Titolo sicuramente pretenzioso ed elitario, che solo un gruppo con un pedigree importante si può permettere, per un album mono-traccia da oltre cinquanta minuti in cui il leader Ccernn e la sua poliedrica gang si sono sbizzarriti ad inserire una quantità di suoni e influenze decisamente fuori dal normale, cercando di soddisfare il loro bulimico desiderio di sperimentazione.

Inserti ritmici Drum'n'Bass nei momenti più frenetici, suadenti ambientazioni Trip Hop per le sezioni più fascinose, lunghe peregrinazioni in un Ambient industriale ed urbano, rumori e samples, squittii e melodie Electro gettati in un calderone ribollente: suoni e idee che si coagulano, appunto, senza mai prendere una direzione univoca e definitiva, sempre mutando e combinandosi tra loro in molteplici modalità nel tentativo di trasformarsi in qualcosa di più di una semplice somma delle parti.
Voci sussurrate o recitanti, filtrate od ammucchiate a piacimento, conducono il gioco con grande libertà, prendendosi talvolta anche lunghi momenti di pausa in cui vengono lasciati emergere i campionamenti più disparati: da piccoli mozziconi orchestrali a scheletri di melodie mediorientali, da una tromba jazz a semplici echi atmosferici, con il gruppo che porta avanti per un certo periodo di tempo un determinato ritmo o un determinato riff elettronico, facendolo poi inevitabilmente e a volte sorprendentemente evolvere in qualcosa di diverso e, spesso, antitetico.

E' in questo modo che un frammento da dieci minuti di questo disco può incominciare con un indefinito ed oscuro panorama dai toni noisy e rumoristi, adombrato dalla recitazione di un crooner maledetto che declama alla moviola, per poi trasformarsi pian piano in un ritmo da periferia londinese condito da bordate di bassi. Poco dopo sarà un pianoforte a disegnare una melodia tenebrosa con calma e lentezza, prima che gli venga gettata a tradimento sotto i piedi una base di convulsa batteria elettronica di modo che un misterioso MC possa rapparci sopra con grezza violenza. E' solo un esempio delle mille mutazioni che appaiono e scompaiono nel corso dei cinquanta minuti di “Aurum Nostrum Non Est Aurum Vulgi”.

Ambizioso e sfuggente, questo disco di debutto dei Kkoagulaa è un'opera sicuramente curiosa e inaspettata, ma che risulta decisamente appetibile per le menti aperte che potrebbero trovare interessante un coagulo Avant e Free dei suoni dei Manes, degli Ulver di Themes e Perdition City, e di mille altre cose, dal Trip Hop più oscuro all'EBM gotica, dall'Ambient Industrial scandinava al Black Metal.
Una buona parte di voi lo bollerà come un gioco presuntuoso senza capo né coda, ma chi riuscirà a trovarci una chiave di lettura, troverà un tesoro. Insomma, nessuna mezza misura: o lo gettate dalla finestra dopo il primo ascolto oppure vi perderete nei meandri di un grandissimo disco, quasi come quelli nominati o sottintesi in apertura di recensione: chi ha orecchie per intendere...

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