Impure Wilhelmina | Prayers and Arsons | RockLine.it
Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
Stefano Pentassuglia
Genere: 
Etichetta: 
Get a Life! Records
Anno: 
2008
Line-Up: 

- Michael - Vocals, Guitar
- Alexandre - Guitar
- Mathias - Bass
- Mario - Drums

Tracklist: 


1. Continental Breed
2. Hide Your Anger, Give Your Mouth
3. Poisons and Blades
4. The End Within   
5. Travel With the Night
6. As We Kneel
7. Cover Me With Kindness
8. The Rope
9. Drift

Impure Wilhelmina

Prayers and Arsons

Ginevra: città europea per eccellenza, svizzera nell'animo ed mittel-europea nel cuore, incastonata in uno stretto lembo di terra che la separa dalla Francia, con una qualità della vita tra le più alte al mondo. La scena hardcore svizzera è sempre stata sorprendente: se il mondo negli ultimi anni si è riempito di band cresciute come funghi, tutte che si tuffano a pesce nel grande calderone post-hardcore/sludge/post-metal/post-qualsiasicosasia, quel pezzetto di terra nel cuore dell'Europa, immerso in laghi splendenti e montagne verdi e imperscrutabili è sempre stato come una garanzia di qualità, dalle trame complesse dei Kehlvin al nichilismo simil-Breach degli indimenticati Vancouver, passando per gli Unhold e il tornado sonoro dei Knut. Ma se c'è una band che può elevarsi al di sopra di tutti, sono gli Impure Wilhelmina

E' difficile dire se il loro ultimo disco Prayers and Arsons sia la loro uscita migliore, in primis perché se la gioca alla grande con le precedenti sfuriate del combo ginevrino (in particolare L'Amour, La Mort, L'Enfance Perdu e I Can't Believe I Was Born in July) ed in secondo luogo perché potrebbero ugualmente risultare pedanti, complessi e indecisi su cosa suonare.
Cosa c'è di straordinario comunque in questo disco? Difficile spiegarlo a parole... forse il loro essere così sottilmente schizzati, la loro capacità di creare strutture complesse eppure dirette e immediate come molti loro colleghi non potranno mai fare, la loro bravura nel comporre canzoni memorabili, pe(n)santi e ragionate. Si, forse. Ma quello che probabilmente si ama di più di questi ragazzi è la loro estrema originalità, che li rende davvero una realtà a sè stante nel pur variegato calderone del "post" hardcore metallico. Il loro modo di suonare e di comporre è unico e inconfondibile. Ed è anche abbastanza difficile riuscire a descriverlo.

Quando parte Continental Breed salgono le fitte al cuore e quando termina si freme per premere il tasto per far ricominciare la canzone, ascoltarla meglio, memorizzarne ogni passaggio. Prayers And Arsons è uno di quei rarissimi dischi che, nonostante riescano a colpire dritto a segno già al primo ascolto, allo stesso tempo vanno assimilati, ascoltati con attenzione, e poi riascoltati fino alla totale goduria uditiva.
Continental Breed, dicevamo. Si sono perse le tracce dei brani così lenti e opprimenti dei precedenti dischi (chi ha detto January?). La cupezza ha lasciato il posto ad un'ombra di solarità. Sono più solari, ma forse per questo più cattivi. Non dovete immaginarvi più strade innevate e ragazzi che suonano musica ossessiva in una sala prova fatiscente, immaginatevi musicisti che vanno in skateboard in giornate soleggiate (più europee che californiane), e grandi concerti all'aperto dove la gente, poga, suda, vive, si incattivisce e al contempo si sente più buona perché più felice. Questo brano si nutre di un riffing diretto improntato sul saliscendi emotivo, sostenuto da una voce strascicata che tenta di essere melodica nella sua romantica disperazione. Si intravede un tocco di ruffianeria punk molto più elegante del normale, pennate di chitarra che risalgono il manico e poi riscendono giù vorticosamente in un tornado, oh si, un vero tornado di note che vanno avanti senza guardarsi indietro e non riescono a bloccarsi, note come un treno che percorre una galleria e poi esce fuori inondato dal cielo, e poi queste note ritornano al riffing iniziale con una naturalezza disarmante, come se il brano fosse stato progettato nella classica forma-canzone, come se la sua complessità fosse solo un "errore di percorso".
Gli Impure Wilhelmina suonano roba tosta e complicata con un'innocenza unica, come se invece di bearsi della loro inventiva urlando "guardate quanto siamo fighi e bravi!", siano lì a farsi trascinare dalla musica e quando hanno finito di suonare non si sono nemmeno accorti di quello che hanno combinato, come se fossero strafatti di marijuana e si fossero dimenticati tutto. E così il pezzo si chiude in giri di chitarre sostenuti, ora veloci ora lenti e sempre trascinati dalla voce tesa e vibrante di Michael Schindl. Si vede che i loro brani sono ragionati e strutturati con un certo studio, eppure li suonano quasi come se stessero improvvisando, e questa cosa a me piace troppo, eccome se mi piace!

