Johnny Cash | American III: Solitary Man | RockLine.it
Voto: 
9.5 / 10
Autore: 
MrTom
Genere: 
Etichetta: 
American
Anno: 
2000
Line-Up: 

- Johnny Cash - chitarra e voce
- Norman Blake - chitarra
- Mike Cambell - chitarra
- June Carter Cash - voce in Field of diamonds
- Laura Cash - Fiddle
- Sheryl Crow - voce in Field of diamonds, Accordion
- Merle Haggard - voce in I’m leving now, chitarra
- Larry Perkins - chitarra
- Tom Petty - voce, organo
- Randy Scruggs - Guitar
- Marty Stuart - chitarra
- Benmont Tench - piano, organo, harmonium

Tracklist: 

1. I Won't Back Down
2. Solitary Man
3. That Lucky Old Sun (Just Rolls Around Heaven All Day)
4. One
5. Nobody
6. I See A Darkness
7. The Mercy Seat
8. Would You Lay With Me (In A Field Of Stone)
9. Field Of Diamonds
10. Before My Time
11. Country Trash
12. Mary Of The Wild Moor
13. I'm Leavin' Now
14. Wayfaring Stranger

Johnny Cash

American III: Solitary Man

È il terzo capitolo della serie American Recordings, ispirata da una "strana coppia" della musica contemporanea: al gigante della musica country, che di country ormai ha molto poco, si affianca il produttore di band come gli Slayer, Rick Rubin. Rubin ha saputo catalizzare una nuova nascita per Johnny Cash, la cui popolarità, durante gli anni ottanta e novanta era andata sempre diminuendo, soprattutto tra i più giovani.
Il giovane produttore rispettando gli umori e i silenzi dell'Uomo in Nero, ha realizzato i quattro album che segnano il testamento musicale e spirituale di Johnny Cash, deceduto nel Settembre 2003, pochi mesi dopo la morte della moglie, June Carter (erede della tradizione musicale della Carter Family).
Il terzo capitolo è impregnato di amore e morte, il tutto saldato dalla luce chiara e terribile della religione. Johnny Cash è amaro come non mai, dopo le operazioni cui era stato sottoposto sembra, per alcuni istanti, recuperare tutta la potenza di voce che l'aveva reso celebre negli anni Cinquanta.

Quasi tutte le canzoni sono covers, ma questo non cambia niente: una delle gemme dell'album è One, degli U2. Lo stesso Bono riconobbe che la canzone sembrava scritta da Johnny Cash stesso. È questione di gusti, ma non è difficile accordare la propria preferenza alla versione del Man in Black. Molto più melodica e ritmata dell'originale, la canzone trasmette una sprezzante sofferenza, ruggita con tutto il dolore che JC poteva sentire.
Anche la collaborazione con il cantautore folk Tom Petty ha dato i suoi frutti: la cover di I Won't Back Down, per cui si potrebbero fare commenti simili a quelli di "One", e la presenza dello stesso Tom Petty in diverse canzoni dell'album.
Tra le altre partecipazioni la moglie June Carter e il vecchio outlaw della country music, Merle Haggard.
A livello di suono, la linea è la stessa di tutta la serie American: tendenzialmente è un album unplugged, con in prima linea la Martin nera di Johnny Cash (Lui stesso aveva affermato di conoscere soltanto tre accordi...), il backup acustico di Tom Petty o Merle Haggard e strumenti tipicamente folk come il dobro o il fiddle. Una tinta sacrale è data dalle tastiere: pianoforti, organi hammond o clavicembali, che quasi sempre incombono sulla melodia, come in The Mercy Seat, possente canzone sulla pena di morte, incastonata di reminiscenze bibliche.
Una nota metamusicale potrebbe riguardare la purezza della qualità sonora, peraltro comune a tutta la serie. Date le spalle allo stereo, Johnny Cash potrebbe essere dietro di voi. E in fondo è abbastanza vero…
 

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