Kiss | Hotter Than Hell | RockLine.it
Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
Roberto Vitale
Genere: 
Etichetta: 
Casablanca
Anno: 
1974
Line-Up: 

- Paul Stanley - Voce Solista, chitarra;
- Ace Frehley - Chitarra Solista;
- Gene Simmons - Voce Solista, Chitarra basso
- Peter Criss - Voce Solista, batteria.


Tracklist: 


1. Got to choose
2. Parasite
3. Goin' blind
4. Hotter than hell
5. Let me go, rock'n'roll
6. All the way
7. Watching you
8. Mainline
9. Comin' home
10. Strange ways

Kiss

Hotter Than Hell

Le ambizioni dei Kiss (che fin dai primi giorni della loro esistenza, subito dopo l'esperienza semi fallimentare con i Wicked Lester, gruppo di provenienza di Paul Stanley e Gene Simmons, volevano spaccare il mondo, diventando quasi immediatamente la band più popolare in ambito rock) non avevano avuto responsi confortanti con l'album d'esordio, seppur il platter contenesse tutta una serie di brani che con il tempo sarebbero diventati dei classici immortali.
Il gruppo tuttavia non si perse d'animo e si imbarcò in una serie quasi infinita di concerti, che con il tempo diventeranno il loro marchio di fabbrica, grazie a una serie di trucchetti scenici destinati a fare colpo sui fans.
I ragazzi americani rimanevano affascinati oltre che dalle maschere, dai numeri di Gene Simmons che sputava fuoco o sangue, ma in genere venivano colpiti dalla carica straordinaria che i quattro Kiss gettavano loro in pasto duranti gli shows, tanto che nessun gruppo voleva averli come spalla durante le proprie tournèe.
Anche nelle apparizioni televisive, i quattro mostravano una sicurezza tale da fare pensare di trovarsi davanti ad un gruppo già affermato, ma la strada era ancora molto lunga.

L'impazienza, la fretta di arrivare in alto condizionarono non poco i lavori di registrazione di Hotter than hell, affidato a livello di produzione ancora una volta alla coppia Kenny Kerner / Richie Wise, già dietro la console in occasione dell'album di debutto del "Bacio".
Se il primo album fu registrato a New York, città natale o di residenza dei quattro, per le registrazioni del nuovo album i Kiss furono costretti a volare in California, dove obiettivamente non riuscirono per nulla ad ambientarsi, non nascondendo affatto il loro disappunto.
Come se non bastasse il primo giorno di permanenza in terra californiana fu caratterizzato dal furto della chitarra di Paul Stanley, insomma le premesse non erano del tutto favorevoli.
Premesse che poi si ritorceranno a livello di boomerang nel prodotto finale, che risente notevolmente della situazione di disagio provata dai quattro, non tanto per la qualità del materiale finito poi sul disco, dal sound notevolmente più duro rispetto alla prova di esordio, ma per la cupa e non certo eccelsa qualità del mixaggio finale, che ha penalizzato non poco le canzoni proposte.
Infatti se il livello delle registrazioni fosse stato all'altezza, ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio capolavoro, infatti delle 10 canzoni presenti, alcune sono in ogni caso diventate dei classici, soprattutto dopo la loro riproposizione in sede live che ne ha fatto uscire la rabbia e la carica adrenalinica che nelle studio versions fatalmente perdevano.

Il disco è parecchio omogeneo a livello di sonorità, che si mantengono su livelli parecchio corposi, fin dall'opener Got to choose, ma al solito sono le canzoni composte da Ace Frehley ad essere le più pesanti del lotto, dalla veloce Parasite che al suo interno presenta uno straordinario assolo chitarristico alla Sabbathiana Strange ways, che tanto deve al gruppo di Toni Iommi in sede di riffing.
Come accaduto nel primo disco, anche questa volta Frehley non ha avuto la forza o la personalità per cantare le sue due composizioni lasciando il microfono a Simmons per Parasite e a Peter Criss per quanto riguarda Strange Ways, che ha la particolarità di essere stata pochissime volte eseguita in sede live, pur essendo un brano che ben si presta alle atmosfere da palcoscenico.
Anche in questo disco è presente una canzone facente parte del repertorio dei Wicked Lester, più precisamente Little lady, che modificato il titolo si presenta come Goin' Blind.
Il brano, composto da Gene Simmons e Stephen Coronel, narra di una infatuazione di un novantatreenne nei confronti di una ragazzina di 16 anni ! "Little lady can't you see, You're so young and so much different than I; I'm 93 and you're sixteen; Can't you see I'm goin' blind".
Un altro approccio sfortunato lo presenta la title track Hotter than hell, che vede lo sfortunato protagonista richiamare l'interesse della sua "preda", ma disgraziatamente la ragazza si mostra particolarmente fedele al coniuge, pur non disprezzando a priori la possibilità di cedere alla tentazione.
La difficoltà di ambientamento a Los Angeles è descritta in maniera chiara in Comin' home, brano composto da Stanley e Frehley in una delle loro rarissime collaborazioni. Nostalgia degli ambienti di casa, hotel tutti uguali, sensazioni di insofferenza, ma per il momento, pur desiderando saltare su un aereo e tornare a casa, ciò non è possibile.
Un paio di track, richiamano le sonorità del primo album, Mainline ma in particolar modo la splendida Let me go rock'n'roll, anch'essa poi diventata un classico, soprattutto nella dimensione "live", dove verrà allungata con una serie notevole di soli chitarristici.
Vanno infine citati due gioielli composti da Gene Simmons, in questo album particolrmente ispirato, come l'oscura Watchin' you e la più classica All the way.
Un cenno particolare merita l'artwork che accompagna il disco, infatti la copertina presenta alcune iscrizioni giapponesi in stile manga dove si leggono sia i nomi dei componenti del gruppo e del disco. Nella parte bassa della copertina vi è un ulteriore carattere giapponese, che si legge "chikara" (potenza).
Leggenda vuole che durante il set fotografico realizzato per la copertina del disco, Paul Stanley, Ace Frehley e Peter Criss, fossero completamente ubriachi.
Il disco a livello di vendite fu, come il primo lavoro, avaro di soddisfazioni per i Kiss, tuttavia, anche in questo caso, nel tempo esso diventerà disco d'oro.

In definitiva Hotter Than hell, al di là del sufficiente livello di registrazione e di mixing, che come detto, penalizza l'album, è uno dei dischi più belli e più oscuri registrati dal gruppo, che solo qualche anno più tardi ritorneranno a comporre brani così potenti.

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