Billy Idol | Rebel Yell | RockLine.it
Voto: 
9.0 / 10
Autore: 
Dead
Genere: 
Etichetta: 
Chrysalis Records
Anno: 
1983
Line-Up: 

- Billy Idol - composizione, voce e chitarra
- Steve Stevens - chitarre
- Steve Webster - basso
- Thommy Price - batteria e percussioni
- Judi Dozier - tastiere


Guests:
- Jack Waldman - tastiere e sintetizzatori
- Mars Williams - sassofono in Catch my Fall
- Gregg Gerson - batteria e percussioni in (do not) Stand in the Shadows
- Sal Cuevas - linee di basso in Eyes without a Face
- Perri Lister - coro vocale in Eyes without a Face


Tracklist: 

1. Rebel Yell
2. Daytime Drama
3. Eyes without a Face
4. Blue Highway
5. Flesh for Fantasy
6. Catch my Fall
7. Crank Call
8. (do not) Stand in the Shadows
9. The Dead next Door

Billy Idol

Rebel Yell

Rebel Yell è un ponte tra questo mondo e quell'altro, quello dei "vivi" e quello dei "morti".
Sono senz'altro questi gli album che ti cambiano per sempre la vita, e in maniera definitiva, o anche drastica a seconda del soggetto in questione, senza chiederti per piacere, senza usare alcuna anestesia.
Difficilissimo se non impossibile rimanere impassibili all'ascolto di questo platter, alla carica che sprizza da tutti i suoi solchi, all'energia emotiva che travasa da tutti i pori dell'artista stesso, dalla sua voce al suo corpo. Perché è adrenalina pura come sotto i colpi di una mitragliatrice, che poi scema e diviene una dolce serenata in una perfetta ballata, e non basta a farti rilassare che risale all'impazzata pronta a trasformarsi subito in un'altra scarica di pallottole. Questo è Rebel Yell, o meglio...questo è Billy Idol.

Registrato e missato all'Electric Lady Studios di New York nel 1983, l'album è stato interamente strutturato dal solo Billy Idol, che completate musiche, arrangiamenti e testi, è stato supportato dal fido axe man Steve Stevens. La produzione ad opera del solito Keith Forsey è perfetta, riuscendo a donare al disco il giusto mix tra aggressività e riflessione, ma soprattuto, riuscendo ad amalgamare perfettamente rock duro ad elettronica New Wave che al tempo andava per la maggiore capitanato da acts storici come Depeche Mode, Cure, Sister of Mercy, Duran Duran etc etc...
Dall'album, che fu un successo incredibile, verrano estratti anche due ottimi singoli: l'energica Rebel Yell e la pseudo ballad darkeggiante Eyes without a Face.
Sul disco inoltre sono presenti molti ospiti d'eccezione che contribuirono ad abbellire un full length già di per se ai limiti della perfezione, e come dittatore Billy Idol comandò al tempo, vanta dei nuovi sessionist.
Ma a questo punto sembra d'obbligo soffermarsi su ognuna delle singole traccie che compongono il platter per poter meglio spiegare la musicalità adottata 23 anni fa da questo ormai cult del rock.

Parte velocissimo l'album con la potente title-track Rebel Yell. La canzone, sicuramente la migliore di tutto il lotto, è condita da uno sfrenatissimo intro chitarristico a cui si allaccia prepotentemente una batteria pomposissima ed un riff di tastiera degno dei migliori Sister of Mercy. Si sovrappone poi l'abrasiva voce di Billy che urla di angeli sensuali e di notti insonne, fino ad arrivare allo storico refrain, folgorante quanto a bellezza, ed aggressivissimo quanto a chitarrismo ma soprattutto a cantato. L'assolo è quanto di più cool si possa chiedere, e la canzone sfugge via velocemente costringendo tutti al rewind. Del suddetto pezzo è stato girato anche un accattivante video clip che ritrae la band in un perfetto glam street show.
Sèguita il disco con Daytime Drama, sicuramente non all'altezza dell'opener ma d'altronde questo era pur prevedibile. Il ritmo ora si fa cadenzato e i riffs di mr.Stevens tagliano l'atmosfera; eccellente ancora una volta il lavoro delle sei corde su cui si staglia la voce rabbiosa di Idol. Il pezzo è quasi plumbeo ma non manca mai la melodia e di tempo per annoiarsi proprio non se ne trova...
Giunge così il momento della splendida Eyes without a Face, secondo singolo dell'album, ed altro pezzo storicissimo di questo Rebel Yell.
La traccia parte con un riff di basso profondissimo e allo stesso tempo sinfonico, il quale poi fa leva su di una chitarra colma di effetti riverberanti dal sapore fiabesco. Anche le tastiere a questo punto fanno la loro camparsa ad accompagnare la voce del biondo crinito che qui si fa dolce sebbene sempre opulenta e baritonale; in classico stile Dark Gothic si leva poi una voce femminile sensualissima ed angelica che nel refrain duetta con Billy. Eyes without a face sembra quindi essere una perfetta ballata, ma poi a metà canzone il ritmo si spezza, e dal silenzio più buio s'alza una chitarrona bella massiccia dal sapore molto rock'n'roll che scandisce un nuovo tempo energico e vivace e che permette ancora una volta una voce rabbiosa e abrasiva.
Blue Highway chiude il sipario a questa prima parte del disco. Torrenziale è l'inizio del pezzo che rimanda addirittura ad un chitarrismo thrash oriented, accompagnato da un urlo infuocato che apre definitivamente le danze al bridge centrale che sa moltissimo di hard rock americano, e non a caso anche il testo ne è un chiaro riferimento. La canzone è bella ruvida, tra le più dirette dell'intero Rebel Yell, e spegne perfettamente la prima metà di questo ascolto che fino a questo momento ha dosato bene aggressione a riflessione.

