Patti Smith | Horses | RockLine.it
Voto: 
9.2 / 10
Autore: 
Matteo Manfredini
Genere: 
Etichetta: 
Arista
Anno: 
1975
Line-Up: 

- Patti Smith -  Voce

- Lenny Kaye - Chitarra

- Richard Sohl -  Pianoforte

- Ivan Kral - Basso elettrico, chitarra

- Jay Dee Daugherty - Batteria

- Tom Verlain - Chitarra in Break It Up

- Allen Lanier - Chitarra in Elegie

- John Cale -  Basso in My Generation

Tracklist: 

1. Gloria

2. Redondo Beach

3. Birdland

4. Free Monkey

5. Kimberly

6. Break It Up

7. Land: Horses / Land of a Thousand Dances / La Mer(De)

8. Elegie

9. My Generation (Bonus Track)

Patti Smith

Horses

Dalla moltitudine di band presenti nella scena New Wave, emerge sicuramente, per meriti ed importanza, Patti Smith, definita spesso la "madrina" della New Wave.

La Smith nasce a Chicago, nel 1946, il suo primo contatto con il mondo della musica è all'età di 28 anni attraverso delle letture di poesie con accompagnamento musicale, in seguito comporrà alcuni singoli per delle etichette indipendenti, fino al suo primo vero album, Horses, pubblicato nel 1975 da John Cale.

Horses è un lavoro guidato dalla passionale e aggressiva voce di Patti, in cui stupendi testi alla stregua di poesie si fondono alla perfezione con una musica energica, convulsa, originale, punk ma che si trasforma, a volte, in melodie dolci e malinconiche. La passione per la poesia dell'autrice si rivela, oltre che nei testi, anche nel suo modo di cantare, istrionico e molto spesso in stile reading. Al contrario di altre band sperimentali del periodo, la strumentazione del Patti Smith Group era in classico stile rock, alla chitarra Lenny Kaye (già collaboratore della Smith ai tempi delle prime letture poetiche in pubblico), Richard Sohl al pianoforte, Ivan Kral al basso elettrico (ed anche alla chitarra, in alcune occasioni) e Jay Dee Daugherty alla batteria.

L'album è aperto dalle note di pianoforte di Gloria, cover dei Them di Van Morrison, in cui viene inserita un'originale poesia (Jesus died for somebody sins but not mine/ Melting in a pot of thieves wild card up my sleeve / Thick heart of sins my own/ They belong to me. Me); dopo un inizio lento e malinconico il brano acquista velocità e ritmo, diventando sempre più aggressivo e coinvolgente, fino all'esplosione del chorus, molto catchy, in cui la Smith dimostra ancora una volta di avere una voce potente ed emotiva. Il finale, in fade out, lascia spazio alla successiva Redondo Beach, un riuscito reggae, nel quale viene raccontata, con voce suadente, la storia di un suicidio. Birdland è il capolavoro dell'album, iniziato dalle malinconiche note di Richard Sohl (che svolge un grandissimo lavoro per tutta la durata del pezzo), a cui presto si aggiunge la voce di Patti, è un brano dalla durata di 9 minuti, dove il testo viene improvvisato partendo da un racconto di Peter Reich; la Smith raggiunge picchi emozionali altissimi, regalandoci una performance a dir poco sublime, prima con il passionale reading iniziale, poi con il crescendo emotivo che si estende fino quasi alla fine della canzone. A Birdland segue Free Money, un buon Rock n' Roll, guidato dalla chitarra di Kaye che intrattiene in modo ineccepibile per tutta la durata e con la cantante che ci parla del rapporto fra amore e denaro. Kymberly è una ballata in pieno stile New Wave, che serve a stemperare i momenti più intensi di Horses. Break It Up è un pezzo dai toni tragici ma allo stesso tempo potenti, in cui fa la comparsa il primo ospite dell'album, Tom Verlain dei Television che, con la sua chitarra, sembra quasi duettare con la Smith. Dopo Break It Up troviamo Land, brano diviso in tre parti [Horses/ Land Of Thousand Ballads/ La mer(de)], la prima parte è sorretta da un ritmo veloce e aggressivo, la seconda è invece un sognante blues, mentre la terza termina il brano in modo oscuro e sussurato.                                                                                                                                                                                                        La chiusura è affidata ad Elegie, traccia guidata dal pianoforte che vede la collaborazione, sempre alla chitarra, di Allen Lanier dei Blue Oyster Cult che, con i suoi interventi, imprime alla canzone un certo clima solenne.                                                                                                                                                                                              Nella versione Cd dell'album troviamo anche un’interessante cover registrata live in stile punk di My Generation degli Who, con John Cale al basso.

Horses si presenta quindi come un debutto esplosivo e totalmente riuscito, in cui la Smith si rivela una cantante di talento ed una poetessa a tutti gli effetti, inoltre dimostra di avere un gusto raffinato per le composizioni. Il successivo Radio Etiophia, pur essendo comunque un lavoro di altissimo livello, si distaccherà leggermente da questo album, avendo un’attitudine più elettrica.

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