Kiss | Dressed to Kill | RockLine.it
Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Roberto Vitale
Genere: 
Etichetta: 
Casablanca
Anno: 
1975
Line-Up: 

- Paul Stanley - Voce solista, chitarra ritmica;
- Gene Simmons - Voce solista, chitarra basso (chitarra solista in "Ladies in waiting");
- Ace Frehley - Chitarra solista;
- Peter Criss - Voce solista, batteria.

Tracklist: 

1. Room service
2. Two timer
3. Ladies in waiting
4. Getaway
5. Rock Bottom
6. C'mon and love me
7. Anything for my baby
8. She
9. Love her all I can
10. Rock'n'roll all nite

Kiss

Dressed to Kill

Si è spesso detto, in ambito strettamente musicale, che la realizzazione del terzo disco, rappresenta un banco di prova più o meno decisivo per comprendere le sorti future di una band, in quanto superate le incertezze e la mancanza di personalità che spesso caratterizza le canzoni inserite nell'album d'esordio; affinato lo stile nel secondo disco, ecco che la terza prova deve dimostrare di che pasta è fatto il gruppo in questione.
Un fallimento, anche in questo caso, non solo dal lato commerciale, ma anche da quello puramente artistico, significa il più delle volte la fine.
Nel caso dei Kiss, i quattro venivano da due dischi di buon livello, ma che per svariati motivi non avevano riscosso il successo auspicato dai membri della band, convintissimi di potere diventare in breve tempo i numeri uno della scena hard rock americana e mondiale.
Ma qualcosa nel frattempo si andava muovendo, infatti non passavano inosservati gli spettacolari live shows proposti dal gruppo, che forniva nelle loro esibizioni una carica, una energia che ben pochi altri gruppi possedevano, basta pensare allo straordinario video bootleg rigorosamente in bianco e nero registrato ad inizio 75 al "Winterland Ballroom" in California.
La linguaccia di Gene Simmons, cominciava ad essere abbastanza conosciuta, ma purtroppo per il gruppo mancava il brano con il quale i fans li avrebbero associati; non che i primi due album non contenessero canzoni valide, ma poco fortunato il primo album, decisamente male registrato il secondo, la situazione all'interno della band non era delle più rosee.
Proprio per questo motivo fu lo stesso patron della Casablanca, Neil Bogart, a prendersi direttamente cura del gruppo, inoltre per la registrazione del disco si scelse New York, città natale del "Bacio", evitando in tal senso i disagi patiti in California durante le registrazioni di "Hotter than hell", quando dietro la consolle sedeva ancora la coppia Kerner / Wise.

Ed in effetti ad un primo ascolto Dressed to kill risulta decisamente piu "solare" rispetto al precedente, con una presenza massiccia di autentico e genuino rock and roll, tirato a lucido da una ottima registrazione e da un gruppo in grandissima forma seriamente intenzionato a fare il famoso "salto di qualità".
Anche in questo album sono inseriti un paio di brani provenienti direttamente dal repertorio dei Wicked Lester, formazione nella quale hanno militato lo stesso Simmons e Paul Stanley, più precisamente "Love her all I can" e la splendida "She". A proposito, se vi capita di ascoltare la versione demo di quest'ultimo brano, composto oltre che da Simmons anche da Stephen Coronel, chitarrista della band ed inclusa nel box set celebrativo del gruppo, rimarrete a bocca aperta nel constatare che vi è presente addirittura un flauto (!!) e che il brano in questione è completamente differente da quello che troverà poi posto nel disco.
Ma Dressed to Kill è principalmente ricordato perchè tra le dieci canzoni presenti vi è la celeberrima "Rock'n'roll all nite", vero moloch del gruppo, con quel ritornello che tutti, proprio tutti abbiamo canticchiato "I wanna rock'n'roll all nite, and party every day", una canzone che esprime non solo un desiderio, ma anche una scelta di vita, un sogno inseguito da tutti coloro che decidono di fare musica con l'unico scopo di divertire e divertirsi.
Partendo da queste premesse, risulta chiaro che solo "Room Service" poteva aprire le danze, con un testo ispirato ad alcune esperienze "particolari" con le celeberrime "groupies", ragazze disposte a tutto pur di avere un "contatto" con la propria star preferita; dello stesso tenore anche "Ladies in waiting", anche se ritmicamente più cadenzata.
Ancora una volta Ace Frehley non ritiene di essere in grado di cantare la sua composizione "Getaway", lasciando le parti vocali a Peter Criss, inoltre lo Spaceman è coautore assieme a Paul Stanley della bellissima "Rock bottom" impreziosita da un pregevole intro acustica.
La potente "C'mon and love me" fu il primo singolo tratto dall'album, ma va segnalato anche un altro brano killer come "Anything for my baby", e il mid tempo "Two Timer", che però non lascia granchè impressionati.

Forse Dressed to Kill non è il migliore tra i tre primi album del gruppo, ma ha una caratteristica basilare, ne presenta la carta d'identità, proponendo un hard rock'n'roll straripante di energia; fa intuire che il grande successo è dietro l'angolo, mostra effettivamente una maggiore sicurezza strumentale, insomma è Kiss al 100 %, peccato solamente per la durata complessiva del disco che supera di qualche secondo la mezz'ora totale, in questo senso si poteva fare qualcosa di più, evidentemente si è optato per la qualità più che per la quantità.


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