Colin Stetson | New History Warfare, Vol. 3: To See More Light | RockLine.it
Voto: 
5.0 / 10
Autore: 
Emanuele Pavia
Etichetta: 
Constellation Records
Anno: 
2013
Line-Up: 

- Colin Stetson - Sassofono alto, sassofono tenore, sassofono basso

Guest:
- Justin Vernon - Voce

Tracklist: 

1. And in Truth
2. Hunted
3. High Above a Gray Green Sea
4. In Mirrors
5. Brute
6. Among the Sef (Righteous II)
7. Who the Waves Are Roaring For (Hunted II)
8. To See More Light
9. What Are They Doing in Heaven Today?
10. This Bed of Shattered Bone
11. Part of Me Apart of You

Colin Stetson

New History Warfare, Vol. 3: To See More Light

Giunto al terzo e conclusivo capitolo della saga New History Warfare, Colin Stetson (sassofonista già famoso per le sue numerose collaborazioni con artisti indie del calibro di Arcade Fire, TV on the Radio e Bon Iver) si fa accompagnare sul suo New History Warfare Vol. 3: To See More Light (pubblicato dalla Constellation il 30 aprile 2013) dalla voce di Justin Vernon, aprendo ulteriormente l'opera di Stetson all'audience indie.
La musica di Stetson, spacciata come una sorta di jazz d'avanguardia filtrato da esperienze rock e minimaliste, ha infatti, sotto un'analisi più attenta, poco a che vedere con la musica jazz in senso stretto, con cui del resto aveva poco a che fare fin dal precedente New History Warfare Vol. 2: Judges.
Il ruolo del sassofono è certamente dominante, e le eccellenti doti tecniche di Stetson come polistrumentista (alternandosi a sax alto, tenore e basso) rimandano alla tradizione dei capolavori per solo sassofono del leggendario Anthony Braxton (sfruttando, per la resa del suo suono, un arsenale di silenzi, fraseggi singhiozzanti, motivi ripetuti freneticamente, respiri e parole mormorate nel bocchino, colpi ai microfoni e allo strumento stesso per dare un effetto percussivo alla musica) e riesumano vagamente il vitalismo di Albert Ayler e il misticismo di Pharoah Sanders. Ma il risultato finale sembra più provenire da un musicista minimalista alle prese con un sassofono piuttosto che da un musicista jazz, così come la struttura dei pezzi ricalca gli stilemi di crescendo celestiali del post-rock dei Godspeed You! Black Emperor e gli hook melodici (cui contribuiscono perlopiù i fastidiosissimi interventi vocali di Vernon, colpevole dei peggiori momenti del disco e capace di mettere a dura prova i nervi quando si intromette in quelli migliori) tradiscono la sensibilità leggera dell'indie pop piuttosto che quella del jazz sperimentale o colto.
Non sorprende assolutamente il responso critico e popolare che ha avuto un disco del genere tra gli appassionati di musica indie: questa è musica jazz per persone che non ascoltano né conoscono la musica jazz.

New History Warfare Vol. 3: To See More Light si distingue comunque per alcune scelte che lo rendono, in ogni caso, tra gli esempi più peculiari di musica sperimentale dell'anno: una collocazione strategicamente studiata di ventiquattro microfoni nello studio infatti frammenta, disseziona e infine ricompone il suono del sassofono di Stetson, valorizzandone appieno le capacità strumentali e dando l'impressione, senza alcun tipo di overdub, che un intero ensemble, piuttosto che un singolo musicista, sia alle prese con le partiture del full-length. E oltre a una produzione obiettivamente eccezionale, l'album va ricordato almeno per To See More Light, sfogo di quindici minuti che va annoverato tra le tracce più belle di tutto il 2013: nella prima metà del brano, il fraseggio ascetico del sassofono, accompagnato solo dalla "ritmica" scandita dai colpi a malapena percettibili sul microfono, e stravolto da minime ma continue variazioni sul tema, lambisce la profondità emotiva del Well-Tuned Piano di La Monte Young; nella seconda, il suono di Stetson si fa più terreno e viscerale, con il motivo del sax che cala su registri più gravi. In questo trionfo, nemmeno i tentativi (comunque encomiabili) di Vernon di distruggere l'eccellente atmosfera ipnotica del brano riescono a impedire a To See More Light di candidarsi tra i momenti più commoventi dell'anno (oltre che della discografia di Stetson).
È un peccato che invece le ottime idee che Stetson sfoggia con questo esperimento siano sperperate per quasi tutta la durata del disco, a volte in meccaniche ripetizioni di ciò che aveva già esibito il precedente Judges (come Hunted, che indulge in un motivo circolare del sax che vorrebbe risultare intrigante - e forse ci riuscirebbe pure, durasse tre minuti anziché sei - ma che, alla fine, sembra semplicemente statica e noiosa), altre volte - quando non si è così fortunati -, vengono semplicemente subordinate all'irritante canto di Justin Vernon, che pare sfruttare il tappeto minimalista del sassofono come un arrangiamento un po' più eccentrico per i suoi interventi degni dell'ultimo, sopravvalutatissimo Bon Iver, Bon Iver, e nulla più. Quest'ultimo aspetto è particolarmente evidente nei brani scritti con l'attiva partecipazione di Vernon, ovvero And in Truth, con intervento corale ex abrupto da brividi di orrore, e soprattutto Who The Waves Are Roaring For (Hunted II) (essenzialmente, una Circle of Life per l'audience di Pitchfork), sebbene intacchi anche lo spirito degli altri pezzi (si veda l'assoluto nadir di What Are They Doing in Heaven Today?, rifacimento del classico gospel di Washington Phillips, qui straziato, deformato e infine svuotato di tutta la poetica del brano originale per rivestirlo invece di sfarzoso e superficialissimo spiritualismo un tanto al chilo).
Tra questi picchi e abissi, New History Warfare Vol. 3 concede comunque momenti più misurati, che non raggiungono le vette della title-track ma che rimangono un valido esempio delle capacità di Stetson: ne sono esempi il lacustre motivo di High Above a Grey Green Sea, o il breve numero minimalista di In Mirrors, o ancora la notevole sfuriata brötzmanniana di Brute (in cui Vernon ci delizia perfino con un improbabile latrato gutturale). Altre volte, i pezzi navigano nella mediocrità, senza infamia né lode, come nel caso di Among the Sef (Righteous II) o Part of Me Apart From You.
Un lavoro intrigante, ma terribilmente disomogeneo. Una sola To See More Light non legittima lo status di moderno classico che New History Warfare Vol. 3: To See More Light sembra aver già raggiunto, soprattutto visti gli esperimenti più calibrati dei due capitoli precedenti.

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