King Crimson | In the Wake of Poseidon | RockLine.it
Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
Paolo Cazzola
Etichetta: 
Discipline Global Mobile
Anno: 
1970
Line-Up: 

- Robert Fripp - chitarra, mellotron
- Greg Lake - voce
- Michael Giles - batteria
- Peter Giles - basso
- Keith Tippet - pianoforte
- Mel Collins - sax, flauto
- Gordon Haskell - voce in Cadence And Cascade
- Peter Sinfield - testi

Tracklist: 

1. Peace - A beginning (0:49)
2. Pictures of a City (including 42nd at Treadmill) (08:03)
3. Cadence and Cascade (04:27)
4. In the Wake of Poseidon (incl. Libra's theme) (07:56)
5. Peace - A Theme (01:15)
6. Cat Food (04:54)
7. The Devil's Triangle (11:39)
a) Mesday Morn
b) Hand of Sceiron
c) Garden of Worm
8. Peace - An End (01:53)
 

King Crimson

In the Wake of Poseidon

In The Wake of Poseidon si presenta come il secondo disco in studio dei King Crimson, storica formazione inglese del progressive anni ’70 e del rock tutto. Il disco, uscito nell’ormai lontano 1970, è il degno successore di In the Court of the Crimson King, capolavoro della band e caposaldo del prog, ma si presenta come un disco meno esplosivo del precedente, meno d’impatto, ma nonostante ciò, non meno bello.

Infatti proprio questa vicinanza a due dischi seminali come In the Court of the Crimson King e il succesivo Lizard ha sempre portato l’opinione pubblica a sottovalutare enormenemente questo disco, quasi relegandolo ad un album di passaggio, di transizione, non cogliendone appieno le sfumature. Innanzitutto sono da segnalare alcuni cambi di line-up rispetto al platter precedente: il fantasioso polistrumentista Ian McDonald è stato sostituito da Keith Tippet, mentre Greg Lake (che durante le registrazioni lascerà la band per unirsi a Keith Emerson e a Carl Palmer per formare un'altra leggenda del progressive…) nell’album si occupa solo della parte vocale, lasciando il compito di suonare il basso al nuovo entrato Peter Giles. I fiati furono curati dall’ottimo musicista jazz Mel Collins.
I dissidi interni della band, che non si ridurrano solo a questo disco ma che continueranno per tutta la carriera, iniziano a farsi sentire, ma ciò non influisce minimamente sulla resa dell’album.

Il soave intro Peace – A Beginning ci catapulta direttamente all’interno del vasto universo dei King Crimson, grazie alla voce di Greg Lake, quasi in lontananza, quasi a riecheggiare in mezzo ad una sconfinata vallata, quasi come se fosse il vento a parlare.
La tranquillità della traccia precedente svanisce completamente all’inizio di Pictures of a City, trascinante ed energetica canzone incentrata sulla chitarra di Robert Fripp. La voce filtrata di Lake non può che riportare alla mente la follia di 21th Century Schizoid Man, e i suoi mille cambi di tempo la rendono ancora più claustrofobica di quanto sembri. Il pezzo sembra quasi essere il precursore del fusion tutto e del new-jazz, con i suoi crescendo e le sue parti intricatissime, quasi furtive. Arrivati a metà pezzo ci si imbatte in un rallentamento, denso di tensione e adrenalina nella sua apparente calma, per poi sfociare in un climax che riprende sapientemente il tema iniziale.
Cadence and Cascade è la ballata dell’album, quasi la continuazione di I Talk to the Wind. La melodia è tessuta dall’onnipresente Fripp e dal piano di Tippet, sapienti saggi in questo viaggio musicale dolce e romantico. Alla voce non incontriamo più Lake, ma bensì Gordon Haskell. Il cambiamento non è affatto controproducente, in quanto ci si imbatte in una voce suadente e cullante quasi come quella di Lake. C’è spazio anche per il flauto di Mel Collins, capace di portare la mente verso ambienti onirici e al contatto con la natura, fino a poter sentire il rumore dell’acqua di una cascata che gorgoglia in lontananza.
In the Wake of Poseidon si apre con una tastiera in piena tradizione progressive inglese, creando delle aperture magnifiche, fino allo stacco. Dopo di questo un arpeggio di chitarra accompagna il cantato deciso di Greg Lake, che da buon menestello racconta soavi storie sulla natura e sulla terra, creando un’atmosfera fortemente intimistica. La batteria di Giles condisce il resto, amalgamandosi perfettamente con gli altri strumenti. I cori e la tastiera a fine pezzo sembrano fondersi come un'unica voce, in un crescendo di emozioni.

Il secondo intermezzo, Peace – A Theme, è una canzone propria di Fripp, per sola chitarra classica. In questa appunto, la mente del gruppo nonché principale compositore, da sfoggio delle sue enormi doti di chitarrista, andando a sorprendere per la sua grande facilità di comporre bellissimi fraseggi, sempre diversi tra loro e con una ricorsività praticamente inesistente.
Il pezzo a seguire è Cat Food, introdotto da un giro di basso ispiratissimo e da un pianoforte alienato. La canzone è sostanzialmente satirica, con un testo semplice, che fa aprire un sorriso nel viso di chi lo legge. La parte strumentale è tutt’altra cosa. La canzone è un intriso di ritmiche jazz e di varianti quasi impercettibili al primo ascolto, e con una grande prova solistica di Tippet. Inutile dire quanto i King Crimson siano avanti con i tempi. Come per Pictures of a City, il gruppo di Fripp riprende il discorso jazz, spingendosi ancora più in là, entrando in una sfera nuova, un nuovo modo di concepire quel tipo di musica.
The Devil’s Triangle è la suite dell’album, divisa in tre atti. Totalmente stumentale, è un viaggio apocalittico attraverso un universo sconosciuto e a tratti inquietante.
La prima parte, Merday Morn, sembra non arrivare mai. Il climax è ineccepibile, sembra suonare un’intera orchestra, quando invece sono solo in quattro persone. La seconda parte, Hand of Sceiron continua il tema precedente arricchendo ulteriori arricchimenti all’opera, aumentando notevolmente il tasso apocalittico e drammatico della canzone. Sui sette minuti entra in scena il vento, che calmando tutto riporta ad una momentanea pace. Il ticchettio di un orologio introduce Garden of Worm, una vera e propria marcia in chiave progressiva, piena di tastiere e mellotron. I continui virtuosismi continuano senza un attimo di pausa, rendendo l’ascoltatore incredibilmente confuso in mezzo a questo turbinio di note e di sensazioni. In lontananza i cori di The Court of the Crimson King ci fanno aprire gli occhi, mentre tutto si aqquieta e rimane solo la chitarra di Fripp a portarci a Peace - An End. Lake recita una vera e propria poesia, densa di carica emozionale, svanendo nel vuoto a fine canzone.

Come già detto, un album tremendamente sottovalutato, ma ricchissimo di spunti che poi porteranno la band, orfana di Lake, a incidere il suo secondo capolavoro, Lizard. I King Crimson colpiscono sempre e comunque per la grande raffinatezza dei loro brani, senza mostrarsi eccessivamente prolissi ne tantomeno senza dar sfoggio di indiscussa bravura, puntando più sulle emozioni.
Quest'album, non meno ispirato del precendente, ma sicuramente meno importante storicamente, rimane una pietra miliare della discografia dei King Crimson. Acquisto consigliato.

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