E poi Hide You Anger, Give Your Mouth attacca senza preavviso, come se fosse uno stacco metal di Virgin Radio tra una notizia e l'altra, e si trascina in schitarrare tra la furia dei Converge, l'intellettualismo dei Mastodon e la psichedelia un po' sludge un po' post-rock di tante band che circondano le nostre orecchie e che credo sia inutile citare. Loro sono così, a volte dritti al punto, a volte si prendono una pausa meditativa, ma sempre, e dico sempre, riescono a stupire. Stupiscono con riff ispirati e pensati per entrare nell'animo, sorprendono con aperture melodiche sempre in bilico tra due estremi, sorprendono con pezzi stupendamente efficaci e mai banali. Non credo che valga nemmeno la pena citare tutti i brani perché questo disco è un'esperienza che va vissuta nel suo complesso.
Poisons and Blades inizia dolce e pacata, forse leggermente malinconica, ma poi si alza il vento della distorsione e la mente viene come ipnotizzata prima di esplodere. Furia hardcore ma tanta melodia, pezzi che ipnotizzano letteralmente (The End Within, con la sua lentezza e la sua marcia sostenuta da una batteria martellante e da una chitarra eccentrica), pezzi che meditano, pezzi che calpestano, pezzi magari a volte un po' lamentosi (la strascicata conclusiva Drift), pezzi che entrano dentro e non escono più nei loro chiaroscuri che sono un vero susseguirsi di emozioni (As We Kneel e la metallusissima Cover Me With Kindness), ma tutti che (e c'è da ripeterlo fino alla noia) sorprendono, facendo credere qualcosa e mostrandone un'altra (come quella melodia solenne e quasi "piratesca" di The Rope, aggettivo che mi sembra tanto ridicolo quanto adatto a descrivere il brano).

Per questo non si capisce mai che diavolo suonino, perché passano con naturalezza e semplicità dal "metalcore" più dissonante alle meditazioni psichedeliche, dal dolce post-rock al melmoso sludge, dall'alternative rock più immediato alle sfuriate post-hardcore di un cuore metropolitano disperato e pulsante, senza dimenticare qualche bella spruzzata punk e doom. E tutto scorre senza intoppi, senza un calo di tensione che sia uno, senza mai contraddirsi o venir meno a quella che è la loro natura. E questo perché questi ragazzi la loro personalità se la costruiscono semplicemente suonando, senza nessuno schema precostituito. Loro semplicemente imbracciano gli strumenti, e quello che ne esce fuori li identifica come "Impure Wilhelmina". E questa è una piccola impresa che poche band sono in grado di fare oggigiorno. 

Senza esagerazione gli Impure Wilhelmina sono i nuovi sovrani dell'hardcore svizzero. Sinceri, passionali, originali e soprattutto intelligenti. Disco che è tra i più splendenti gioiellini del 2008.

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