Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Stygian Productions
Anno: 
2010
Line-Up: 

Marios Koutsoukos - Lyrics 

Simon Müller - Electric guitar / Mandola / Vocals / Tin whistle / Bass / Flute / Guitars (acoustic) / Music 

Munngu Beyeler - Deger pipe / Vocals / Tin whistle 

Metfolvik - Music / Soprano recorder

Matthew Bell - Music / Electric guitar 

Forneus - Harp 

Simon Batley - Vocals   

Hralien - Drums 

Michaël Fiori-  Music / Vocals / Bass / Electric guitars 

Anaïs Chevallier - Vocals (female) 

Rhode Rachel - Vocals / Bass / Tin whistle / Jew's harp 

Holger Funke - Bagpipe / Hurdy-gurdy / Nyckleharpa 

Tracklist: 

1. Eagle’s Blood  05:01   

2. Battlecry  04:08   

3. Blood-Red Axes  04:19   

4. The Celestial Giants  03:12   

5. Hunter In The Wild  04:32   

6. The Celestial Host  04:48   

7. The Oath Of Runes  04:17   

8. Invoking The Sidhe  04:21   

9. Pale Prince On A Moonlit Shore  04:40   

10. The Hour Of Wrath  04:41   

11. Sword In Hand  05:09

Folkodia

Battlecry

Folkodia, un nome che lascia poco spazio all’immaginazione. Nato come una ramificazione dei Folkearth e formatosi in Lituania nel 2007, il numerosissimo gruppo (si contano dodici componenti a seconda dello strumento suonato e della traccia) si cimenta in un Folk/Viking metal classico e senza troppe  sorprese.

Gli esordi si hanno con l’album Odes from the Past, datato 2008 e con questo Battlecry il gruppo arriva alla pubblicazione del quarto lavoro. La Stygian Production se li è accaparrati ed il gruppo per conto suo pare pure abbastanza motivato, seppur penalizzato da una registrazione poco potente ed alcune sezioni abbastanza ripetitive. Dopo una convincete opener dal nome Eagle’s Blood, ove i membri si cimentano in un Viking classico dalle tinte leggermente oscure, l’eccessiva presenza della cornamuse nella successiva title-track stordisce addirittura l’ascoltatore. Un intrecciarsi strumentale eccessivo denota non tanto bravura ma ripetitività, accompagnato anche da una registrazione, come dicevamo, abbastanza deficitaria a livello di volumi. La chitarra ritmica e la batteria sono ridotte ai minimi termini per donare risalto alle linee soliste ed ai vari strumenti folk.

Le linee vocali si intrecciano tra growl profondi e momenti nei quali il canto pulito segue meglio lo stile musicale. Nella veloce Blood-Red Axes troviamo anche aperture melodiche che lasciano spazio al canto femminile ed ad alcune linee soliste abbastanza curate da parte della sei corde, seppur sempre allungate con varie sbrodolature. Tra gli episodi che chiamano maggiormente in causa il puro folk medievale possiamo citare The Celestial Giants e la successiva Hunter In The Wild. A base di cori puliti la prima ed influenze Power la seconda, entrambe le canzoni donano spazio al flauto ed alle chitarre arpeggiate per un risultato ormai lontano dall’essere originale, ma di discreta fattura. Assolutamente da cancellare, invece, le melodie fuori luogo (e troppo pasticciate) di una decisa The Celestial Host.

Sorpassando la metà del disco possiamo persino trovare melodie alla Wyrd dalla convincente The Oath of Runes, seguite dal piglio deciso di una Invoking The Sidhe che fonde con buon gusto Metal e Folk. Tra gli episodi migliori del disco. Ritornando al discorso della base Power metal, troviamo a tal proposito Pale Prince On A Moonlit Shore, song dal buon impatto caratterizzata ancora una volta da prolungati assoli chitarristici ed interventi a base di flauto. L’orecchiabile The Hour of Wrath rallenta l’esecuzione e si focalizza sulle melodie folk per un ottimo risultato, fortemente influenzato dai Bathory di Nordland. Si giunge così al termine del disco con il ritorno di linee vocali più estreme in Sword in Hand ad accompagnare le onnipresenti influenze folk.

Tirando le somme di questo ascolto, si può dire che il gruppo lituano si destreggi discretamente nel genere e che alcune composizioni risultino di buona fattura. Non sarà sicuramente un capolavoro ma Battlecry si lascia ascoltare con piacere e voglio raccomandarlo a tutti gli estimatori del genere. Da non sottovalutare.

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