Voto: 
6.0 / 10
Autore: 
Gabriele Bartolini
Genere: 
Etichetta: 
Slovenly Recordings
Anno: 
2011
Tracklist: 

01. Hell Death Samba
02. Dear Dark J.
03. Heil Mary
04. Misunderstood
05. Blasted
06. In The Light
07. Crystal Snake
08. Close To Me
09. Abandon
10. The Junkie Knight
11. Unhappy Girl
12. Rhythm of Sex

J.C. Satàn

Hell Death Samba

Non è mia consuetudine piazzare monotoni paletti sui generis al solo scopo di limitare il possibile raggio d' azione di natura visionaria di ogni bands ( per altro giovani come in questo caso), ma certi precisi nomi ed altrettante definizioni devono per forza di cose esser chiarite.
Ecco perché con gruppi come i J.C. Satàn bisogna andar subito al sodo, convinti che questa sia senza ombra di dubbio la materia sicuramente più affascinante e perversa, dotata perdipiù di uno scaltro spirito ironico fatto trapelare fra le righe con scaltrezza ed abilità.

Hell Death Samba, sdoganato da noi dalla solita Shit Music For Shit People, è un disco di garage-punk positivamente sorprendente, sia per l' alta densità di miscelature elettriche da capogiro che spingono le danze a propinarsi sempre più velocemente sia per la presenza di uno spirito, di un mood beffardo capace di spostare l' asse estetico, seppur sottobanco, ogni volta verso gradini differenti, non sempre di difficile entità ma non per questo scevro dal mostrare di quale effettiva preparazione musicale siano fatti i componenti di questo complesso italo-francese.

Le dodici staffilate del succitato album sono la dimostrazione di come sia facilmente realizzabile un progetto scaturito in gran parte dagli eterni flirt con la musica del cuore, che nel caso di Paula S. e soci si attestano attorno, oltre che ai menzionati rigurgiti garage, ad un allucinante esercizio chitarristico noise che è un po' la fonte da cui si abbeverano i vari ( ed eventuali) rami psichedelici e hard-rock.
Ai lati dell' incadescente parte predominante vi sono godibili ballate legate l' un l' altra da un chiaro filo goth labile quanto imprescindibile, come testimoniato dalla title-track in apertura, accomunabile decisamente a nomi come Land Of Blood And Sunshine, forse più attenti al rituale di tale filosofia che alla materia stessa.
Ma oltre agli echi di gioventù spartiti tra garage-rock revival ( Crystal Snake chiama in causa gli Hives) e pop-rock à la A Toys Orchestra virato vintage ( In The Light), altro interessante scorcio – tipico del garage italiano: Vermillion Sands e Movie Star Junkies in primis – è quello dedicato al country western, ben interpretato nella sbilenca Close To Me e successivamente da Abandon.

Meno chiare ( a mio avvisto del tutto inesistenti) le influenze heavy psych, ma è indubbio che le scheggie sonore di questo disco ( il secondo, per la precisione) non possano non coinvolgere, o solamente divertire. In alto i fuzz, adepti di Protrudi e non.

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