Black Tape for a Blue Girl | Remnants of a Deeper Purity | RockLine.it
Voto: 
9.5 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Etichetta: 
Projekt
Anno: 
1996
Line-Up: 

- Sam Rosenthal - Tutte le Musiche
- Viki Richards - Violino
- Mera Roberts - Violoncello
- Lucian Casselman - Voce
- Oscar Herrera - Voce

Tracklist: 

1. Redefine Pure Faith
2. Fin de siècle
3. With My Sorrows
4. For You Will Burn Your Wings Upon the Sun
5. Wings Tattered, Fallen
6. Fitful
7. Remnants of a Deeper Purity
8. Again, to Drift (for Veronika)
9. I Have No More Answers

Black Tape for a Blue Girl

Remnants of a Deeper Purity

Un eterno splendore, una perfetta via di mezzo tra l'ascendere in paradisi di suoni e profumi e il calarsi in profondità informi e dal tenebroso colorito: penso che nessun gruppo nella storia della musica contemporanea sia riuscito ad incarnare tali aspetti con la grazia e l'eleganza dei Black Tape for a Blue Girl, la creatura musicale sognata da Sam Rosenthal, l'instancabile viaggio che si compie non appena ci si avvicina alla maestosità espressiva di tale musica. Con bellezza interiore e splendore emotivo i BTfaBG hanno (silenziosamente) rivoluzionato il mondo e la concezione della musica dark, espandendo i suoi confini a livelli mai raggiunti prima, arricchendo e trasformando il nucleo oscuro di questa musica con un raffinato retrogusto classico, deformando la modernità dell'ambient a tinte scure con eleganti riferimenti alla musica da camera dei secoli passati. Una miscela di una grandiosità unica, costruita e strutturata dalla sognante mente di Rosenthal, compositore affascinante e ricercato, tanto quanto i pensieri che egli stesso tramuta in musica.
Ma, in realtà, prima di raggiungere la vetta del capolavoro, la cima innevata dallo splendore sonoro, Rosenthal di strada ne ha dovuta fare, incominciando a gettare le basi del progetto con i primi lavori The Rope, Before the Buildings Fell (1986) e Mesmerized by the Sirens (1987), arricchendone le sfumature con A Chaos of Desire (1991) e This Lush Garden Within (1993) prima di giungere a quell'immortale perla che porta il nome di Remnants of a Deeper Purity, un disco che, nonostante sia stato prodotto troppo tardi per essere definito un "classico", ha tutte le caratteristiche per rimanere immortalato come un'opera senza tempo. Questo per due motivi: innanzitutto perchè le note, le emozioni, i colori e le atmosfere brillano di una particolarità unica, mai creata prima, irripetuta e, penso, irripetibile, secondo perchè si tratta di un album che ha gettato le basi per una nuova visione della musica d'ambiente, più profonda e decisamente meno vincolata agli stilemi del genere.

Quando poi il disco parte incominciano a sgorgare timide lacrime: Redifine Pure Faith, con il suo andamento lento e ovattato, è una perla di buia quiete, una danza morta addormentata nella notte più scura che trascina dentro i suoi fiumi mistici diretti da un equilibrata commistione di voci ed effetti elettronici dal sapore fortemente malinconico. E se con la opener la malinconia incomincia solo a venir fuori, con Fin De Siecle e With My Sorrows allora essa esplode in cascate di un'intensità unica, attraverso giochi ambient costellati da voci suadenti (Lucian Casselman e Oscar Herrera solo per fare i nomi) e da raffinati intrecci strumentali che arricchiscono questo incontro/contrasto tra sonorità classiche e moderne.
Ad esasperare quest'aspetto ci pensa poi la sublime For You Will Burn Your Wings Upon the Sun, colosso di 26 minuti che in realtà potrebbe durare anche interi giorni senza riuscire ad annoiare minimamente: si tratta infatti di una suite orchestrale di rara bellezza, poeticamente decorata dal violino di Viki Richards e dal violoncello di Mera Roberts, immersa in un'atmosfera solitaria e rarefatta, incredibilmente accogliente nonostante i suoi cieli così scuri e privi di qualsiasi luce stellare; sembra come se la musica di Rosenthal diventasse una nido notturno in cui si cullano i sonnambuli vivendo i sogni deformati della loro stessa anima. Nei vellutati contorni artistici dei Black Tape for a Blue Girl si disperde il nichilismo tipico del dark a favore di una religiosità paradossalmente Sartriana, con Rosenthal che diventa un filosofo del negativo impegnato nell'immergere i panni dell'animo umano in un lago "di una più profonda purezza" attraverso cui rimuovere e cancellare il peccato e le gabbie dell'uomo stesso, facendolo rinascere come un essere nuovo e veramente puro.
Un bagno dell'anima che continua ad avvolgere la nostra pelle con i lontani echi di Wings Tattered, Fallen, i poetici versi di Fitful ed Again, to Drift, oniriche e ipnotiche nella loro immensa prateria emotiva, e con i più vigorosi refrain dell'omonima Remnants of a Deeper Purity in cui la struttura strumentale si rinforza con chitarre acustiche, tamburelli e il solito ensamble violino/violoncello per una canzone dalle toccanti sfumature.
Quando poi I Have No More Answers chiude il sipario di questa tragedia musicale con le sue prolungate ripetizioni e la fluidità del suo andamento, sembra come se qualcosa si fosse smaterializzato all'interno della nostra anima; una sorta di purificazione, di eliminazione delle colpe e dei peccati, una discesa nelle nostre più recondite profondità e allo stesso tempo un'elevazione interiore senza confini.

Uno spazio eternamente bianco, ornato quà e là dalle cornici dei nostri sogni e dei nostri pensieri. Sembra come se Rosenthal avesse dipinto l'atto d'abbandono supremo dell'anima umana, questo ripiegarsi dentro se stessi e poi esplodere nel silenzio, puri e diafani, come il cielo mattutino che si scrolla di dosso gli incubi della piovosa notte precedente. Ma nella musica dei BTfaBG vi sono anche solitudine, malinconia, tristezza e inquietudine, stati d'animo che Rosenthal ritrae con una posa elegante ed estremamente riflessiva, lasciando fluire dal suo essere un introspettivo canto immerso nella purezza più assoluta. Remnants of a Deeper Purity è poesia, incanto, passione, un decadente fotogramma delle contraddizioni e dei labirinti dell'uomo ma allo stesso tempo un'evasione totale dal mondo, dalla vita stessa; un limbo in cui nulla più è udibile se non questo libero e slegato susseguirsi di voci e suoni. L'abbandonarsi a questa poesia è sicuramente una delle cose più belle che la musica moderna ci abbia mai donato nell'ultima fase della sua esistenza: ascoltarlo vuol dire trascendere dal reale e venir risucchiati dai "Remnants of a Deeper Purity" che nella nostra anima attendono soltanto di essere risvegliati. Pietra miliare, e non solo della musica.
 

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