Jefferson Airplane | Volunteers | RockLine.it
Voto: 
9.0 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Etichetta: 
RCA Records
Anno: 
1969
Line-Up: 

- Grace Slick - voce, pianoforte in The Farm, Hey Fredrick, Eskimo Blue Day e Volunteers, organo in Meadowlands
- Paul Kantner - voce, chitarra
- Marty Balin - voce, percussioni
- Jorma Kaukonen - chitarra, voce
- Jack Casady - basso
- Spencer Dryden - batteria, percussioni

Guests:
- Nicky Hopkins - pianoforte in We Can Be Together, Hey Fredrick, Wooden Ships, A Song for All Seasons e Volunteers
- Stephen Stills - organo hammond in Turn My Life Down
- Jerry Garcia - chitarra classica in The Farm
- Joey Covington - conga in Turn My Life Down
- David Crosby - sailboat in Wooden Ships
- Ace of Cups - voce in The Farm in Turn My Life Down
- Bill Laudner - voce solista in A Song for All Seasons


Tracklist: 

1. We Can Be Together
2. Good Shepherd
3. The Farm
4. Hey Fredrick
5. Turn My Life Down
6. Wooden Ships
7. Eskimo Blue Day
8. A Song For All Seasons
9. Meadowlands
10. Volunteers

Jefferson Airplane

Volunteers

Tra il 1968 e l’inizio del 1969 i Jefferson Airplane, divenuti la nuova punta di diamante del Rock psichedelico d’oltreoceano e già profondamente mutati rispetto ai primi vagiti di Takes Off e Surrealistic Pillow, avevano dato alle stampe Crown Of Creation, consacrando la band dopo i numerosi concerti intrattenuti in Europa con i Doors.
L’inasprimento della guerra in Vietnam aveva violentemente scosso l’opinione pubblica americana, consentendo al movimento hippy e pacifista di espandersi e di trovare radici sempre più forti: Volunteers, quinto album di studio della band capitanata da Grace Slick, fonda la propria genesi in questo clima di opposizione e di protesta contro la politica del governo statunitense, trasformandosi in uno dei lavori più densi di contenuti politici e sociali di tutto il ventennio 1960-1980.

La copertina di Volunteers include una fotografia scattata nel 1967, in cui la band si presenta spensierata e travestita di fronte a quella bandiera americana tanto negata e contrastata; i testi delle dieci canzoni di cui si compone il platter ritraggono il vero manifesto del movimento hippy, comprendendo oltre ai temi dell’anarchia e del rifiuto della guerra anche pensieri sull’ecologia e l’importanza delle comuni.
Il contesto musicale tracciato dai brani di Volunteers si differenzia notevolmente da quello proposto nei prodotti realizzati negli anni precedenti, perché il quinto capitolo discografico tende a miscelare le due anime distinte dei Jefferson Airplane, quella più solare ed irrazionale e quella più meditativa e mesta.
Accanto infatti all’approccio esplosivo adottato dal duo Kraukonen-Kantner con le loro chitarre calde ed orientate ai meandri più incisivi (come nella dirompente opener We Can Be Together), emerge anche una sensibilità che trova fondamento o nel blues e folk tradizionale o nella musica d’autore più intima (già largamente esibita su Crown Of Creation).
La voce di Grace Slick si pone come potente mezzo mediatico e come strumento evocativo, capace di richiamare alla mente le atmosfere oniriche degli anni Sessanta e allo stesso tempo di proiettare l’ascoltatore in una nuova sfera timbrica, che avrebbe condotto gradualmente alla conclusione del periodo psichedelico.
Altro elemento distintivo del rinnovato sound dei Jefferson Airplane è costituito dall’ipnotico binomio pianoforte-organo, che guidano rispettivamente tracce come Hey Fredrick e Meadowlands verso aloni allucinogeni e riflessivi.
Good Shepherd raffigura inoltre il lato più umile della band, perché tema popolare spesso interpretato nella tradizione mormona, gospel o blues; la voce e l’arrangiamento di Jorma Kraukonen conferisce alla ballata un valore spirituale, che ben si lega al messaggio che i Jefferson Airplane desiderano trasmettere.
Particolarissima poi Wooden Ships, scritta da David Crosby (dei The Byrds) sulla sua barca in Florida ed incentrata sulla tematica delle apocalittiche conseguenze di una potenziale guerra nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica; sugli acidi accordi delinati dalla formazione di San Francisco vengono intonate parole gelide e colme di timore, in quello che si evolve come un dialogo tra sopravvissuti all'olocausto nucleare.
L'unico filo conduttore con le opere precedenti è invece costituito da The Farm e Turn My Life Down, cariche del sapore posato ed elegante di cui è intriso l’eterno Surrealistic Pillow.

Volunteers, rafforzato anche dalla collaborazione con numerosi artisti come guest musicians, si pone pertanto come una narrazione di un preciso periodo della storia contemporanea, non limitandosi a rivestire il ruolo di semplice opera musicale, ma divenendo un vero e proprio simbolo generazionale; tuttavia, al di là del significato sociale che un episodio come Volunteers possa conservare, si deve sottolineare anche la qualità della musica proposta, acido trademark dei Jefferson Airplane all’interno del folto panorama psichedelico di fine anni Sessanta.

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