Apre il nuovo lato Flesh for Fantasy, altro splendido pezzo perennemente presente nella scaletta dei concerti. Ottima nelle tastiere in pieno stile New Wave, vanta un refrain da stadio difficilmente dimenticabile. Steve Stevens impreziosisce il tutto con il suo tocco rockeggiante ma ugualmente versatile e che in questo caso sa discernere benissimo momenti più tirati ad altri più delicati.
La prova del leader è anche qui impeccabile e stupisce come riesca a mordere prima e un attimo dopo perdersi in struggenti vocalizzi.
Catch my Fall, che è sicuramente l'episodio più easy listening del lotto, è forte di un basso incalzante e di un ritornello molto catchy ed orecchiabile, ci troviamo di fronte al classico pezzo da cantare sotto la doccia. Molto raffinato il solo di sassofono, rende la canzone un motivo soft rock che ha anche degli spunti AOR. Sempre sopra le righe il lavoro di chitarra e tastiera.
Dal sapore Van Halen è Crank Call, altro pezzo bello sostenuto che ci regala un bel rifferama morbido ma allo stesso tempo pomposissimo che rimanda moltissimo allo stile della band olandese sopra citata. L'assolo sembra essere uscito dalla migliore mano di Jimi Hendrix e immortala il pezzo tra i più "chiassosi" dell'ensemble.
Billy Idol non dimentica il suo passato Punk Hardcore nei Gen X è cosi ci spara una (do not) Stand in the Shadows, che alterna meravigliosamente la classe del buon Hard Rock alla furia Punk inglese. Il ritornello è sicuramente tra i più trascinanti del genere e in men che non si dica anche voi vi ritroverete ad urlarlo a squarciagola. Questa traccia, come tradizione richiede è molto breve, ma riesce a concetrare molto bene la foga metallica in un'unica esplosione di pochi minuti, e posta in penultima posizione è perfetta per lasciare nell'ascoltatore quella breccia rabbiosa che solo i grandi album Rock al termine lasciano.
L'estremo saluto è però affidato a The Dead next Door, una particolarissima canzone, anche questa molto breve, che nel suo incendere si trova a metà strada tra psichedelia e darkwave. Un pezzo da ascoltare a fine di una scatenata corsa e che sa ritemprare col suo mix di tastiere e chitarre effettate. Qui la voce diviene sì spavalda ma al contempo temporeggiata, quasi riflessiva, e la canzone nella sua struttura "amorfa" è un eccellente closing act.

La prova della band in questo album è come gia ripetutamente detto decisamente sopra le righe, e Billy Idol è qui in forma smagliante, tanto che difficilmente riuscirà in futuro a ripetersi. Per molti è il suo capolavoro e per molti altri è solo uno dei suoi più grandi lavori.
La voce del signor Idol è un perfetto mix tra Vile Valo e Paul Di Anno, e la chitarra affilata di Steve Stevens con la sua pulizia riesce a rispolverare un flavour Rock'n'Roll che poche volte si ha avuto occasione di udire; senza dimenticare le tastiere che regalano al disco un aria glamour e da dancefloor il mix di tutto ciò da vita a Rebel Yell.
Non è certamente un classico album Hard Rock, ma anche per questo ci offre una panoramica del genere difficilmente adottata da altre band.
Si consiglia perciò a tutti quanti di dare almeno un ascolto a questo platter, sia che voi siate rockers che metallers, perchè Rebel Yell è un ottimo ponte tra i due generi, che riesce inoltre ad amalgamare una certa elettronica che negli anni '80 aveva invasato la maggiorparte dei gruppi in voga.

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