Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Vincenzo Ticli
Etichetta: 
One Little Indian
Anno: 
2011
Line-Up: 

Björk - Vocals, Instruments, Writing, Producing
Graduale Nobili choir - Vocals
Mark Bell - Writing, Producing
16 bit, Leila Arab - Beats, Producing
Damian Taylor, Sjón, Oddný Eir Ævarsdóttir - Writing

Tracklist: 

1. Moon
2. Thunderbolt
3. Crystalline
4. Cosmogony
5. Dark Matter
6. Hollow
7. Virus
8. Sacrifice
9. Mutual Core
10. Solstice

Björk

Biophilia

Biophilia, di Björk, non nasce come un semplice album, ma come un progetto che ha la pretesa di essere mastodontico: usando chimerici strumenti musicali partoriti dalla fantasia di Björk stessa, affidandosi alla tecnologia di Ipod e Ipad al punto da costituire il primo vero app-album della storia, esplicitando intenzioni didattiche, il tema affrontato è uno di quelli da sempre a lei cari, ovvero la fusione tra Natura e Scienza, argomento spesso presente in molte altre canzoni della cantante ma qui espresso al massimo delle sue potenzialità. Infatti, descrivendo fenomeni fisici, astrologici, biochimici, si vuole celebrare l'assoluta compenetrazione di Scienza e Natura: la Scienza indaga la Natura, la Natura parla attraverso la Scienza.
Il progetto nella sua complessità è troppo presto per poterlo giudicare, ma il suo concept, che è anche il concept dell'album, è molto interessante.

Il pezzo che apre Biophilia è Moon, ipnotica e oscillante nella sua ciclicità che ricorda quella dell'astro a cui è dedicata, su cui si innesta un cantato granitico e intenso. Crystalline si basa su forsennati tintinnii di gameleste, uno strumento ibrido tra il celeste e il gamelan, e su beats improvvisi e imprevedibili. La voce è chiara, appunto cristallina, e l'intera canzone sembra quasi essere forgiata plasmando il silenzio che la pervade in maniera claustrofobica.
È proprio il silenzio, paradossalmente, il collante che tiene unite le canzoni di Biophilia: il silenzio affiancato al buio, all'oscurità che è la vera colonna vertebrale di questi pezzi. È il caso di Thunderbolt, dedicata ai fulmini e, come un fulmine, solenne e incostante, spezzata nelle sue pause improvvise e nelle sue pulsazioni quasi dubstep, tormentata nei suoi cori e nei misteriosi tratteggi sonori che simulano l'energia dei tuoni. Mutual Core ha una carica distruttiva nei violenti colpi elettronici che si alternano al lugubre organo che costituisce l'ossatura del pezzo, ma è Sacrifice, ovvero il brano migliore, la vera discesa agli inferi, il punto in cui le tenebre sembrano infittirsi. La melodia è imbastita su semplici, marmorei tocchi di sharpsichord, un enorme carillon che suona come se gigantesche campane tubolari venissero percosse da martelli metallici, un suono profondo, cupo, che accompagna il canto a tratti sussurrato di una Björk riflessiva.
Poche sono le luci che fendono il buio: Cosmogony, nella sua corale dolcezza quasi oracolare, canta dell'universo e delle sue origini con ammirata meraviglia, e Virus, dall'appeal che ricorda molto quello di Vespertine, è un delicato canto di un amore viscerale e strenuamente ricercato, cullato sulla percussione smorzata dell'hang drum, una canzone trascinante nel suo tormento imperterrito, ululato con la feroce grazia di un paziente cacciatore.

Biophilia, ad oggi, è senza dubbio l'album più ostico di Björk: il suo ascolto è spiazzante, imprevedibile. Björk si mette per la prima volta veramente a nudo, esponendo le sue debolezze che prendono forma nelle canzoni: le melodie sono molto varie, alcune sono lineari, altre dissonanti e discontinue, come nel caso di Hollow e dei suoi stranianti polirtmi, e in molti casi sembra che la linea musicale e quella vocale, come anche quella ritmica, prendano direzioni diverse. In realtà, ad un ascolto più approfondito si coglie la perfezione delle architetture, che però appaiono circondate da un'oscurità tangibile, a volte pesante, potenziata dal canto e dall'interpretazione di una Björk non addolorata nè disperata, ma gelida e impulsiva nello stesso momento. È un album fatto di tagli, di incongruenze, fatto di spigoli che non vengono ammorbiditi e che è inevitabile che ci siano, in quanto riesce ad evocare realtà immense nella sua complessiva brevità: da una parte Scienza e Natura, compagne indissolubili e indifferenti nella loro enormità, dall'altra Björk, piccola e meravigliata nella sua intima inquietudine.

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